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Massa Lubrense in festa per il patrono San Cataldo. La lettera di Don Francesco Saverio Casa

Massa Lubrense oggi celebra la festa del Patrocinio del Vescovo San Cataldo, patrono della città. Per l’occasione Don Francesco Saverio Casa, Rettore della Chiesa di San Paolo in Sorrento, ha inviato una bellissima lettera pubblicata da Lello Acone sul suo blog e che riportiamo integralmente: «Dal Direttorio su Pietà popolare e Liturgia, promulgato dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, si legge: “La celebrazione di una festa in onore di un Santo è senza dubbio un’espressione eminente del culto che la comunità ecclesiale gli rende: la determinazione del “giorno della festa” è un fatto cultuale rilevante. È necessario che la festa del Santo sia accuratamente preparata e celebrata, ciò comporta anzitutto una corretta presentazione della finalità pastorale del culto ai Santi, vale a dire la glorificazione di Dio, mirabile nei suoi Santi, e l’impegno di condurre una vita modellata sull’insegnamento e l’esempio di Cristo. E richiede altresì una corretta presentazione della figura del Santo. Secondo un sano indirizzo della nostra epoca, tale presentazione si soffermerà non tanto sugli elementi leggendari che talora avvolgono la vita del Santo né sul suo potere taumaturgico, quanto sul valore della sua personalità cristiana, sulla grandezza della sua santità e l’efficacia della testimonianza evangelica, sul carisma personale con cui arricchì la vita della Chiesa. Il “giorno del Santo” ha anche una grande valenza antropologica: è giorno di festa. E la festa – è noto – risponde a una necessità vitale dell’uomo, affonda le sue radici nell’aspirazione alla trascendenza. Attraverso manifestazioni di gioia e di giubilo, la festa è affermazione del valore della vita e della creazione. In quanto interruzione della monotonia del quotidiano, delle forme convenzionali, dell’asservimento alla necessità del guadagno, la festa è espressione di libertà integra, di tensione verso la felicità piena, di esaltazione della pura gratuità. In quanto testimonianza culturale, essa mette in luce il genio peculiare di un popolo, i suoi valori caratteristici, le espressioni più genuine del suo folklore. In quanto momento di socializzazione, la festa è occasione di dilatazione dei rapporti familiari e di apertura a nuove relazioni comunitarie. Ma non sono pochi gli elementi che insidiano la genuinità della “festa del Santo” dal punto di vista sia religioso sia antropologico. La festa infatti è partecipazione dell’uomo alla signoria di Dio sulla creazione e al suo “riposo” attivo, non ozio sterile; è manifestazione di gioia semplice e comunicabile, non sete smisurata di piacere egoistico; è espressione di vera libertà, non ricerca di forme di divertimento ambiguo, che creano nuove e sottili forme di schiavitù. Dal punto di vista teologico si dovrà mettere in luce che la processione è un segno della condizione della Chiesa, popolo di Dio in cammino che, con Cristo e dietro a Cristo, consapevole di non avere in questo mondo una stabile dimora (cf. Eb 13, 14), marcia per le vie della città terrena verso la Gerusalemme celeste; segno anche della testimonianza di fede che la comunità cristiana deve rendere al suo Signore nelle strutture della società civile; segno infine del compito missionario della Chiesa, la quale sino dagli inizi, secondo il mandato del Signore (cf. Mt 28, 19-20), si è messa in marcia per annunciare per le strade del mondo il Vangelo della salvezza. Il significato della processione quale “cammino compiuto insieme”: coinvolti nello stesso clima di preghiera, uniti nel canto, volti all’unica meta, i fedeli si scoprono solidali gli uni con gli altri, determinati a concretizzare nel cammino della vita gli impegni cristiani maturati nel percorso processionale».

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