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Piano di Sorrento: ci sono tutti gli antichi basoli delle rampe di accesso a Marina di Cassano ? foto

Piano di Sorrento ( Napoli )  ci sono tutti gli antichi basoli delle rampe di accesso a Marina di Cassano ? Lavori in ritardo e disagi per i cittadini del piccolo borgo di Piano di Sorrento, che da accesso anche alla spiaggia di Santa Caterina di Sant’Agnello. La stagione turistica è finalmente iniziata anche in penisola sorrentina, dopo due anni di pandemica da Covid – 19, ma continuano i disagi. Precisiamo che sono i cittadini che ci fermano e gli diamo voce “Vi siete chiesti se gli antichi basoli ci sono tutti e come verranno riutilizzati? Lo sapete che hanno un costo e un valore elevato?”, sinceramente no. A quanto pare hanno due secoli di storia , e, a quanto ci riferiscono, sono stati posti nei pressi della Scuola Carlo Amalfi, ma non sembrano molti rispetto a quelli preesistenti. Ovviamente non sappiamo se è stato fatto, almeno grosso modo, un inventario, se c’è un controllo e un monitoraggio e come verranno riutilizzati. Ambasciator non porta pena, c’è chi nell’amministrazione Cappiello non ci crede, ma vi assicuriamo che i cittadini ci fermano per strada o ci contattano per segnalarci i disagi, non guardiamo al passato ma al presente e al futuro, consapevoli che bisogna agire per il meglio del paese..  Dobbiamo dire che questo aspetto ci era sfuggito, diciamo ai nostre lettori non carottesi di che parliamo, del rivestimento che aveva la sede stradale che porta a Marina di Cassano ( a proposito storicamente venendo da Meta c’era una galleria, poi crollata, che arrivava fino all’acqua pazza, insomma c’è molto da sapere parlando con i cittadini..)

Cosa sono i basoli?

 Il basolo (o basola) è una lastra di roccia di origine vulcanica o calcarea, o altra pietra tenace, di notevole peso e dimensioni (spesso 50×50 cm o 60×60 cm), impiegata per le pavimentazioni stradali.

Il termine “basolato” indica invece un tipo di pavimentazione stradale utilizzato inizialmente dagli antichi Romani (primi nella storia a far uso, appunto, di basoli) tanto per le vie urbane quanto per le vie di collegamento fra Roma e le varie regioni dell’Impero, onde permettere una maggiore fluidità nei trasporti. La pietra che veniva usata all’epoca era la leucitite, erroneamente chiamata selce.

L’aspetto della pavimentazione è piuttosto variabile secondo il grado di squadratura e planarità del pezzo utilizzato passando da semplici massicciate di battuto rinforzate da scapoli di pietrame, a basolati di ciottoli piuttosto tondeggianti a vere e proprie lastre perfettamente planari e ben accostate.

Comunemente si intende oggi indicare col termine di basolato la tecnica di pavimentazione stradale adottata, a partire dai primi anni del Settecento, in tutto il Meridione, che prevede un perfetto accostamento di conci di forma squadrata e perfettamente planari sulla superficie carrozzata. Nel 1711 a Cava dei Tirreni si dà mano alla basolatura della strada principale adottando l’esplicita dizione di vasolo squadrato da preferirsi a quello tondo (“acciottolato”). Nel secolo successivo, il basolato sarà la pavimentazione di riferimento per tutte le piazze e le strade cittadine e molti capitolati d’appalto riportano puntigliose descrizioni della forma e della dimensione del basolo secondo l’uso (marciapiede, carreggiata, cunetta per l’acqua).

Il materiale per la pavimentazione di un basolato è sempre una pietra di eccezionale durezza, non segabile ma solo scalpellabile. Spesso era lavorata a martellina a punte per ricavare la planarità desiderata. A Cava dei Tirreni venne utilizzata pietra dura proveniente da Portici, mentre su altri contesti in cui era disponibile pietra dura vulcanica fu utilizzata quest’ultima. In Terra d’Otranto è utilizzato il calcare (di Soleto o di Castro, nel Barese la pietra di Trani o Apricena). In ogni caso la pietra doveva resistere alla consunzione anche al passaggio delle pesanti ruote ferrate dei traini e delle carrozze evitando la formazione del solco di carreggiata.

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