Piano di Sorrento, Giuseppe Coppola: “Non è grande colui che ha bisogno di far sentire piccolo gli altri”
Piano di Sorrento. Riportiamo un bellissimo post sulla violenza psicologica pubblicato da Giuseppe Coppola sul suo profilo Facebook: «Dicono che suicidarsi sia da stupidi, che togliersi la vita sia da codardi…
Invece è da stupidi insultare una persona, indurla a fare un gesto estremo, la violenza psicologica è quella peggiore, perché mentre forse il dolore fisico passa – il dolore psicologico rimane per sempre nella mente e ti logora piano piano.
Non è grande colui che ha bisogno di far sentire piccolo gli altri».
Alcune delle forme con cui si manifesta la violenza psicologica sono, ad esempio, le offese, le critiche, le accuse, la mancanza di rispetto, la svalutazione, la menzogna, i ricatti, il controllo della libertà personale.
Per violenza psicologica s’intende, infatti, una forma subdola di maltrattamento che ha come elemento comune un meccanismo di sopraffazione che nel tempo mina il valore personale, il senso di identità, la dignità e l’autostima di un’altra persona.
La violenza psicologica è qualcosa di reale: un vero e proprio abuso emotivo. Eppure nell’immaginario collettivo c’è l’idea che la violenza psicologica sia qualcosa di più ammissibile o, comunque, una violenza di gravità inferiore.
La violenza psicologica utilizza perlopiù le parole come arma. Se la violenza fisica è oggettiva al punto da lasciare spesso danni visibili sul corpo, la violenza psicologica entra nell’area della soggettività.
La violenza psicologica non ha un aspetto specificatamente definito: i comportamenti, oltre a essere disparati, possono variare in intensità, in frequenza, risultare più manifesti o più celati. Una cosa è certa: non è un singolo episodio. Si presenta infatti nel tempo come un modello di comportamento ricorsivo e la caratteristica di ripetitività giustifica l’impatto psicologico sulla vittima. Questa si sente sempre più imbrigliata nella rete dell’abusante.
Una delle principali conseguenze della violenza psicologica concerne l’impatto negativo sull’autostima e sul senso di sé.
La vittima tende a sentirsi in colpa, come se stesse facendo costantemente qualcosa di sbagliato o, peggio ancora, come se ci fosse qualcosa di profondamente sbagliato in lei per ricevere un trattamento simile.
Prova vergogna, si sente in difetto, come se fosse qualcosa che le spetta. Questo rende difficile parlarne e chiedere aiuto. Spesso le parole dell’abusante risuonano dentro le vittime come qualcosa di conosciuto, familiare. Come espressione di ciò che è stato appreso nella loro storia di vita.
Ecco che l’incontro con qualcuno che abusa emotivamente di loro rappresenterà la conferma che è tutto ciò che meritano.
La crescente insicurezza dovuta alle violenze subite e alla erosione costante dell’autostima rende difficile mettere in discussione la relazione. Innesca così una spirale che rende la vittima sempre più dipendente dall’abusante.
Per uscire da queste difficili situazioni relazionali la parte più complicata è riconoscere che ciò che si sta vivendo è qualcosa di tossico per liberarsi dal quale è necessario chiedere aiuto.
Reagire alla violenza psicologica non è facile, soprattutto quando sono coinvolte tante emozioni profonde. Ma è un passo necessario per ritrovare la serenità e la felicità e uscire da una trappola psicologica travestita da amore.

