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Serata di poesia alla Libreria Tasso con Luigi Ieno e Carlo Alfaro

Luigi Ieno, biologo-poeta, presenta la sua seconda raccolta di versi: “Suoni dalle terre che amo”, giovedì 22 maggio 2025 alle ore 20:30, presso la Libreria Tasso, Piazza Angelina Lauro 18, Sorrento.
Il titolo spiega già il senso dell’opera: i versi della raccolta sono declinati in napoletano, siciliano e portoghese, oltre che ovviamente in italiano, lingue e sonorità amate dall’autore, espressioni delle sue radici mediterranee. I suoni sono fondamentali per l’autore. “Vorrei inoltre che l’umanità imparasse ad apprezzare e adeguatamente utilizzare i suoni, manifestazioni fisiche su cui viaggiano le nostre emozioni”, scrive nella prefazione. La poesia stessa è suono, musicalità, ritmo, intonazione. Per questo la poesia, prima che all’intelletto, arriva al cuore, alla carne, ai sensi. Paul Valéry diceva: “La poesia è una lunga esitazione tra suono e senso”. Storicamente, la poesia nasce detta, recitata, cantata. I poemi omerici, la lirica greca, i trovatori, fino a Dante: tutti affidavano la poesia alla voce. Questo ha lasciato un’eredità sonora indelebile nella forma stessa del verso.
Luigi Ieno, dirigente biologo dell’ASL Napoli 3 sud, amante della letteratura (come sua madre, scrittrice), della musica, delle scienze esoteriche, dei viaggi, dopo il grande e anche inaspettato successo della sua prima raccolta poetica, uscita a marzo 2024, “Ventuno imprevisti”, ci “ricasca”, come dice nella prefazione.
L’opera “Suoni dalle terre che amo” è composta di 30 liriche, che sanno colpire la sensibilità di chi legge per la capacità di tracciare i punti più nevralgici dell’esperienza emotiva dell’animo umano: i nonni e i genitori, l’infanzia, l’amore, i figli, il dolore, la speranza, la rinascita, la Natura, il Tempo…la Vita insomma! Un diario di viaggio in versi, personale ma esistenziale allo stesso tempo. La scrittura è schietta, musicale, condita da sentimenti e stati d’animo universali quali la nostalgia, l’amore, il senso di appartenenza alle proprie radici familiari e geografiche, e una contaminazione mistico-fiabesca che dona magia e atmosfera ai versi. La copertina, come per il primo libro, si deve alla figlia, Valentina. Mentre il volume precedente fu completamente autoprodotto e comprendeva scritti raccolti e mai pubblicati nell’arco di trent’anni, questa volta il libro è pubblicato dalla casa editrice Extraverso, cellula e linea editoriale della De Nigris Editore, e include componimenti dell’ultimo anno.
La poesia è il mezzo espressivo più intimo e profondo per comunicare emozioni, pensieri, visioni interiori, laddove il linguaggio comune non riesce. In un mondo dominato dalla velocità e dalla superficialità, dalla banalità e dalla dimenticanza, la poesia impone attenzione, ascolto, lentezza. La poesia è invenzione, conoscenza, trasfigurazione e catarsi. Come dice Ungaretti, “La poesia non si scrive, si rivela”. “La poesia ha bisogno di amanti, non di estimatori” disse Giovanni Raboni, poeta, critico e traduttore italiano del Novecento. E’ con questo spirito che un’opera poetica come quella di Ieno dovrebbe essere vissuta, letta e compresa: con passione, coinvolgimento emotivo, sentimento vero. Perché i suoi versi pulsano visceralmente di vita, le sue parole toccano il cuore.
Analizziamo insieme, una per una, le poesie del libro.
Filastrocca dei tre suoni. E’ fornita in napoletano, siciliano e portoghese. La filastrocca ha il ritmo scandito di una canzone. Esprime bene il valore del suono e della musicalità dei versi. Attraverso rime e assonanze, il linguaggio del testo diventa musica e viene veicolato con forte tonalità emotiva ed affettiva: è poesia viva, incarnata, sonora, affettiva. La filastrocca parla del potere dell’Amore, unico reale antidoto alla tristezza e alle avversità della vita. Il dolore fa parte della condizione umana. Nessuno ne è esente. Ma l’amore ha una capacità unica: gli dà un senso. L’amore non è una cura, è un antidoto. Un antidoto non cancella il veleno: ne contrasta gli effetti. Allo stesso modo, l’amore: non impedisce che accadano la perdita, la sofferenza, l’ingiustizia, ma ci sostiene nell’attraversarli, non ci lascia soli. Come scriveva Albert Camus: “Nel mezzo dell’inverno ho scoperto che vi era in me un’invincibile estate”. L’amore può essere quella estate invincibile.
(Meta)Fisica. Il poeta si interroga sulle quattro dimensioni: per cui si possono intendere quelle fisiche, dello spazio (lunghezza, larghezza, altezza) e del tempo, ma anche quelle dell’essere umano: il corpo, le emozioni, il pensiero, lo spirito. La quarta dimensione, cui anela il poeta, è il superamento dei limiti: lo spazio dove passato e presente, materia e spirito, coesistono.
Festa della Mamma. Il filo dei ricordi annoda frammenti di immagini, che diventano struggente rimpianto. Emily Dickinson scrisse: “Il ricordo è una specie di incontro”. I ricordi del bene che fu, come l’amore, la gioia, l’infanzia, i cari scomparsi, sono come luce, che ci mette in contatto con la parte più intima e autentica di noi stessi. Un incontro che scalda e che brucia. Che può consolare, ma anche ferire. Il ricordo della mamma perduta diventa radici, sostegno nei momenti difficili, vita vissuta intensamente, senso di gratitudine per l’amore ricevuto. Ma anche nostalgia, malinconia, sofferenza.
L’attesa. Una poesia breve, la cui tradizione letteraria ha radici antichissime e universali. Nonostante la brevità, questo tipo di poesia ha il potere, in poche parole, di aprire mondi. Il silenzio intorno al verso è parte del verso stesso. Questa poesia reca una similitudine tra Natura e Vita dell’uomo, tema caro ai poeti: la Natura come specchio dell’anima, metafora dell’esistenza, maestra silenziosa che parla per immagini, voce dell’universo che riflette il destino umano, codice simbolico per leggerci nel cuore.
Quattro aprilante, giorni quaranta. Con l’efficacia e l’immediatezza della lingua napoletana, versi che sanno di nostalgia, rimpianto, consapevolezza tardiva che il tempo non torna più. Nel dolore della consapevolezza che non si potrà tornare indietro, alberga un seme di umanità profonda: la coscienza di aver scambiato amore profondamente.
Nonno Luigi. Ricordo del nonno, come custode di radici, archivio di memoria, emblema del passato, testimone del tempo, simbolo di appartenenza, identità personale, storia individuale e di un popolo.
Luigi e Pasqualina. Un omaggio ai nonni paterni, delicato, commosso, grato. I nonni per Luigi non sono foto sbiadite del tempo che fu: sono i valori fondanti, che danno sostanza, continuità e senso alla sua vita; la presenza etica, il riferimento essenziale, la trama della catena del tempo, i custodi della bellezza.
D10S. In napoletano, e non poteva essere in una lingua diversa, la dedica a Maradona. Ancora una filastrocca, per dire con versi poetici quello che è stato Diego per i napoletani: non semplicemente un calciatore, sebbene il più grande: voce di un popolo, simbolo di riscatto e rivincita, orgoglio, icona, mito, leggenda immortale.
Finestre di Lisbona. Ritratto sensibile, con pennellate poetiche di forte espressività, di una città affascinante e unica, di cui i versi ci restituiscono luce, atmosfere, edifici eleganti e malinconie intense.
Sicilia mia. Una dedica intensa, appassionata alla Sicilia che sente sua: una terra magnetica in cui ogni pietra, sapore e suono racconta una storia millenaria che incanta col suo crocevia di civiltà, esprime una Natura di selvaggia bellezza, pervade il visitatore di una nostalgia che scolpisce l’anima.
Leontinoi. Ancora la Sicilia, con versi dedicati a questa antica città greca, sito archeologico che diventa simbolo dell’anima dei Siciliani, popolo orgoglioso, fiero, leale, generoso, cui l’autore riserva sincero affetto e stima.
In viaggio coi miei figli. Viaggio in treno con gli amati figli come metafora poetica di un passaggio di testimone. Una trasmissione ricca di amore, tenerezza e malinconia.
A Leonardo, Una tenerissima dedica di un padre a un figlio. Sensi di colpa, ammissione di responsabilità, ma soprattutto amore sconfinato.
La lontananza. Il dolore della separazione forzata dagli adorati figli, la rabbia per chi ne è stata la causa, in versi di un’autenticità da brivido.
Natale. Una rappresentazione non oleografica della festa per antonomasia. Non per tutti: a dispetto della narrazione dominante del Natale come regno della gioia, dell’unione familiare e della vicinanza, il forte significato simbolico di cui è rivestito può tradurlo in una condanna, se le emozioni suscitate sono tristezza, solitudine, frustrazione, vuoto, inadeguatezza.
Primo gennaio. Una lettura critica della celebrazione del nuovo anno: nulla può realmente iniziare se mentalmente non sappiamo sciogliere i nodi del passato. Il passato può diventare un ostacolo, una zavorra, quando non viene elaborato o quando continua a influenzare negativamente il presente. Quando le esperienze passate, traumi, fallimenti, errori, ferite affettive, scelte non fatte, si sedimentano dentro di noi condizionandoci in una trappola paralizzante la nostra autenticità.
Irrisolto. L’autore si interroga sul significato della poesia con versi di delicata profondità. Poesia per lui è un modo di percepire, sentire ed esprimere la realtà dell’anima, condensandola in potenti parole.
Libertà illusoria. Un uomo allo specchio, tra consapevolezza e malinconia. Lo specchio sa essere giudice e memoria dell’esistenza. Guardarsi allo specchio è un incontro, a volte dolce, a volte spiazzante, con la propria essenza. Guardarsi, è anche ascoltarsi. Il volto racconta chi siamo oggi, ma anche chi siamo stati: i segni del tempo, le battaglie, le fragilità. E’ il ponte tra passato e futuro. Nel silenzio di uno sguardo riflesso, cadono le maschere. Soli con noi stessi, ci rendiamo conto di quanto la libertà sia illusoria.
Nostalgia. Una giornata-tipo, dipinta sotto i riflettori delle emozioni interiori. Ogni giorno si apre con una speranza, si svolge con una ricerca e si chiude con un senso di delusione. Metafora splendida della vita umana. Il sole sorge, la luce si fa strada lentamente tra le ombre: è il risveglio, la mattina delle energie e delle promesse, carica di possibilità e scoperte. La giornata è il tempo delle scelte, della fatica, delle sfide, ma anche della realizzazione. Ma alla sera, arriva il momento della riflessione e dei bilanci, fino all’abbraccio del silenzio.
Tornassi indietro. Se si potesse tornare indietro: un tema universale e profondamente umano. I rimpianti sono come ombre che seguono il nostro cammino, silenziose ma presenti, a volte leggere come un sussurro, altre volte pesanti come un macigno. Se si potesse tornare indietro, quante cose avremmo fatto diversamente? Ma la verità è che la vita non concede il lusso del tasto “rewind”. I giorni passano e con loro le occasioni, che diventano cicatrici invisibili chiamate rimpianti. Che sono parte di noi, insegnandoci la consapevolezza e l’onestà con noi stessi.
Natura. Cosa è la donna per un uomo? L’impersonificazione della Natura. E’ questo il tema di tale poesia. Come la Natura, la donna dà la vita e la accoglie. In lei convivono tutte le forze naturali in perfetta armonia. Per l’uomo, la donna è mistero e rivelazione, è il grembo da cui proviene e la terra su cui cammina.
Il mio tenero barbiere. Una poesia di dolcezza infinita dedicata al padre. Il suo ricordo, vissuto attraverso gli occhi dell’infanzia, assume per l’uomo ormai adulto un significato profondo e intenso. Non è solo la memoria di un genitore, ma il riflesso di ciò che si è stati e si è diventati, proprio nella luce di amore, forza e protezione ricevuti da lui.
Privilegio perduto. Questa poesia parla del ricordo dei genitori che vive per sempre nel nostro cuore ormai adulto. La loro mancanza suscita tutta la gamma dei sentimenti, dalla tristezza alla nostalgia, alla gratitudine. al conforto contro le sfide della vita adulta.
La mia compagna. Una meravigliosa dichiarazione d’amore. Alla sua donna, che diventa emblema di tutte le donne, e alla Regione cui lei appartiene, la Sicilia. Marzia assurge così a simbolo eterno di femminilità e di sicilianità, con la sua personalità, determinazione, passionalità, lealtà, dedizione e fascino.
Vivere con te. Un dipinto estemporaneo dell’intimità di una coppia, la mattina presto. La giornata può aspettare ancora, il legame è troppo forte. Colpisce la capacità dell’autore di trasformare la quotidianità in sublime estasi.
Il velo sul cuore. Questa poesia affronta la forza, l’intensità, la potenza dell’essere in coppia. Sostegno emotivo, condivisione, crescita personale, sicurezza, stabilità, complicità e sinergia.
La macchina del tempo. Tornare indietro con la macchina del tempo: il sogno impossibile dell’uomo. Magari per rimediare agli errori, cambiare il corso del destino o semplicemente per rivivere momenti felici. Ma questa poesia ci fa intuire che il rimpianto del passato potrebbe anche essere una dorata illusione, e il viaggio a ritroso ci potrebbe far capire che stiamo meglio nel presente. Che le “epoche d’oro” non erano così luminose. Che quello che ci sembrava perfetto era pieno di limiti. E che, in fondo, il presente, con tutte le sue imperfezioni, è l’unico tempo in cui possiamo davvero essere noi stessi pienamente. Che nulla è più prezioso del qui e ora.
Decisione finale (a mia moglie). Un inno al vero amore, dopo tanto vano vagare alla sua ricerca. Amore visto non come colpo di fulmine cieco, ma come scelta consapevole, maturata dopo esperienze, errori e illusioni, strade interrotte, sorrisi vuoti, abbracci farlocchi. Amore non per bisogno, ma per libertà.
Notturno. Un bilancio di vita, senza filtri né sconti. La notte che porta riflessioni, perché, nel momento in cui tutto tace, l’anima si ascolta davvero. L’amore resta l’unico baluardo: ancora, rifugio, luce di verità. La scrittura come balsamo, gesto salvifico, monologo interiore.
Epilogo. I grandi dubbi esistenziali, in poche pennellate d’autore. Quando la vita ci interroga con domande senza voce, che restano a bussare dentro, la scrittura può diventare l’unico luogo per trovare il senso. Come una carezza data a se stesso. Non per raccontare, ma per capire. Non per lasciare il segno nel mondo, ma per lasciarlo su se stesso.
Restano pagine bianche, parole non dette. Dice l’autore: “Anche le pagine vuote sono poesia. Sono il respiro di chi legge”.
Venite alla presentazione, per essere quel respiro. Quel battito, anche silenzioso.
Carlo Alfaro