Logo
Piano di Sorrento, Arciconfraternita Morte e Orazione: «Neri – “Essere” Vela»

Desideriamo condividere il bellissimo post pubblicato da Michele Gargiulo, Priore uscente dell’Arciconfraternita Morte e Orazione in questo inizio di Quaresima che ci avvicina alla Settimana Santa: «Neri – “Essere” Vela.
Entrando dalla porta della torrefazione che si apre sulla centrale via Bagnulo, complice la luce che forte si rifletteva alle spalle, ero rimasto molto colpito da quel fisico smagrito; notai subito che la stampella che lo aiutava, veniva trascinata con grande difficoltà e, a tratti, era evidente lo sforzo sopportato per restare in piedi.
La familiarità della voce mi aiuto a riconoscere Tonino, che reduce dall’ennesimo Calvario di visite oncologiche, era passato a salutarmi. Istintivamente, approfittando della sedia da liberare (sedia da sempre presente nel negozio per gli amici più cari), cercai di prendere un poco di tempo e raccogliere idee e fiato per parole di affetto e non di circostanza.
Quando si incontra una persona che soffre scatta un meccanismo strano di freno psicologico: trattare argomenti “lontani” dal campo minato della malattia? Oppure, andare subito al dunque e chiedere la cosa più banale del mondo: come stai?
Tonino da persona riservata e sempre disponibile, forse abituata alla nuova modalità di chi sa di dover togliere lui dall’imbarazzo, vedendo una foto della processione nera, a bruciapelo esclamo: “spero che il Signore mi dia la forza di riprendermi e tornare, l’anno prossimo, in processione. Sono di ritorno da una visita che mi ha dato molta fiducia su una futura guarigione”.
Per la verità il rompere il ghiaccio di Tonino era stato un capolavoro assoluto: aveva, parlando di una speranza di ritorno in processione, descritto nel dettaglio anche tutto ciò che c’era da dire sul suo stato di salute.
Osservatore sempre più fuori luogo dinanzi a tanta serena accettazione dello stato delle cose, mi aveva colpito scorgere occhi lucidi mentre accarezzava la speranza di ritornare in processione.
Ma adesso avevamo spostato il tema della chiacchierata su un amore e una passione comune; nella mia torrefazione tutti sanno che si può parlare, meglio si deve parlare, tutto l’anno dei riti della Settimana Santa.
Tonino per anni aveva ricoperto il ruolo di portatore della grande vela delle due Processioni Nere del Venerdì Santo. Quel particolare ruolo svolto in processione, se da un lato era molto ambito, dall’altro imponeva non semplici doti di forza ed abilità. A rendere la cosa ancor più “onerosa” vi era il fatto che era subentrato prendendo il posto di un mito assoluto delle processioni nere: Rosario d’Esposito detto “Il Biondo”!
Così iniziammo una carrellata preziosissima di ricordi di notti con nuvole gonfie di pioggia, di incontri-scontri con le altre processioni che, in una corsa a chi per prima occupava il Corso Italia, vivevano il serio rischio di perdere per strada le statue delle rispettive Addolorate. Man mano che i racconti incalzavano avevo la percezione chiarissima che anche il tono della voce di Tonino seguiva con emozione e passione il rincorrersi dei ricordi; avevo la piacevole sensazione che anche il suo fisico rispondesse, raccogliendo tutte le forze, a tante emozioni.
Così descrivendo una notte particolarmente ventosa, iniziò a raccontare come aveva nei tanti anni di esperienza raggiunto un metodo tutto suo nel domare la grande vela nera. Sfruttando i fiocchi portati dai più piccoli che facevano da tiranti (diremmo meglio, da “venti”), mettendo perfettamente in asse l’asta, per “gravità” (passi il richiamo alla fisica), il peso dell’intera struttura aiutava a rendere meno difficoltoso “ESSERE” tutt’uno con la Vela. Si perché Tonino con le parole che inseguivano i ricordi aveva descritto perfettamente cosa diventa un partecipante alle processioni.
E’ così: “Essere” Vela, “Essere” Lampione, “Essere” Corona di Spine e così via per ogni simbolo, labaro o croce. Si è Processione, non si può “essere” altro! L’altro è l’escluso, lo spettatore che può solo intuire ciò che si tramanda di padre in figlio, di nonno a nipote. Solo se si è, si possono capire, nel profondo, parole così piene di passione, pronunciate da chi vive il dramma della malattia. Solo se si è, si riesce, chiudendo gli occhi, a vedere ancora Tonino tenere testa, con la sua vela, al vento che da mare soffia forte sulla terrazza della Ripa di Cassano. Solo se si è, si riesce a vedere Tonino, quando è soffiato fortissimo il vento salvifico dello Spirito, mettere la vela in “asse”, aspettare che si gonfiasse per bene per poi volare via. Solo se si è…».