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Piano di Sorrento , Amen per una domenica in Albis, il Vescovo Arturo recita Quasimodo per i Vespri di Pasqua a San Michele segui la diretta

Piano di Sorrento , Amen per una domenica in Albis, il Vescovo Arturo recita Quasimodo per i Vespri di Pasqua a San Michele. Il Vescovo di Avellino, nato a Vico Equense, ma legato alla Chiesa carottese in maniera profonda, colpisce sempre per le sue parole che ha radicato in molti sacerdoti, stasera ha detto “Bisogna ripensare la Misericordia”, anticipando in qualche modo la prossima domenica

Amen per la Domenica in Albis
Non m’hai tradito, Signore:
d’ogni dolore
son fatto primo nato.
(S. Quasimodo)
DOMENICA DELLA MISERICORIA o DOMENICA IN ALBIS
La prima domenica dopo Pasqua, oggi intitolata alla festa della misericordia, è tradizionalmente nota come domenica in albis.
La locuzione latina in albis (vestibus), tradotta letteralmente, significa in bianche (vesti). Ai primi tempi della Chiesa, infatti, il battesimo era amministrato durante la notte di Pasqua, e i battezzandi indossavano una tunica bianca che portavano poi per tutta la settimana successiva, fino alla prima domenica dopo Pasqua, detta perciò “domenica in cui si depongono le vesti bianche” (in albis depositis o deponendis).
Nel calendario luterano, l’equivalente della domenica in albis è la domenica Quasimodogeniti.
Per i francesi, invece, riportiamo la tradizione con la relativa definizione : Dans le calendrier chrétien, différents termes désignent le premier dimanche après Pâques: fête de la quasimodo, deuxième dimanche de Pâques, dimanche in albis, ou dimanche de Saint-Thomas.
(Trad: Nel calendario cristiano differenti termini indicano la prima domenica dopo Pasqua: Festa della quasimodo , seconda Domenica di Pasqua, Domenica in Albis o Domenica di S. Tommaso)
Ci sembra pertanto doveroso, in questa così anomala prima Domenica dopo Pasqua , parlarVi di un argomento che abbiamo descritto nel nostro libro “QUASIMODO E ROCCALUMERA, io non ho che te cuore della mia razza “ (vedi pag. 22, 1° edizione).
Il cognome QUASIMODO, in origine accentato sulla “i”, trae proprio origine da questa festività cristiana, la Dominica in Albis, molto più chiaramente per i francesi, Domenica Quasimodo, e per i luterani Quasimodogeniti. E trae, pertanto, origine dal seguente verso : Quasi modo geniti infantes, alleluia: rationabile, sine dolo lac concupiscite. (I Petr. II, 2).
Così le suore inventarono un cognome unendo le prime due parole del verso “Quasi modo“.
Nella pubblicazione, sopra richiamata, che abbiamo realizzato in stretta collaborazione con Alessandro Quasimodo, ricostruiamo la storia di questo cognome partendo dalla vicenda umana del Capostipite, il ferroviere Vincenzo Quasìmodo.
Vincenzo Quasimodo nasce nel 1843. Pare che la madre fosse una nobile messinese da poco rimasta vedova che intratteneva una relazione con un ricco taorminese, proprietario terriero con fondi agricoli nella odierna Giardini Naxos, forse coniugato, di cui si conosce informalmente il cognome …ed anche il nome: GAETANO. Tale nome fu poi imposto al suo primogenito, padre di Salvatore, ma ad abundantiam, anche ad una figlia, quella zia Tanina che restò sempre “la zia del cuore“ di Totò, come veniva chiamato a casa il Poeta.
Per evitare lo scandalo il bambino, appena nato, fu affidato alle suore senza che i genitori lo riconoscessero con i loro cognomi. Pertanto venne rivelato come “Figlio di n.n. “.
Vincenzo Quasimodo si trovò a vivere a Roccalumera, dove si sposò con Rosa Papandrea, discendente di esuli greci che, dopo essere arrivati in Sicilia, avevano italianizzato il loro cognome originario “Papandreu”.
Si trattava di una famiglia abbastanza numerosa ed alcuni membri della stessa avviarono una fiorente attività per la lavorazione della seta, realizzando la nota Filanda Papandrea, prezioso monumento di archeologia industriale, oggi palazzo della Cultura del Comune di Roccalumera.
Vincenzo Quasimodo e Rosa Papandrea ebbero ben 9 figli. Vissero a Roccalumera , tranne brevi periodi di trasferimenti del ferroviere Vincenzo in altre località siciliane, tra le quali Aragona.
La casa di famiglia dei Quasimodo fu sempre posta sulla Via principale, dopo l’Unità d’Italia divenuta Via Umberto I, oggi facilmente riconoscibile grazie alla lapide marmorea posta dal Comune di Roccalumera per ricordare come nel dicembre 1959 , il Poeta Salvatore Quasimodo, vincitore del Premio Nobel per la Letteratura“ tornò per portare al Padre Sig. Gaetano , capostazione in pensione, il prestigioso premio appena ricevuto a Stoccolma dalle mani del Re di Svezia.
Salvatore Quasimodo dedicò a questa festività i noti versi di un breve componimento
Amen per la Domenica in Albis
Non m’hai tradito, Signore:
d’ogni dolore
son fatto primo nato.

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