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Stop all’obbligo di identificazione degli ospiti dal Tar del Lazio che ha annullato la circolare del ministero dell’Interno riguardante gli obblighi per chi si occupa di affitti brevi.

La Circolare del Viminale del novembre 2024 che obbligava a identificare de visu gli ospiti nelle locazioni brevi è stata annullata dal Tar Lazio (Sezione I Ter, sentenza n. 10210 del 27 maggio) che ha condiviso le doglianze della Federazione associazioni ricettività extralberghiera (Fare).

Torna il check in a distanza, ma a Roma non le keybox.

Tutto era nato sull’onda anche emotiva creata dall’overtourism e dalla proliferazione costante degli affitti brevi, con centri storici trasformati a misura di turista, ossia con la scomparsa degli esercizi di prossimità, sostituiti dai venditori di souvenir folkloristici, pub e rosticcerie, e la rarefazione dei residenti, trasferiti altrove per trasformare le loro case in appartamenti per vacanze.

La stretta del ministero dell’Interno colpiva soprattutto le keybox, le pulsantiere utilizzate dai turisti per procedere nel self check-in, in assenza del gestore.

Questo sistema, se favorisce il piccolo proprietario che arrotonda le entrate affittando ai turisti, agevola ingiustificatamente gli imprenditori con decine di case, che sfruttano regimi fiscali e normative più favorevoli rispetto ad un’azienda di hospitality di tipo tradizionale.

Lo scopo della circolare ministeriale ha puntato solo sull’identificazione da remoto degli ospiti delle strutture ricettive, cioè sul mancato soddisfacimento ai requisiti previsti dalla legge sull’obbligo di alloggiare esclusivamente persone munite di documento d’identità, comunicando le loro generalità alle questure territorialmente competenti entro le 24 ore successive.

Facendone meramente una questione di pubblica sicurezza, si è vanificato di fatto l’altro importante aspetto, cioè quello di limitare la concorrenza sleale.

È altrettanto evidente che la circolare del ministero, da sola, non sarebbe potuta mai bastare, senza un inquadramento in una legge ad hoc, più dettagliata che chiarisse i confini tra diverse le tipologie di attività.

Una forte critica alla sentenza giunge infatti da parte degli albergatori: “Se in futuro gli ospiti potranno nuovamente accedere agli alloggi in modo completamente anonimo tramite self check-in, ciò comporterà un rischio maggiore, perché gli alloggi possono essere occupati in modo anonimo e senza supervisione. Mentre le strutture ricettive devono adempiere a numerosi obblighi di legge, gli affitti a breve termine beneficiano sempre più di una zona grigia legale”.