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Solidarietà del giornalista di Amalfi Sigismondo Nastri a Mons. Giuseppe Giudice, attaccato per aver vietato le processioni

E’ di oggi la notizia di quanto accaduto in diversi comuni nell’Agro Nocerino Sarnese dove sono stati affissi dei manifesti funebri contro la decisione del Vescovo della Diocesi Nocera Inferiore-Sarno Mons. Giuseppe Giudice il quale, come forma di prudenza per l’emergenza Covid ancora in corso e per rispetto di quanto sta accadendo in Ucraina, ha deciso di sospendere le processioni religiose fino a data da destinarsi. Sul delicato argomento riportiamo la riflessione del giornalista di Amalfi Sigismondo Nastri: «In tanti anni di giornalismo in Costiera ho raccontato le feste di Amalfi e Maiori, prendendomi pure qualche tirata d’orecchio (come quando ne definii una…hollywoodiana). Sostengo da tempo che le processioni, come sono adesso, hanno poco a che vedere con la fede. Sono spettacolo, folclore, business. Nemmeno in linea con la tradizione trasmessaci dagli antenati.
Una volta il popolo seguiva la statua con devozione – c’era chi, per voto, camminava a piedi scalzi -, pregando. Oggi la gente è ferma sul marciapiede armata di smartphone pronta a scattare foto e registrare video da postare su facebook o su youtube. Il rientro, di corsa (e mi riferisco qui ad Amalfi, a Maiori), è salutato con applausi e grida di gioia come se si trattasse del momento culminante di una corrida.
Vale per tutte le processioni. Anche per quella di san Matteo a Salerno, che va oltre: sei statue – s. Ante, s. Fortunato, s. Gaio, s. Giuseppe, s. Gregorio VII, s. Matteo -, infiocchettate e addobbate pacchianamente (posso dirlo senza il rischio di essere mandato al rogo?), sei bande musicali.
Quando si entra nelle chiese ci si preoccupa di andare a toccare le immagini dei santi – più ce ne sono e meglio è – spesso dimenticando che il centro della nostra fede, la ragione stessa del nostro sentirci cristiani, è la presenza viva di Gesù – “quel pane vivo disceso dal Cielo” – nel tabernacolo.
Si fa strada una fede che – consentitemi l’espressione – rasenta l’idolatria.
La Chiesa, di solito, lascia correre. A volte se ne compiace. E quando cerca di mettere ordine, in una materia che religiosa e quindi di sua competenza, ecco che viene contestata. Succede oggi col vescovo di Nocera, come ad Amalfi nel 1945 con Mons. Demetrio Moscato e, in epoca successiva, con Mons. Nolando Nuzzi.
A Mons. Giudice, che ho avuto il piacere di conoscere e apprezzare, esprimo la più sentita e convinta solidarietà».

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