Il ricordo
|Positano, per noi che abbiamo seguito 30 anni di Mare Sole e Cultura il simbolo rimane Gerardo Marotta
Positano, Costiera amalfitana. Questa sera , nella classica location di “Palazzo Murat”, arriviamo alla trentesima edizione di “Mare, Sole e Cultura”. Noi abbiamo seguito tutte le edizioni, la prima con l’indimenticabile Salvatore Attanasio, una delle persone più buone e generose che abbiamo conosciuto, sindaco con una anomala amministrazione , all’epoca finirono alla pari i due raggruppamenti e scrivevamo su E’ Costiera e su Il Mattino. Ero un giovane giornalista molto battagliero e di sinistra , pensavo di poter cambiare il mondo con le parole. La Manifestazione fu proposta da Enzo D’Elia ad Attanasio, e la famiglia la ha poi sempre sostenuta. Ho sempre seguito la manifestazione, in particolare quando c’era qualcosa che riguardava la cultura più stretta e il giornalismo. E sicuramente il Premio di Giornalismo Civile a Positano è stata , fra le varie iniziative di “Mare, Sole e Cultura”, quella che abbiamo apprezzato di più. Abbiamo avuto modo di vedere, sentire, conoscere ed intervistare grandi personaggi del mondo del giornalismo, ma soprattutto di innamorarci di lui, della sua cultura, della sua onestà intellettuale straordinaria, dell’avvocato Gerardo Marotta ’ultimo giacobino, che ha dato più di chiunque altro a Napoli, alla Campania, alla sua cultura e alla sua tradizione filosofica. Positano poi, con il tempo, cominciava a non incarnare sempre i suoi ideali, ci confidò che si stava troppo declinando alla “turistificazione”, alla trasformazione di tutto in alberghi o ristoranti, se ne andò anche ospite a Tramonti in un agriturismo di amici, dove pure lo andammo a trovare , qui faceva lezioni di filosofia sotto gli alberi . A Positano siamo sempre rimasti incantati dalle sue riflessioni sulla politica, sul sociale, sulla cultura, la bellezza della Costa d’ Amalfi, anche nella splendida location di Villa Tre Ville , la dimora che è stata del regista Franco Zeffirelli, faceva le sue riflessioni su Benedetto Croce che già allora parlava del decadimento della politica e del sociale, con una vena di rimpianto di quella Napoli illuminista che competeva con Parigi e i cui intellettuali furono sciaguratamente sterminati. Per lui la filosofia era tutto, come pure è stato scritto. Di seguito un suo profilo, poi un video intervista di Lucio Esposito a Ercolano e il video a Villa Fondi fra i tanti ricordi che abbiamo di lui , ma anche di Mare Sole e Cultura, personaggi noti e quasi familiari che non ci sono più sono diventati tanti, anche a loro va il nostro ricordo.
Marotta portava avanti Una tradizione filosofica incarnata dall’eredità dell’illuminismo, dall’hegelismo napoletano e soprattutto dal ricordo di quella Repubblica partenopea del 1799 di cui si sentiva diretto discendente, quasi fosse stato una reincarnazione di Gennaro Serra di Cassano. l’Istituto Italiano per gli Studi filosofici da lui fondato nel 1975, avevano immaginato come un modo di ringraziarlo per l’impagabile impegno, per il lavoro di tutta una vita in cui Gerardo Marotta si era incaponito aprendo scuole estive di filosofia per i giovani nelle zone più impervie della Campania, organizzando una mole incredibile di seminari, convegni, accumulando a centinaia di migliaia i libri di una biblioteca unica al mondo, sua delizia e sua croce perché ancora senza una sede appropriata.
Quello che per tutta Napoli è stato «l’avvocato» per antonomasia – così come per Torino «l’avvocato» era stato Gianni Agnelli – aveva sempre anteposto la difesa della più alta tradizione culturale napoletana a tutto. Perfino, anzi soprattutto, al denaro, che profondeva a piene mani con assoluta dedizione e generosità per l’acquisto di nuovi volumi, per l’istituzione delle borse di studio per giovani allievi dell’Istituto, per l’accoglienza e l’ospitalità da destinare ai nomi più nobili della filosofia europea e mondiale. Personaggi come Hans Georg Gadamer, che grazie ai seminari organizzati da Marotta diventò di casa a Napoli, dove tenne per quasi quindici anni affollatissimi seminari destinati ai giovani.
«Ha sperperato un patrimonio immenso per la cultura, cifre altissime», mormoravano alzando gli occhi al cielo quelli che erano addentro alle vicende della sua famiglia, che vantava una diretta discendenza con i duchi di Scilla.
Ma il nome di quell’uomo dall’aspetto fragile, i capelli bianchissimi, il sorriso mite, eternamente intabarrato in lunghi cappotti sovrastati da ampie sciarpe, l’immancabile cappello grigio calato sul capo, risuonava nelle aule della Sorbonne o della Ecole des Hautes Etudes a Parigi, nelle biìblioteche di Warburg Institute a Londra, alle università di Heidelberg e di Friburgo come sinonimo di un’operosità senza pari dedicata alla cultura. E veicolando, con il suo nome, una reputazione altissima per la città.
Lui, sorridendo, raccontava volentieri di come fosse passato, dagli interessi giuridici giovanili e dal lavoro nello studio legale di famiglia, all’accensione quasi mistica per la filosofia e alla determinazione di fondare, nel 1975, l’Istituto, prima ospitato dall’appartamento del Viale Calascione, poi nel Palazzo che era stato dei Serra di Cassano. «I mei fratelli si mettono le mani nei capelli, quasi mi vorrebbero internare: Gerardo, stai dilapidando tutto il patrimonio di famiglia, mi dicono. Ma io vendo, vendo tutto se serve a salvare il nostro Istituto. Prima ho alienato l’attico a Roma, poi ho prosciugato i risparmi, infine ho venduto i gioielli di mia moglie defunta». Per quest’avvocato napoletano, ne valeva la pena se si trattava di tener duro, se i finanziamenti pubblici non arrivavano, se bisognava mantenere gli oltre cinquecentomila volumi rari accatastati in un deposito a Casoria e ancora in cerca di una collocazione fissa e degna.
Il giovane Gerardo Marotta si era laureato a Napoli con una tesi in filosofia del diritto sulla concezione dello Stato nella filosofia classica tedesca e, sollecitato dal suo vivo interesse per la filosofia, la storia, la letteratura e tutte le espressioni dell’arte, aveva frequentato l’Istituto Italiano per gli Studi Storici fondato da Benedetto Croce e il Gruppo di Studi Antonio Gramsci. Durante gli studi universitari, fu il fondatore e l’anima dell’associazione Cultura Nuova negli anni 1946-1953 e curò l’organizzazione di conferenze, seminari e dibattiti, con Antonio Banfi, Ranuccio Bianchi Bandinelli, Roberto Pane, Aldo Capitini, Natalino Sapegno, Vasco Pratolini, Domenico Rea, Luigi Incoronato, Vittorio Viviani e tanti altri, oltre che la prima mostra dello scultore Augusto Perez. Il 27 maggio del 1975, con Elena Croce, Pietro Piovani e Giovanni Pugliese Carratelli fondò nella sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, di cui divenne presidente a vita.
All’inizio degli anni Ottanta fondò a Napoli la rivista «Nouvelles de la République des Lettres» e ne affidò la direzione a Paul Dibon e Tullio Gregory, annoverando tra i promotori nomi come quelli di Luigi Firpo, Eugenio Garin, Oskar Kristeller, e avviando intensi rapporti di collaborazione scientifica con le Università di Padova, di Torino, di Genova, di Urbino, con l’Accademia Nazionale dei Lincei, l’Istituto Nazionale del Rinascimento, l’Accademia delle Scienze di Torino, l’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi, il Warburg Institut di Londra, il CERN di Ginevra, le università di Warwick, Amburgo, Tubinga, Sorbona, Berlino, Vienna, Valladolid. L’elenco potrebbe continuare a lungo, come quello delle tante lauree honoris causa di cui fu insignito. Ininterrotto fu il prestigio internazionale dell’istituto, consacrato il 22 giugno 1993 in una seduta del Parlamento europeo, dove una delegazione dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, composta da filosofi e scienziati provenienti da tutto il mondo, ha presentato un appello per la filosofia e un appello per la ricerca umanistica che il Parlamento europee fece propri.
Allo stesso modo indimenticabile fu il giorno dell’inverno del 1994 in cui Marotta decise di compiere un gesto di speranza per la città, in un periodo ormai lontano in cui sembrò anche a lui che Napoli fosse avviata a un rilancio degno del suo passato glorioso. Fu quando, con Gadamer sottobraccio, decise di riaprire la porta di Palazzo Serra di Cassano che dà su Egiziaca a Pizzofalcone, chiusa da quando il giovane conte Gennaro Serra ne era uscito per essere decapitato in piazza Mercato. Qualche tempo dopo, Marotta fece richiudere quella porta perché la speranza di una rinascita gli sembrò naufragata. Ciò non gli impedì di continuare la sola battaglia per la quale avrebbe speso se stesso fino alla fine, quella per la cultura.

