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Reporter Senza Frontiere, giornata mondiale per la libertà di stampa

3 maggio, Giornata mondiale per la libertà di stampa Ogni anno RSF – Reporters sans frontières pubblica il rapporto sulla libertà di informazione nel mondo e le cose non vanno per niente bene. Sono quasi 500 i giornalisti in prigione nel mondo e già 24 quelli uccisi dall’inizio di quest’anno, compresi i tanti deceduti per raccontare la drammatica guerra in Ucraina.

RSF sottolinea che nel 2021 l’Italia era al 41mo posto, posizione davvero preoccupante dovuta ai numerosi giornalisti minacciati, alcuni dei quali sotto scorta, e allo stallo in cui versano le proposte di legge di tutela del diritto di cronaca e della professione. Per non parlare dell’assenza di politiche di sostegno del lavoro regolare e di contrasto al precariato dilagante, come ci ricorda anche l’FNSI, che peggiorano la già grave situazione.
Si deve fare di più.

L’ultimo anno segna l’inizio di un’era di polarizzazione nel mondo dell’informazione. Il rapporto annuale di Reporter senza frontiere (Rsf), che analizza lo stato della libertà di stampa in 180 Paesi, ha evidenziato come nel 2021 il caos informativo, l’abbondanza di notizie inesatte o fuorvianti, a cui i lettori sono sottoposti abbia avuto effetti disastrosi sul mondo dell’informazione.

All’interno delle società democratiche sono cresciute le divisioni interne, dovute all’aumento dei media d’opinione e alla diffusione di circuiti di disinformazione amplificati dal funzionamento dei social. Negli Stati Uniti, per esempio, i cittadini non sanno più di chi fidarsi perché influenzati da un flusso continuo di notizie false. Nonostante gli sforzi del presidente Joe Biden – che a differenza del suo predecessore, Donald Trump, rivendica lo status di “modello della libertà di stampa” per gli Usa – gli Stati Uniti hanno guadagnato solo due posti rispetto allo scorso anno, posizionandosi 42esimi nell’indice Rsf.

 

La criminalità organizzata minaccia l’informazione
Nel nostro Paese la libertà di stampa continua a essere minacciata dalla criminalità organizzata e da gruppi estremisti, aumentati in modo significativo durante la pandemia. “La polarizzazione della società italiana durante la pandemia ha colpito i giornalisti, oggetto di aggressioni sia verbali che fisiche durante le proteste contro le misure adottate dalle autorità per combattere il Covid-19”, si legge nel report. Tutto questo ha fatto scendere l’Italia dal 41esimo al 58esimo posto nell’indice.

I modelli democratici
Norvegia, Danimarca e Svezia, ai primi tre posti dell’indice, si confermano come modello democratico per la libertà di espressione. Ma in alcuni Paesi europei la soppressione dei media indipendenti sta contribuendo a una forte polarizzazione in Paesi come la Polonia (66esimo), dove le autorità hanno consolidato il loro controllo sulla radiodiffusione pubblica e la loro strategia di “ri-polonizzazione” dei media privati limitando la partecipazione dei capitali esteri nell’informazione.

A livello internazionale, le democrazie sono indebolite dall’asimmetria tra società aperte e regimi dispotici, che controllano media e piattaforme online per condurre guerre di propaganda. L’invasione dell’Ucraina, al 106esimo posto, da parte della Russia, 155esimo, riflette questo processo in cui il conflitto fisico è stato preceduto da una guerra di disinformazione.

In Russia notizie controllate dal governo
“Quasi due terzi dei russi ricevono le notizie dalla televisione, controllata dal governo, e dai social media russi come VKontakte”, si legge nel report. Da quando la Russia ha invaso l’Ucraina il 24 febbraio 2022, quasi tutti i media indipendenti sono stati banditi, bloccati e/o dichiarati “agenti stranieri”. Tutti gli altri sono soggetti a censura. “Nessun giornalista è al sicuro da leggi draconiane, vagamente formulate”, denuncia Rsf. La legge che vieta la diffusione di “fake news” sulle forze armate russe, pena 15 anni di carcere, è un esempio di questo sistema grazie a cui si diffondono disinformazione e propaganda nel Paese.

Situazione pessima in 28 Paesi
La situazione è classificata come “pessima” in un numero record di 28 Paesi nell’Indice di quest’anno. In Stati in cui la repressione è molto dura la pressione sui giornalisti è aumentata: l’Iran è scesa al 178esimo posto dal 174esimo dello scorso anno e l’Egitto al 168esimo. All’ultimo posto per la libertà di stampa c’è la Corea del Nord, in cui lo stretto controllo dell’informazione rende impossibile il giornalismo indipendente. In Myanmar, 176esimo posto, il colpo di stato del febbraio 2021 ha riportato la libertà di stampa indietro di dieci anni almeno.

In Cina, al 175esimo posto, il governo di Xi Jinping continua a usare il suo arsenale legislativo per confinare la popolazione e isolarla dal resto del mondo, in particolare a Hong Kong che è crollata nell’indice (148esimo posto).

Il 20° Indice mondiale della libertà di stampa di Reporter senza frontiere (RSF) rivela quindi da una parte un aumento di polarizzazione dei media che alimenta le divisioni all’interno dei Paesi, e dall’altra tensioni internazionali dovute a una guerra di propaganda da parte di Paesi come la Russia e la Cina. Effetti di uno spazio informativo caotico e non regolamentato che incoraggiano la diffusione di fake news, di cui i social network diventano cassa di risonanza.

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