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Ischia, una riflessione del geologo positanese Concetta Buonocore sulla frana avvenuta a Casamicciola

Sulla frana avvenuta nella notte tra il 25 e il 26 novembre sull’isola di Ischia, in località Casamicciola, riportiamo le riflessioni del geologo positanese Concetta Buonocore: «È passata poco più di una settimana dalla frana che ad Ischia ha causato morti, troppi, e distruzione. Senza andare troppo indietro nel tempo troviamo altri eventi franosi succedutisi negli stessi luoghi e con le stesse modalità. In Sicilia, a Barcellona Pozzo di Gotto, comune tristemente noto per il forte dissesto idrogeologico in cui versa il suo territorio, solo per fortuna non si è verificata una tragedia.
Nelle Marche, qualche mese fa, c’è stata un’alluvione che ha segnato per sempre quei territori e ha portato con sé delle vite umane. Pochi anni fa, prima del Covid, il fiume Sarno, all’altezza di Castellammare, portò via una macchina, dentro c’erano due persone, una madre che stava accompagnando la figlia alla stazione. Il corpo della figlia fu ritrovato al largo del mar Tirreno, di quello della madre, invece, ad oggi non vi è traccia. Percorrere la statale 163 in macchina quando piove è come fare un Camel Trophy, ti può succedere di tutto e non ti resta che pregare. Eguale esperienza si vive percorrendo la statale 145 e anche percorrendo la 363.
Nel periodo estivo gli incendi sempre più frequenti e sempre negli stessi posti hanno distrutto la vegetazione e quei boschi che oltre a fornire ristoro, anche solo visivo, a chiunque ne avesse bisogno, facevano sì che il nostro territorio fosse al riparo dal dissesto idrogeologico. Oggi i versanti a monte dei centri abitati sono brulli e ogni volta che piove l’erosione accelerata dei suoli fa sì che a valle arrivi, molto velocemente, una massa d’acqua e di detriti che può causare seri problemi e tante volte, troppe, si porta via persone ignare e innocenti. Ogni volta la protezione civile interviene tempestivamente e gestisce l’emergenza in modo eccelso. Ogni volta però, non appena si spengono i riflettori mediatici, quelle comunità ripristinano lo stato di rischio precedente all’evento e dimenticano. Per quanto tempo ancora dovremo scavare nei nostri ricordi per trovare esempi di buona gestione del territorio?
In questi giorni sono arrivate sulle nostre chat WhatsApp foto di come erano le pendici del monte Epomeo negli anni 30, libretti delle misure di lavori di sistemazione idraulica. Tutti d’accordo nel dire: testimonianze di una epoca nel quale le cose si facevano per bene e per il bene della comunità. Non possiamo dire la stessa cosa dell’epoca nella quale viviamo. Perché? Oggi che disponiamo di uomini, mezzi, tecnologie avanzatissime (che solo 20 anni fa nemmeno immaginavamo) e risorse non riusciamo a fare prevenzione per tutelare la nostra vita da queste sciagure? Inoltre la sfortuna sembra si stia accanendo contro di noi e tra le concause di questi funesti eventi ci sono anche i cambiamenti climatici. Siamo diventati ancora più fatalisti e tra noi e noi ci diciamo che se dobbiamo morire allora non abbiamo scampo, il nostro destino è segnato.
Se chiedi in giro sei stato alle Bahamas? È molto probabile che molti ti rispondano di sì e ti descrivano, pure per filo e per segno, il territorio e tutte le sue bellezze. Se alle stesse persone chiedi: dov’è via Pinko Pallino, magari dietro casa, è possibile che molti di loro ti rispondano: ma dov’è, mai sentita nominare.
Siamo seri e cominciamo a progettare interventi di risanamento del territorio che ben si adattino. Una volta realizzati poi, è molto importante che l’opera sia consegnata alla comunità e accompagnata da un programma di manutenzione, al quale la stessa può partecipare».