Sorrento: in Cattedrale il “cammino” di Riboldi. «Abbiamo ricevuto tante provocazioni, non solo a leggere il libro e a riappropriarci di una storia significativa e bella, ma a entrare meglio in quel cammino nel quale potremmo anche acquietarci rassegnati, ma non è così, non può essere così». Monsignor Francesco Alfano, arcivescovo di Sorrento-Castellammare ha analizzato il significato del cammino di don Antonio Riboldi, alla presentazione avvenuta nella Cattedrale di Sorrento del libro di Pietro Perone «Don Riboldi, il coraggio tradito».
Dopo i saluti di don Carmine Giudici, parroco della Cattedrale, hanno dialogato con l’autore il giornalista Antonino Pane e monsignor Francesco Alfano, arcivescovo della diocesi di Sorrento-Castellammare. A moderare l’incontro il giornalista Antonino Siniscalchi.
«Come ogni profeta ha sottolineato monsignor Alfano – anche don Riboldi è un profeta scomodo, per le scelte fatte, per le sfide lanciate, per i risultati ottenuti, per le amarezze. Sta a noi non rinchiuderle in una nicchia, ma accogliere tutta la potenza di questa solidarietà di un vescovo fatto popolo».
A cento anni dalla nascita di don Antonio Riboldi, il libro ripercorre le tappe essenziali del suo impegno per la legalità e per la dignità umana. La sua fu una voce che si fece sentire in Parlamento, in dialogo e in polemica con i politici, ma anche in mezzo ai giovani, alla gente comune e faccia a faccia con i criminali che volevano imporre la propria autorità su ogni aspetto della vita sociale.
La lotta di monsignor Riboldi fu efficace? Non del tutto. Essa avviò una presa di coscienza indispensabile per i successi giudiziari contro la camorra, ma restò anche, in parte, inascoltata perché il prelato voleva una riforma del vivere civile di Napoli, di tutta la Campania e del Mezzogiorno. Oggi i luoghi del vescovo sono tristemente noti come “Terra dei Fuochi”, dimenticati dallo Stato e avvelenati da nuovi e feroci criminali. Simbolo di una lunga storia di coraggio e di grandi tradimenti.
Pietro Perone, negli anni Ottanta, è stato uno dei “ragazzi” di don Riboldi. Il suo libro racconta molte vicende vissute in presa diretta come quelle del novembre e dicembre 1982: in migliaia marciano con il vescovo di Acerra. Manifestano con lui, con coraggio, contro la camorra e contro il suo potere. Molti, oggi, ricordano quelle manifestazioni come il loro “25 aprile”.
Tra questi, l’autore che racconta: “nel 1982 da studente di liceo fu tra gli organizzatori della prima assemblea ad Ottaviano e poi della storica marcia Somma Vesuviana-Ottaviano del 17 dicembre con Luciano Lama, il vescovo di Nola, Giuseppe Costanzo, Antonio Bassolino e sempre con don Riboldi alla testa del lungo corteo”. I suoi insegnamenti sul “dovere della verità” hanno ispirato l’intera carriera giornalista di Perone che ha seguito, ad esempio, per anni l’inchiesta sul delitto del collega del Mattino, Giancarlo Siani che ha portato alle condanne di mandanti e killer.
Don Riboldi nel corso degli anni ha anche partecipato a diversi incontri sul tema della legalità che sono stati organizzati in penisola sorrentina. Tantissimi i giovani che hanno avuto modo di incontrarlo e di apprezzare il suo impegno contro la camorra e la criminalità in generale.


