Amalfi, storia della frana del Cappuccini; una descrizione minuziosa e puntuale del geologo Vittorio Di Benedetto
La frana dei Cappuccini del 22.12. 1899
Gli affioramenti rocciosi sulla crosta terrestre, mentre condizionano la vista sull’orizzonte, hanno forgiato il territorio con i colori e forme a volte bizzarre a seguito del modellamento causato dai vari agenti atmosferici. Le rocce raccontano una storia, a volte creano miti, ma l’elemento più importante, quello dinamico, viene quasi trascurato.
Il lato occidentale di Amalfi, dal rione Vagliendola fino alla “zona Cappuccini “, manifestava, e manifesta, forme ( geomorfologia ) legate sia ai processi dinamici subiti dalle rocce costituenti il territorio che a fenomeni di dissesto superficiale. Il lato orientale è completamente urbanizzato, segno che le popolazioni dai primi secoli di insediamento hanno mostrato netta tendenza a utilizzare anche i versanti costieri impervi.
Situazione geomorfologica del lato occidentale fino al 22.12.1899
Il litorale che si svolge dall’attuale pennello fino al vallone del Cieco, già dal basso medioevo era orlato da una frangia sabbiosa arcuata a forma di una piccola baia, limitata a ovest da una scogliera -.promontorio, a est da uno sperone roccioso sulla linea dell’attuale pennello. Ambedue le propaggini erano parte integrante dei rilievi montuosi retrostanti, la cui geometria è connotata da forme scoscese con ripide pareti rocciose che si innalzano dal livello marino a breve distanza dal litorale. Questa conformazione continua fino all’albergo Cappuccini, costruzione permessa perché la morfologia è bruscamente mitigata da un ripiano stretto ed allungato in direzione ovest-est ai piedi delle pareti. Quest’area più pianeggiante ha permesso la costruzione di altri fabbricati.
Il rilievo di piccola media montagna costiera culmina a quota + 170m circa sotto forma di una cornice tesa e inclinata sull’orizzontale di 35° verso il mare : dalle stampe e da foto si nota che la stessa è troncata da una marcata superficie verticale la cui giacitura formava una falesia parallela alla linea del litorale.
L’assetto morfologico consisteva in una rupe slanciata verso l’alto che donava al paesaggio un aspetto più accidentato,esaltato dalla ripida scarpata rivolta al mare. A breve distanza, a sinistra sul fianco rivolto verso Amalfi, lo scenario morfologico diventava più complesso: una caverna a forma di ellissoide verticale ammoniva l’esistenza dei processi morfogenetici carsici diffusi dalla caverna S. Francesco Maiori fino a Positano. Dalle stampe si nota che sulla volta si erano formate forme stalattitiche a forma irregolare, non conica. Evidentemente queste formazioni avevano avuto origine dallo scorrimento delle acque su spigoli rocciosi dove si erano deposti nel tempo sali carbonatici impuri , non essendo stati depurati nel breve percorso dalla superficie.
Cenni sull’origine della cavità
La caverna si è formata nelle rocce dolomitiche e calcareo dolomitiche che formano l’ossatura di tutti i rilievi. Sono organizzate in banchi e strati dotati di continuità laterale, la costituzione è limitata principalmente a una coppia di minerali : carbonato di calcio e magnesio, più resistente agli agenti del degrado atmosferico, l’altro è il carbonato di calcio facilmente solubile in una soluzione acida, nel contesto in parola dall’acido carbonico. Le forme carsiche si sviluppano dove è presente il carbonato di calcio con la seguente sintesi tra l’anidride carbonica C02 e l’acqua H20 > H2CO3 acido carbonico.
Il fenomeno carsico è avvenuto in periodo interglaciale quando le temperature potevano oscillare tra 10 e 15 °C permettendo, con una pressione parziale dell’anidride adeguata, lo scioglimento del gas C02 nell’acqua e la successiva reazione.
Con temperature. più alte aumenta la velocità di reazione, ma evapora la C02, così una temperatura più bassa favorisce lo scioglimento del gas in acqua, ma la reazione rallenta. Attualmente, accettando il valore della concentrazione in atmosfera dell’anidride carbonica pari a 400 ppm ( su un milione di molecole di aria 400 sono di anidride ) la reazione non avviene, altrimenti la vita umana sarebbe impossibile.
Un esempio: l’acqua non potrebbe essere messa in recipienti e tubi metallici che reagirebbero con l’acido dissolvendosi.
Per concludere, la forma della caverna è dovuta alla formazione dello spazio vuoto lungo un sistema di fratture verticali .
Genesi del disastro
La frana ha coinvolto un’area estesa dall’ estrema parte destra dell’albergo fino alla prominenza rocciosa della rupe, modellata, dopo la descritta troncatura sul lato destro e il vuoto della caverna, secondo la forma di un immenso pilastro roccioso.Il quadro di tale situazione morfo-topografica è bene interpretata dalla natura litologica di dolomia calcarea del rilievo . Le caratteristiche fisiche di coesione e attrito di questo litotipo consentono morfologie verticali stabili associate a repentini variazioni di pendenza ben visibili da foto d’epoca alla base della struttura ( cfr foto anno 1865 in V. Proto : La costa delle Sirene ed. Electa Napoli ) e conformate in modo da aumentare la base di appoggio della soprastante rupe.
Prima e dopo l’inizio dello scavo della galleria ( presumibilmente verso la fine anni 1880 inizio anni1890 ) per completare la strada Amalfi-Positano, si erano verifica distacchi e crolli sia lungo il tracciato stradale che, più importante, in corrispondenza del rilievo S. Caterina. Da notizie apprese, durante la costruzione del porto si procedeva ad estrarre blocchi alla base del rilievo S. Caterina usando le mine, medesima tecnica per lo scavo della galleria.
Nei giorni immediatamente prima del 22.12. 1899 apparivano effetti vistosi di deformazione superficiale degli strati rocciosi nelle vicinanze dell’albergo con crolli locali, più vistosi gli stacchi di massi e detrito lungo il costone S. Caterina. Nella zona in galleria sul lato destro direzione Amalfi, si rilevarono ( successivamente ) fratture con piano inclinato trasversale. Modesti crolli erano avvenuti con discreta frequenza anche negli anni precedenti, ma tali fenomeni non avevano destato molta preoccupazione.
Il 22.12. venivano notate fessure in un edificio sito nelle strette vicinanze del costone, la strada appariva solcata da lesioni: l’intera montagna aveva perso unità strutturale in blocchi indipendenti, la parte superiore della montagna seguiva una forza traente verso il basso, l’unica forza resistente disponibile l’attrito residuo.
La rovina avvenne nella stessa mattinata.
Cause e concause
La falde rocciose possono subire azioni che portano alla perdita dell’equilibrio sotto l’azione costante della forza di gravità. I fattori che concorrono a questo fenomeno sono numerosi. Nel caso specifico, in sintesi, si possono distinguere :
– cause predisponenti naturali : rilassamento per configurazione morfologica, fratturazione profonda
– cause preparatorie artificiali : costruzione della galleria, scavo con mine.
1) La teoria prevede che un sistema, se perturbato da un equilibrio in un parametro fondamentale, tende a riequilibrarsi dopo un certo intervallo di tempo.
La montagna, troncata e avendo perso massa lateralmente ( evidente per frana ), tendeva a ripristinare lo stato tensivo interno per dilatazione e trazione, favorendo indebolimento in una roccia con discontinuità già presenti. Non si ha notizie se si sono verificate venute d’acqua durante i lavori.
2) La galleria è di tipo profondo, perché l’altezza della montagna soprastante è decisamente molto maggiore della larghezza dello scavo. In questo caso la maggior parte del peso delle masse soprastanti si trasferisce ai lati della galleria e in profondità. Il lato destro della galleria era più instabile per stacchi di massi, prima e dopo i lavori, non lontano dall’imbocco che è zona che risente di più le condizioni di equilibrio dei terreni.. Se l’intervallo tra due dissesti è distante nel tempo, si può valutare che il fenomeno si sia esaurito.
Lo scavo della galleria è stato realizzato con la tecnica delle volate a scoppio di mine. Con la fase di esplosione a miccia, anche se in foro, le rocce si frantumavano per pura compressione e l’onda d’urto colpiva con intensità anche le rocce fuori sagoma. A questi lavori si aggiunsero gli scoppi per ottenere i massi per la costruzione del porto. Successivamente questo tipo di intervento è stato migliorato con la tecnica a corona : scelto il volume da asportare , al contorno si pratica una serie di fori con relativamente poco esplosivo che brilla pochi secondi prima di una carica centrale.
Non è nota la quantità di esplosivo utilizzata per i lavori all’epoca.
L’influenza di tutti i fattori potenzialmente determinanti sull’evoluzione del fenomeno, noti e quelli meno noti, si è conclusa con il momento parossistico che ha mutato la forma del paesaggio.
Il versante si è frantumato e disintegrato come testimonia il cumulo di detriti che si è deposto ai piedi della montagna con una forma conica con la punta in alto ben formata, i materiali non hanno subito un grande spostamento.
La causa predisponente determinante è stata la rottura di una zona di debolezza del versante tra quota + 50- 60 m slm consistente in una superficie di frattura a geometria irregolare mediamente inclinata verso il mare.Il fenomeno si è innescato in profondità quando le forze di gravità hanno indotto un grado di libertà di movimenti che non si è individuato come un vero e proprio piano di taglio. Nelle zone sommitali comparve una serie di tagli trasversali alla linea di massima pendenza come quelle descritte. Non c’è il concorso di altre forze come le idrostatiche e sottopressioni, ha agito solo la gravità.
Questo meccanismo complesso ha avuto le prime segnalazioni verso la metà del secolo scorso, è noto come deformazione gravitativa profonda di versante ( DGPV ).


