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Giovanni Marino e la vita nel collegio di Maiori

Giovanni Marino e la vita nel collegio di Maiori. Ne parla Gennaro Picone in un articolo del quotidiano Il Mattino, ne pubblichiamo solo uno stralcio per l’interesse che ha per la Costiera amalfitana di cui ci occupiamo 

Aveva sette anni Giovanni Marino quando prese il posto del fratello Michele al collegio “Stella Maris” di Maiori. Era l’ottobre del 1957 e l’opportunità veniva dall’azione condotta dal Centro italiano femminile nelle zone economicamente più disagiate dell’Irpinia: grazie soprattutto ai fondi del Piano Marshall si offriva ai ragazzini la possibilità di completare almeno il ciclo delle scuole elementari, oltre a garantire pasti magari non abbondanti ma regolar, sistemazioni decenti se non precisamente entusiasmanti, un minimo di controllo sanitario che comunque non avrebbero avuto. A gestire la struttura di Maiori – sulla costiera amalfitana amata da Roberto Rossellini che lì aveva ambientato due episodi di “Paisà”, “Amore”, “La macchina ammazzacattivi” e il finale di “Viaggio in Italia” – erano le Suore Serve di Maria Riparatrici: burbere e severe, in alcuni momenti addirittura crudeli pur con qualche impensabile squarcio di tenerezza e di calore umano. L’8 luglio del 1950 un giovanissimo Biagio Agnes, giornalista al “Corriere dell’Irpinia” ne aveva scritto in una sorta di reportage sul pullman che portava i primi 150 bambini dalla provincia di Avellino alla Colonia Permanente di Maiori, non potendo non descrivere “i volti emaciati ma sorridenti” che sarebbero stati accolti dalla superiora Flaviana Venturi. Lo “Stella Maris” nei momenti di maggiore affluenza contò anche un migliaio di sopiti bisognosi. “Nessun bambino dovrebbe finire in un reclusorio per un pezzo di pane”, è la considerazione di Giovanni Marino parafrasando Giuseppe Di Vittorio. Lui arrivava da Nsco, anzi: dalla libertà dei vicoli nuscani, e in collegio sarebbe rimasto fino ai dodici anni, al maggio del 1962, contando i chilometri e tornanti dei cinque viaggi di ritorno, mai per le vacanze di Pasqua e Natale trascorse invece in camerata e spesso in solitudine. Troppo repressiva e insopportabile la vita allo “Stella Maris”, lontano dal padre e dalla madre, nonostante le nuove amicizie, le complicità costruite, i rapporti che non si sarebbero cancellati, la scoperta del mare e del mondo. Una volta rientrato a casa, rimosse il ricordo di tutto ciò, fino a disperderlo tra le nebbie più fitte. Poi succede che qualcosa lo faccia riemergere, un dettaglio come i calzoncini corti che un giorno scivolano per il venir meno di un elastico o la circostanza di un viaggio che inconsapevolmente conduce sui luoghi antichi. Allora la trama si ricompone: la spirale della memoria rimanda a ulteriori recuperi, insperate epifanie di personaggi e luoghi che si affollano nella mente. Occorre dimettere ordine e tracciare una linea narrativa in grado di dare un senso a un brano di esistenza tanto denso e importante. “Cinque anni a Maiori nel collegio Stella Maris” ne è il risultato (Mephite, pagg.255, euro 15).. sul Mattino di Napoli nelle pagine di Salerno l’articolo integrale su queste belle pagine sulla Costa d’ Amalfi

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