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Nordio a Napoli, protesta dei magistrati contro la riforma della separazione delle carriere

Nordio a Napoli, protesta dei magistrati contro la riforma della separazione delle carriere

Clima di alta tensione a Napoli e in tutta Italia dove l’inaugurazione dell’anno giudiziario è stata segnata da una protesta dei magistrati dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM). Mentre risuonavano le note dell’inno di Mameli, un gesto simbolico e potente ha catturato l’attenzione: centinaia di copie della Costituzione sono state alzate al cielo, un grido unanime contro la riforma della separazione delle carriere, recentemente approvata alla Camera.

La mobilitazione, che ha visto toghe e coccarde tricolori sfilare davanti a Castel Capuano, in attesa dell’arrivo del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, è la risposta a una riforma considerata un attacco all’indipendenza della magistratura. Tra le mani, i magistrati stringevano cartelli con citazioni di Piero Calamandrei in difesa della Carta Costituzionale, a sottolineare il valore fondante dei principi che, a loro avviso, vengono messi in discussione.

“In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato”, si leggeva su uno dei cartelli, a rimarcare il legame indissolubile tra la magistratura e i valori costituzionali. Paola Cervo, esponente del Comitato direttivo centrale dell’ANM, ha espresso con forza le ragioni della protesta: “Toccare l’ordine giudiziario significa toccare uno dei tre poteri dello Stato, modificare l’assetto costituzionale della giurisdizione è un danno per i cittadini”.

Le critiche si concentrano sulla presunta superficialità con cui viene presentata la riforma, ridotta a uno slogan sulla separazione delle carriere, senza considerare le conseguenze concrete. “Si distoglie lo sguardo dal fatto che la separazione delle carriere non risolverà nessuno dei problemi che sperimentiamo quotidianamente in aula”, ha aggiunto Cervo, puntando il dito contro le possibili ripercussioni sul Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e sul rischio di un’ingerenza politica nei procedimenti disciplinari.