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Piano di Sorrento, il racconto del lunedì del Prof. Ciro Ferigno dedicato a Giosuè Perrella: “La scatola vuota

Piano di Sorrento. Riportiamo il racconto del lunedì del Prof. Ciro Ferrigno dedicato a Giosuè Perrella, per tanti anni Priore dell’Arciconfraternita Morte ed Orazione e scomparso nel settembre 2021 a pochi giorni dalla solennità di San Michele Arcangelo: «La sua grande storia d’amore per le processioni del Venerdì Santo era iniziata tanti, tanti anni prima, nell’immediato secondo dopoguerra, quando si era trovato dinanzi la grossa scatola di cartone, vuota. Le vesti nere erano finite, non avrebbe potuto partecipare alle processioni.
In quegli anni l’Arciconfraternita della Morte ed Orazione aveva sede in alcuni locali a pian terreno dell’antico palazzo della Granpiazza, le vesti erano poche, una ottantina in tutto, sdrucite e rattoppate; negli anni difficili della guerra nessuno aveva pensato di farle arieggiare, meno che meno di farne delle nuove. Il bambino pianse amaramente, dinanzi a quel cartone vuoto, ma senza provare risentimento o rancore; quella veste sarebbe diventata lo scopo della sua vita, necessaria per appartenere al Venerabile Sodalizio, ma ancor di più per sentirsi parte di un popolo, fiero delle sue tradizioni e della sua storia. Con gli anni avrebbe offerto al Cristo sofferente dei giorni di passione, tutto se stesso, sentendo il bisogno di purificarsi nella penitenza, nel canto del Miserere: “Purificami, Signore e sarò più bianco della neve!” Camminando con gli incappucciati sentiva di poter dialogare con Dio e chiedergli perdono per tutte le colpe ed i peccati che lo opprimevano.
Anno dopo anno dal coro del Calvario passò al Miserere, portò la Croce, vari martiri, fu cerimoniere, fino a diventare Priore. Amava le tradizioni di Carotto, la festa della Madonna delle Grazie, il Corpus Domini, San Michele, ma appena si spandeva nell’aria il profumo delle fresie e delle viole, appena fiorivano i mandorli ed i peschi, era al suo posto nella Confraternita per mettere in ordine i sacchi, lucidare gli argenti, spolverare i martiri, aprire lo stendardo e preparare tutte quelle cose necessarie per le processioni pasquali. Era attento a che ognuno avesse la sua veste, fino all’ultimo bambino, memore delle sofferenze di quel giorno lontano. Quando, in processione, sfilava per il Corso, poggiandosi al bastone del priorato col teschio d’argento, aveva gli occhi bassi e sentiva dietro i suoi passi quelli di tutti i priori che lo avevano preceduto, vedeva dinanzi i bambini coi cestini dei fiori nei quali riconosceva la propria infanzia e i confratelli del futuro, intravedeva quelli che avrebbero governato il Sodalizio nel tempo che sarebbe venuto. Giunsero gli anni bui del Covid a fermare tutto coi melanconici inni dai balconi dagli stereo a tutto volume e la tristezza del vuoto, il conteggio dei morti e dei contagi come ai tempi antichi della peste o del colera. Pensò agli scatoloni chiusi negli armadi, pieni di vesti non utilizzate e gli venne una stretta al cuore fino a capire quanto era stato dolce, in quel tempo lontano, piangere dinanzi ad una scatola vuota.
Vecchio e malato, sapeva che non avrebbe mai più rivisto le sue amate processioni, sentiva che la vita lo abbandonava mentre, tutto intorno, il virus continuava la sua corsa con alti e bassi fino a rendere muta e triste anche la seconda Settimana Santa di pandemia, quella del ventuno, con l’inutile profumo delle fresie e delle violacciocche, buone solo per i cimiteri.
Verso la fine di settembre, durante la Novena di San Michele una sera si alzò un vento impetuoso e l’uomo, sospeso tra la vita e la morte, vide passare sotto casa la processione nera della notte. Dapprima i tamburi lontani, la luce dei primi lampioni e, in uno sbuffo di vento, la nera vela che si gonfiava fino a piegarsi, quasi un inchino… poi la croce solitaria, il labaro ed il coro dei bambini: era come se quel canto struggente provenisse dalle radici degli ulivi secolari, custodi del tempo che passa inesorabile sugli uomini e la storia. Nel frangersi delle ondate di vento sui vetri delle finestre, ascoltò il Miserere. Poi vide la Vergine Addolorata con il mantello aperto dal vento, come a voler coprire lui stesso e tutto il popolo genuflesso ai bordi della strada. Giosuè lasciò questo mondo, mentre le campane a gloria annunziavano la prossima festa dell’Arcangelo Michele».

Piano di Sorrento, il racconto del lunedì del Prof. Ciro Ferigno dedicato a Giosuè Perrella: “La scatola vuota

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