Diagnosi sbagliata: ASL Napoli 3 Sud condannata a maxi risarcimento da un milione di euro alla famiglia di una donna di 62 anni
Diagnosi sbagliata: ASL Napoli 3 Sud condannata a maxi risarcimento da un milione di euro alla famiglia di una donna di 62 anni
Un errore di diagnosi ha portato alla morte di una paziente. Una presunta negligenza medica, ora confermata da una sentenza civile che ha stabilito un cospicuo risarcimento per i parenti di una donna sessantaduenne, residente nella provincia di Napoli, deceduta entro 24 ore dopo un tragico percorso tra due ospedali nella zona napoletana. A distanza di cinque anni dall’accaduto, i familiari ricevono un risarcimento senza precedenti. L’ASL Napoli 3 Sud, come riporta Dario Sautto de “Il Mattino”, è stata condannata per “grave negligenza medica che ha portato al decesso della paziente durante il suo ricovero presso l’Ospedale di Boscotrecase”, come affermato nella sentenza emessa dal tribunale civile di Torre Annunziata, che ha ordinato all’azienda sanitaria locale di pagare un milione di euro ai familiari della vittima di negligenza medica.
La vicenda risale a luglio 2019, quando la donna, sessantaduenne, fu portata dai suoi familiari all’ospedale di Boscotrecase a seguito di una caduta in casa. Quello che sembrava un semplice incidente domestico si trasformò, tuttavia, in una tragedia nel giro di 24 ore. Dopo i primi esami, alla paziente fu diagnosticata una microfrattura alla gamba e non furono eseguiti ulteriori accertamenti. Secondo quanto emerso dalla delibera di pagamento dell’ASL Napoli 3 Sud, i medici furono “negligenti” poiché si concentrarono esclusivamente sulle lesioni ossee della paziente, trascurando altre possibili complicanze più gravi.
Secondo i giudici, la sessantaduenne non ricevette una diagnosi corretta e completa, né una terapia adeguata, nonostante non fosse stata rilevata una tromboembolia polmonare che, purtroppo, ebbe esiti fatali. Tale conclusione, sostengono i giudici anche sulla base di una consulenza medico-legale, nonostante gli esami effettuati avessero evidenziato la necessità di una terapia anticoagulante.
Dopo la visita ortopedica, la donna fu dimessa con una semplice prescrizione di antidolorifici, senza la somministrazione di eparina, come sarebbe stato necessario in casi del genere. La tragedia si consumò durante la notte e il mattino successivo, quando la paziente accusò un malore e morì durante il trasporto verso un altro ospedale “a causa della mancata gestione della sua condizione medica”, come stabilito dai giudici.
La denuncia dei familiari portò all’autopsia sul corpo della donna, che permise di ricostruire le ultime ore della sua vita, deceduta a causa di un’embolia polmonare che le provocò un malore durante la notte, risultando fatale prima del suo arrivo nel secondo ospedale. Invece di intraprendere azioni penali, i familiari della sessantaduenne decisero di rivolgersi allo Studio Associati Maior, composto dagli avvocati Michele Francesco Sorrentino, Filippo Castaldo e Pierlorenzo Catalano, nonché dal dottor Marcello Lorello (medico-legale), che avanzarono una richiesta di risarcimento danni in sede civile, evidenziando “la responsabilità dell’ASL Napoli 3 Sud nel garantire la sicurezza e l’appropriatezza delle cure”.
Recentemente, dopo un complesso iter processuale, il tribunale civile di Torre Annunziata ha concluso il giudizio a favore dei familiari della paziente, riconoscendo loro un cospicuo risarcimento per la perdita della sessantaduenne. “Il dolore intenso causato da questa vicenda non potrà mai essere cancellato”, hanno dichiarato i familiari attraverso i loro legali, “e nessuna somma di denaro, per quanto elevata, potrà mai compensare la sua scomparsa”.


