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Intervista al giornalista e scrittore Maurizio Bolognetti, a cura di Maurizio Vitiello. foto

Intervista di Maurizio Vitiello – Risponde il giornalista e scrittore Maurizio Bolognetti.

 

Maurizio Bolognetti è nato a Napoli, il 30 ottobre del 1964.

La nonna paterna era di Ferrandina (MT); vive in Basilicata dal 1991. Giornalista, già membro della Presidenza del Partito Radicale, già membro per quasi 20 anni del Consiglio generale dell’Associazione Coscioni, già membro della direzione di Radicali Italiani, già membro del Consiglio generale dei Club Pannella e del Coordinamento Radicale Antiproibizionista. Referendario, socialista, ecologista, filantropo con venature di misantropia.

In particolare, è follemente innamorato del grande Eduardo De Filippo.

Ultimamente, è stato premiato per la sua attività giornalistica dalla testata on line “Le Sociologie”, in collaborazione con l’”Associazione Nazionale Sociologi – Dipartimento Campania”, che ha organizzato la prima edizione del Premio Giornalistico “Robert Ezra Park” – Sociologi per la Comunicazione, che è stato consegnato sabato 30 Aprile 2022, alle ore 12.00, all’Ordine dei Giornalisti della Campania, Via Cappella Vecchia, 8/B – Napoli (adiacenze Piazza dei Martiri).

E’ intervenuto Franco Picarone, Presidente della Commissione Bilancio della Regione Campania, che ha consegnato, tra gli applausi, il premio.

Sono seguiti gli interventi di Domenico Condurro, Editore della testata on line “Le Sociologie” e Presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi – Dipartimento Campania, Giuseppe Cotarelli, moderatore dell’evento, Direttore Responsabile della testata on line “Le Sociologie”, e di Sergio Mantile, Direttore Editoriale della testata on line “Le Sociologie” e Segretario dell’Associazione Nazionale Sociologi – Dipartimento Campania.

Il premio è consistito nell’opera “Ricordando Robert Ezra Park”, tecnica mista su tela, realizzata dall’artista Maria Pia Daidone nel 2022 – vedi foto a corredo – e in una targa commemorativa.

Da segnalare che la foto con Marco Pannella è stata scattata in Via della Panetteria, il 19 marzo 2016.

 

Ecco l’intervista:

Puoi segnalare tutto il tuo percorso di studi?

Mi definirei un autodidatta. A mo’ di battuta potrei dire sulle orme di Albert Einstein e Leonardo Da Vinci, ma con meno successo e indubitabilmente meno genialità. Scherzi a parte, ho frequentato il liceo scientifico.

Puoi definire e sintetizzare i desideri iniziali?

Una grande passione per la politica e per il giornalismo. Per quasi 40 anni ho militato in tutti i soggetti politici dell’area radicale, ricoprendo incarichi dirigenziali. Una passione nata dopo aver seguito una tribuna politica in cui si confrontavano Marco Pannella e Giorgio Almirante. A ben pensarci non mi definirei radicale, ma Pannelliano e di certo socialista, un socialista che porta con sé e prova a conservar memoria degli “Scritti dell’Esilio” di Carlo Rosselli. Mi piace scrivere e mi piace il giornalismo che da qualche dispiacere ai potenti. Ho sempre pensato di dover far qualcosa per rendere migliore la società in cui viviamo. Spero che un giorno, non molto lontano, tornino di moda parole quali “giustizia sociale”.     

Puoi segnalare i sentieri operativi che avevi intenzione di seguire?

Più che altro la mia è una vita spesa sul sentiero di “guerra”; mi piacciono le cause perse. No, non citerò Bertold Brecht e il suo “ci sedemmo dalla parte del torto”, ma se proprio dovessi rispondere direi che il mio sentiero, la mia rotta, vive nell’onorare quotidianamente convinzioni e non convenienze. Certo sulla mia strada c’è anche qualche anno trascorso da istruttore del Cus Napoli, ma questo è accaduto una vita fa, anche se sento ancora l’odore di Via Mezzocannone e dintorni. 

Quando è iniziata la voglia di affrontare l’ambiente giornalistico e quando la voglia di “produrre letteratura”?

Potrei dire che è iniziata alle scuole medie, quando dedicai intere notti a una ricerca sull’energia e ne venne fuori un dossier che impressionò moltissimo la mia insegnante. Non credo di produrre letteratura, anche se penso di aver scritto delle belle pagine dal punto di vista letterario, almeno così dicono. I miei libri sono uno strumento di lotta, il tentativo di far luce dove cala il buio.

Mi puoi indicare i giornalisti e scrittori qualificati che hai conosciuto e con cui hai operato, eventualmente “a quattro mani”?

Ho conosciuto tanti scrittori qualificati, li frequento ogni giorno guardando quel porto di mare che è la mia libreria. E allora dico che ho conosciuto Albert Camus, Leonardo Sciascia, Franz Kafka, Marguerite Yourcenar, Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi, Karl Popper, Voltaire, Ennio Flaiano e quel Ignazio Silone che nel suo “Uscita di sicurezza” scrive: «La vita, la morte, l’amore, il bene, il male, il vero cambiarono senso, o lo perdettero interamente». Ignazio Silone, lo ricordo a chi non lo sapesse, è stato un politico, uno scrittore e anche un grande giornalista. C’è una frase di Henry Miller che mi capita di rileggere spesso: «Per me il libro è l’uomo e il mio libro è l’uomo che sono, l’uomo confuso, negligente, scriteriato, quell’uomo bramoso, osceno, orfano, pensieroso, scrupoloso, menzognero, diabolicamente sincero che io sono”. Marco Pannella, che è stato il mio mentore e si potrebbe dire il mio maieuta, era anche giornalista. Ho conosciuto Massimo Bordin e molti altri, l’elenco sarebbe lungo, ma ne citerò alcuni: Carlo Vulpio, Oreste Lo Pomo, Giulio Cainarca. Ho avuto rapporti con la redazione di Report dalla quale sono stato anche intervistato, ma, ripeto, non credo sia il caso di fare un elenco.

Quali sono stai i tuoi passaggi giornalistici tra carta stampata, radio e web?

Premesso che negli ultimi 40 anni sono migliaia i miei interventi pubblicati da testate locali e nazionali non necessariamente in veste giornalistica, ho iniziato la mia attività collaborando con il settimanale “Il Resto”, che aveva come sottotitolo “quello che gli altri non dicono”; ho collaborato con Agenda Coscioni e poi con Radio Radicale, per la quale ho realizzato circa 2000 servizi, inchieste e reportages. Attualmente collaboro a titolo gratuito con Radio Libertà e con chiunque voglia ospitare i miei interventi e le mie riflessioni.

Quali sono i tuoi libri da ricordare?

Al momento ne ho scritti quattro, ma non poniamo limiti alla provvidenza e al dio della scrittura: “La peste italiana. Il caso Basilicata”, “Le mani nel petrolio ovvero da Zanardelli a Papaleo passando per Sanremo e Tempa Rossa”, “Buchi per terra ovvero cinquanta sfumature di greggio” e l’ultimo arrivato “La settima dose ovvero dosi di antidemocrazia e anti-stato di diritto nell’Italia dell’emergenza sanitaria e democratica”. Dai titoli avrai di certo capito che sono un ammiratore di Lina Wertmuller.

Puoi definire i temi che hai trattato? Ma dentro c’è la tua percezione del mondo, forse, ma quanto e perché?

Nei primi tre ho di certo trattato questioni ambientali-ecologiste, ma tutti e quattro sono libri di denuncia, figli di inchieste condotte sul campo. In tutti credo di aver parlato di democrazia, diritto alla conoscenza, diritti umani e della nostra vilipesa Costituzione. Direi di sì, i miei libri rispecchiano la mia visione del mondo, della vita e di ciò che per me rende la vita degna di essere vissuta. È mia profonda convinzione che il diritto alla conoscenza sia un diritto umano che dà forza, sostanza e contenuto alla parola democrazia. Democrazia e diritto alla conoscenza sono sinonimi.

Quali piste e tracce di maestri hai seguito?

Benedetto Croce diceva che ogni mattina il buon giornalista deve dare un dispiacere a qualcuno.

Pensi di avere una visibilità congrua?

Sono stato per anni una delle voci più note di Radio Radicale. Da 7 mesi quel microfono mi è stato sottratto. No, in rapporto a quel che ho prodotto direi che sono stato oggetto spesso di censure e rimozioni. A maggior ragione sono davvero grato a “Le sociologie” e ad ANS – Campania che hanno dato valore al lavoro che ho provato a svolgere.

Quanti “addetti ai lavori” ti seguono?

Credo davvero tanti. Negli ultimi anni mi hanno definito un “influencer”, odioso anglicismo, e come tale sono stato intervistato in più occasioni.

Quali linee operative pensi di tracciare nell’immediato futuro?

Spero di non perdere la voglia di scrivere e di battermi per le cose in cui credo. L’isolamento, che deriva dall’andare controcorrente, può produrre effetti devastanti anche in termini di impoverimento delle capacità di linguaggio. Puoi ammazzare un uomo annientando la sua identità.

I “social” t’appoggiano, ne fai uso?

Dubito che Facebook mi appoggi, ma se mi stai chiedendo se ho un seguito in termini di followers, la risposta è sì. Poi tocca fare i conti, ahimè, con quella che ho definito la “democrazia dell’algoritmo”. Tempo fa ho rischiato la cancellazione del mio canale Youtube, poi i padroni del network che ricoprono i panni di giudice, giuria e pubblico ministero hanno fatto una clamorosa marcia indietro che avrebbe meritato di esser conosciuta.

Perché il pubblico dovrebbe ricordarsi dei tuoi diversi impegni?

Intanto occorre avere la possibilità di averlo un pubblico e non essere costretti in una ridotta con l’elmetto in testa. Sarei davvero felice di poter essere giudicato e valutato da milioni di persone. Raramente mi è capitato.

Prossime mosse?

Non navigo a vista, ma dico un giorno alla volta.

Che futuro prevede nell’immediato post-Covid-19 e post guerra Ucraina-Russia?

C’è un post-Covid? Spero che finalmente si dia spazio a un dibattito che non c’è stato e che emergano un po’ di questioni che ho provato a portare alla luce e a far conoscere in questi due anni. Tira una brutta aria ed è aria di censura e pensiero unico. Sono preoccupato per il costante deterioramento della qualità delle nostre democrazie. Mi piacerebbe davvero tanto poter parlare della natura di questo capitalismo e di sempre possibili nuove forme di totalitarismo. Il bacillo de “La peste” non muore mai, per dirla con il dr. Rieux.

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