Tramonti, prima della messa “benedice” con una pietra l’Ape in sosta vicino la chiesa di Corsano: paga i danni il prete vandalo che non imbarazza la Diocesi di Amalfi
Tramonti, prima della messa “benedice” con una pietra l’Ape in sosta vicino la chiesa di Corsano: paga i danni il prete vandalo che non imbarazza la Diocesi di Amalfi
Va a celebrare la messa vespertina di Capodanno, ma prima di indossare i paramenti sacri “benedice” con una pietra la motoape abitualmente parcheggiata vicina alla chiesa nella frazione di Corsano. Non immaginando che oltre l’occhio del Signore, a osservare il vandalo nascosto sotto la tonaca c’è pure quello – meno misericordioso – di una telecamera di sorveglianza. Che era stata piazzata di nascosto dopo una serie di gravi danneggiamenti al mezzo, denunciati ai carabinieri ma rimasti senza un colpevole. Almeno fino a quando l’ennesimo faro mandato in frantumi – preceduto dalla distruzione dell’altro fanale e dei due specchietti retrovisori, nonché dei tergicristalli e dallo sportello martoriato di graffi e ammaccature – ha rivelato l’inaspettato. Quel primo gennaio 2021 a farsi il segno della croce non è stato solo il pastore di San Salvatore, ma anche la pecorella della frazione di Tramonti, rimasta “smarrita” da quanto emergeva dalla registrazione. Si è alla fine concluso con un risarcimento di duemila euro alla vittima, il processo che ha visto padre L. C. imputato per “danneggiamento su cosa esposta per necessità e consuetudine alla pubblica fede“.
Grazie a quel pagamento dei danni, la sentenza emessa lo scorso 28 ottobre dal tribunale di Salerno ha riconosciuto al parroco la “condotta riparatoria“. Che ha permesso a “don Carmelo“, come lo conoscono tutti, di essere assolto dalla condanna penale per “tenuità del fatto“. Stante, riporta il dispositivo, “la consapevolezza circa il disvalore del comportamento posto in essere e, dunque, il proprio apprezzabile ravvedimento“.
Il sacerdote che confessa i peccatori di Corsano e di Pucara, una “assoluzione” l’aveva comunque già ricevuta dalla Curia di Amalfi. Che era stata subito messa al corrente della singolare “azione pastorale” nella frazione di Tramonti, peraltro rivolta verso una famiglia devota e con la quale non c’era mai stato alcun contrasto. Ma il benevolente arcivescovado ha preferito sorvolare su quel prete che si preparava a celebrare la santa messa e amministrare i sacramenti, sfasciando prima un mezzo di lavoro parcheggiato vicino la chiesa. La frequenza alle funzioni è crollata quando si è sparsa la voce sull’autore del vandalismo, e la denuncia ha fatto il suo corso.
Altre auto avevano infatti subito danni alla carrozzeria nel recente passato, soprattutto nei fine settimana. Ma questi vandalismi non erano stati nemmeno denunciati, perché attribuiti a qualche automobilista maldestro nelle manovre. O alla bravata etilica di giovani avventori che frequentavano un vecchio pub della zona, poi chiuso. Nulla collega quegli episodi alla sentenza sul sacerdote, ma la fiducia dei parrocchiani ha avuto un duro colpo quando la foto-trappola ha immortalato don Carmelo che “si allontanava dalla parte destra dell’Ape in direzione della chiesa, tenendo l’ombrello sempre con la mano sinistra e nella mano destra un oggetto“. La sentenza racconta che una prima foto “ritraeva il Coppola Luigi con l’ombrello nella mano sinistra e la mano destra rivolta verso il basso; al momento cristallizzato dall’immagine, ore 17.36.44, il faro anteriore sinistro del veicolo appariva integro“. Mentre nel fotogramma successivo ripreso un secondo dopo, “si notava ancora il Coppola Luigi con l’ombrello nella mano sinistra, ma il faro anteriore sinistro dell’Ape Car risultava danneggiato; i fotogrammi ritraenti l’Ape Car mostravano entrambi i fari anteriori danneggiati“. Il giudice sottolinea che “la ricostruzione storica dei fatti può dirsi ampiamente provata e non contestata neanche dalla difesa“. Un assegno per il carrozziere e l’avvocato della parte offesa, ha chiuso definitivamente il procedimento giudiziario “per tenuità del fatto“. Chissà se invece resta ancora aperto, per la diocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, il caso del parroco che per benedire usava una pietra anziché l’acquasantiera.


