Giorno della Memoria: tanti gli ebrei che si salvarono a Positano, una città rifugio fuori dall’ordinario
Ogni anno il 27 gennaio si commemorano le vittimedell’Olocausto perseguitate da nazisti e fascisti. Positano in costiera amalfitana è stata una “città rifugio” per i perseguitati di una delle stragi più grandi della storia, non a caso una mostra organizzata dal Centro di Storia e Cultura Amalfitana nel 2005 fu chiamata “In fuga dalla Storia”, una storia ancora da raccontare da conoscere bene, comste giustamente ci ha detto Giovanni Ercolino “C’è qualcosa che non quadra, da approfondire. Tutti sapevano della loro presenza, molti vivevano alla luce del sole, facevano feste, stavano insieme e facevano comunità. Poi quando c’erano i controlli mio nonno, ma anche il maresciallo Canosa, li proteggevano, nascondendoli in qualche modo , e anche rischiando..”. Un qualcosa di illogico, considerati i tempi, e i rischi che correvano, anche il ruolo del Potestà non è chiaro, aveva la casa al di sopra del Saraceno d’ Oro a Fornillo, mentre il Comune si trovava alla Cambusa, poi dopo sopra La Zagara, per farci capire. Anche l’amico Enzo De Lucia , appassionato della storia locale, che ha spesso rappresentato con Gianmaria Talamo ed i Murattori, ritiene che vi debba essere qualcosa da approfondire, ma anche da riconoscere “Credo che vada dato merito ai nostri avi, tutti i perseguitati che venivano a Positano avevano salva la vita, forse si sa troppo poco di questo periodo perchè forse c’è purtroppo anche chi ha dimenticato..” I positanesi, infatti, e su questo non sembra esserci smentita, non hanno fatto mai morire di fame nessuno , c’era Palatone (famiglia Cinque ) , con gli alimentari, che faceva credito, nei ricordi di mia nonna Camilla a Capodacqua, il nonno Salvatore non lesinava mai vino e salame a chi arrivava in montagna, c’era anche il medico Fiorentino, Ercolino ha avuto un ruolo importante nel proteggere tutti, anche Essad Bay, lui con la sua barca “Carlotta”, una lancia che quando andava a vela da Li Galli arrivava ad Arienzo dove si fermava a parlare con Semenov, è pure un personaggio sul quale si potrebbe scrivere un libro – Ma sono state le autorità che alla fine non hanno permesso che venisse ucciso nessuno, rischiando anche , se venivano scoperti . “Ma è qualcosa di fuori dall’ordinario.. ci sono molte cose che non quadrano, per esempio Semenov faceva affari con la Svezia, ma solo mio nonno aveva il telefono e si doveva collegare con un centralino della Prefettura di Salerno”, ci dice Ercolino che si ripromette di approfondire…
Aperti i cancelli di Auschwitz
Il Giorno della Memoria ricorre il 27 gennaio di ogni anno e, giunti nel 2022 al 77esimo anniversario, ricordiamo il 27 gennaio del 1945, quando le truppe sovietiche della 60ª Armata del “1º Fronte ucraino” del maresciallo Ivan Konev arrivarono per prime presso la città polacca di Oświęcim (in tedesco Auschwitz), scoprendo il vicino campo di concentramento di Auschwitz e liberandonei superstiti. Sono tante, forse troppe, le persone che hanno ancora ben siglato in mente quel codice. Si, perché nei campi di concentramento tutti venivano privati della loro individualità, del loro essere, diventando carne da macello.
I superstiti
Molti dei perseguitati dal genocidio trovarono esilio in alcuni borghi e paesini italiani, dando vita a vere e proprie comunità. Tra le persone sopravvissute in clandestinità nei territori occupati dai nazisti ci sono molte personalità famose come Rita Levi-Montalcini, François Englert, Roald Hoffmann, Carlo Levi, Franca Valeri, Guido Alberto Fano, e Curt Lowens, solo per citarne alcune.
Positano rifugio di artisti
La costiera amalfitana, a modo suo, ha potuto contribuire alla tutela dei perseguitati. Positano haaccolto e protetto alcuni rifugiati, tra i quali molti artisti e letterati: Stefan Andres, ArminT. Wegner, Karli Sohn-Rethel, Kurt Craemer ed Irene Kowaliska sono tra quelli che soggiornarono più a lungo nella perla della costiera amalfitana, lei venne a Positano per Armin Wegner, ufficiale tedesco che osò scrivere una lettera di dissenso a Hitler, oltre che fotografo e scrittore, giusto fra i giusti denunciò anche l’eccidio dei curdi, visse nella Villa Sette Venti alla Chiesa Nuova a Positano e si ritirava in un rifugio in montagna a Capodacqua dove si ritirava per stare da solo a scrivere . Questi primi ospiti che intendevano «nascondersi per un paio d’anni ai margini della storia sottraendosi alle sue sfide» (Andres), finirono per diventare i protagonisti della scoperta della vocazione turistica di questo territorio. Così, nel mezzo di una delle pagine più buie della storia, un gesto di accoglienza seppe dare vita alla fortuna della nostra comunità. Una storia più vicina di quanto pensiamo, da ricordare e dalla quale imparare”.


