Quantcast

Marea Art Project: l’intervista ad Imma Tralli e Roberto Pontecorvo

Più informazioni su

Marea Art Project: l’intervista ad Imma Tralli e Roberto Pontecorvo. Un nuovo programma di residenze artistiche e scambi culturali che vede la costiera amalfitana come paesaggio ospitante. Una meraviglia dentro una meraviglia, che tiene conto del passato e della storia di un luogo così importante per intellettuali e studiosi, e che desidera risvegliare dal torpore attuale questo posto immaginifico, per il presente e futuro che verranno. Ne abbiamo parlato con i fondatori di Marea Art Project: Imma Tralli e Roberto Pontecorvo.

Ci potete descrivere vision e mission di Marea Art Project? E la genesi del nome, molto fresco e mobile?

Marea Art Project nasce dalla volontà di creare nuove opportunità di dialogo e nuovi sguardi sulla costiera per far sì che, da luogo di fruizione effimera e passeggera, torni a essere uno spazio di creazione e sperimentazione artistica. Nel corso dei secoli, infatti, la costiera ha attratto intellettuali, artisti, scrittrici e scrittori che, bagnati dalla luce mediterranea e dalla brezza marina della costa, si sono lasciati ispirare dall’incontro con le maestranze locali legate alla lavorazione dei tessuti, della carta e delle ceramiche. Intendiamo riattivare questo movimento, posizionando la costiera amalfitana come centro diffuso di ricerca e sperimentazione di respiro internazionale, tra il ritmo perpetuo delle onde, del tempo e del passato che affiora attraverso il presente. Quando abbiamo pensato al nome, non poteva di certo mancare il riferimento al mare: vivere in costiera significa instaurare un rapporto profondo e costante con l’acqua, una vastità di mare che ti riempie lo sguardo ogni volta che apri la finestra. Inoltre, la definizione stessa del termine “marea” era perfettamente in sintonia con la nostra esigenza di far riemergere l’esperienza delle artiste e artisti che nel corso del Novecento hanno lavorato e vissuto in questo territorio per riconnetterla alla contemporaneità, in una oscillazione tra riscoperta delle pratiche contemporanee e immersione nel passato, come l’alta e bassa marea. In più, il termine marea ci piaceva perché ha anche una connotazione politica forte. È un termine che ricorre spesso nelle manifestazioni per la rivendicazione dei diritti nelle città latinoamericane, ma anche in Spagna. È un invito a essere marea insieme inondando le piazze, riconquistando e riattivando così gli spazi.

Com’è composto il vostro team? Ci raccontate brevemente chi siete, e le vostre formazioni?

Siamo Imma Tralli e Roberto Pontecorvo. Imma, di Matera, si laurea in storia dell’arte tra l’Alma Mater Studiorum di Bologna e l’Université Libre di Bruxelles, con un master in Digital Marketing presso la CEI di Madrid. Roberto, di Praiano in costiera amalfitana, è laureato in Relazioni Internazionali tra l’Alma Mater Studiorum di Bologna e l’Università degli Studi di Siena, con Master in Studi Europei tra Siena, Cracovia e Bruxelles. Imma negli anni matura esperienze in musei e centri d’arte contemporanea tra Bruxelles e Madrid; Roberto è il co-creatore di Praiano NaturArte, progetto di rigenerazione urbana presentato anche all’Obama Foundation Summit di Chicago. Dopo esperienze di lavoro tra Bruxelles e Madrid, decidiamo di tornare in Italia e in costiera amalfitana diamo vita a Marea.

Marea Art Project non sarebbe stata possibile senza Stefano Collicelli Cagol, l’abbiamo pensata in dialogo con lui ed è stato un bellissimo percorso di ricerca e crescita per noi. Ci siamo conosciuti anni fa, grazie a una serie di fortunate coincidenze, quando vivevamo a Madrid. Tra le tante persone incontrate in tutti questi anni abbiamo subito pensato a Stefano quando Marea non aveva neppure un nome ma era solo un’idea.

Attualmente Stefano è il direttore del Centro per L’arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato. È Curator at large presso By Art Matters in Hangzhou ed è stato curatore della Quadriennale d’arte 2020 Fuori di Roma. Ha ottenuto il suo PhD in Exhibition History al Royal College of Art di Londra.

Qual è stata l’urgenza che vi ha portato a far nascere un progetto di questo tipo?

La costiera ha un tessuto sociale molto vivo, sia dal punto di vista delle tradizioni legate al mare, alla terra ma anche agli antichi mestieri come l’artigianato, basti pensare alla tradizione della ceramica di Vietri sul Mare o alla moda di Positano. Con i suoi villaggi aggrappati alle rocce, è un unicum di saperi, culture, influenze di straordinaria ricchezza.

Sta accadendo però che negli ultimi anni qualcosa si è interrotto. La costiera sembra vivere una non vita: muore d’estate tra smog e file chilometriche, quando i ritmi della stagione estiva impongono giornate lavorative anche di dieci ore, e muore d’inverno quando hotel, ristoranti, bar (uniche attività presenti sul territorio, salvo qualche biblioteca e un cinema) chiudono. Questo tipo di discorso ha fatto sì che la comunità si sia chiusa su se stessa e che le nuove generazioni non abbiano spazi di crescita e confronto.

Marea nasce come alternativa a questa tendenza. Intende infatti ripopolare la costiera di artisti, riconnettendola così a una storia che sembra essersi interrotta circa 30 anni fa, quando questo posto era il luogo prediletto di intellettuali, che erano accolti e integrati nella comunità. Le residenze di Marea avvengono nel periodo invernale per riattivare i processi sul territorio. Sappiamo che è un obiettivo ambizioso, è per questo che contiamo sulla creazione di sinergie con gli enti del territorio, della regione e del tessuto nazionale.

Che ruolo ha o dovrebbe avere l’arte contemporanea oggi? E cosa pensate dell’attuale sistema dell’arte?

Dal nostro punto di vista, di fronte alle esigenze e urgenze contemporanee, l’arte dovrebbe avere un ruolo politico facendo emergere tutte quelle posture o linguaggi che gli schemi sociali vorrebbero tenere ai margini. Al contempo, dovrebbe attivare un dialogo con i luoghi e con chi li abita, attraverso modelli partecipativi e relazionali. Un’arte che si faccia carico delle resistenze sociali per farle esplodere in tutta la loro contraddittorietà. Un’arte capace di occupare lo spazio, di viverlo e riattivarlo.

Nel corso delle nostre esperienze sia in Italia che all’estero, abbiamo spesso percepito il sistema dell’arte contemporanea come chiuso e autoreferenziale. Noi amiamo gli spazi aperti, senza troppi confini. È per questo che Marea Art Project ha un approccio transdisciplinare. Si rivolge a professionisti dell’arte visiva ma anche della danza, della musica, del cinema, della letteratura, del teatro e di altre discipline come l’antropologia, la filosofia, l’architettura, il design, la moda, la scienza.

Marea è un mare aperto di possibilità. L’unico limite possibile è quest’orizzonte che separa il cielo dal mare.

Che rapporto ha Marea Art Project con i social e dove è possibile seguirvi?

Marea ha una vita social molto attiva. Per questa prima residenza ci ha molto appassionato narrare gli scambi avvenuti sul territorio, raccontando gli incontri tra gli artisti e la comunità locale ma anche il processo alla base della restituzione del percorso di residenza.

A breve, accanto al programma di residenze, lanceremo M.A.P. un progetto di ricognizione e mappatura dell’esperienza di intellettuali, artisti, scrittori e scrittrici che nel corso del XX secolo hanno attraversato e vissuto in costiera amalfitana, dando talvolta vita a intense stagioni artistiche di respiro internazionale.

Si può seguire il flusso della Marea attraverso i nostri canali Instagram, Facebook, TLinkedIn ma anche su YouTube per un’immersione tra le esperienza degli ospiti in residenza ma anche per conoscere le testimonianze di chi custodisce la memoria storica della costiera amalfitana che abbiamo già iniziato a documentare.

Ci raccontate le vostre prime collaborazioni/residenze? Su chi sono ricadute le scelte?

La prima edizione di Marea Art Project, Marea 21, ha visto la partecipazione della scrittrice e artista visiva Giulia Crispiani, vincitrice del Premio Giovani Collezionisti per Quadriennale d’Arte Fuori di Roma 2020, e del curatore e ricercatore indipendente Michele Bertolino, coordinatore del Young Curators Residency Programme e curatore del public program di Verso presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Grazie alla collaborazione di Carol LeWitt, mecenate e moglie dell’artista americano Sol LeWitt, abbiamo avuto l’opportunità di ospitarli a Casa L’Orto, il meraviglioso complesso di proprietà di Carol risalente al XVII secolo che sorge a Praiano, nel verde degli orti biologici disposti lungo i tredici terrazzamenti. Dalla residenza di Giulia e Michele nascerà un libro che sarà un tributo al Sunrise and Sunset at Praiano di Sol LeWitt pubblicato nel 1980, una collezione di foto medio formato di osservazione letterale del cielo di Praiano, con le sue infinite albe e tramonti ogni giorno diversi.

Inoltre, durante Marea 21, abbiamo avuto l’opportunità di ospitare per qualche giorno a Casa L’Orto anche Alessandro Cane, studios, ufficio stampa e social media manager del Pirelli Hangar Bicocca di Milano che ha arricchito ulteriormente le riflessioni di Giulia e Michele. È stato con noi anche lo scrittore e regista campano Ciro Apicella, laureato all’American Film Institute di Los Angeles. Ospite della meravigliosa Casa Tuti di proprietà di Sandra Belcredi, Ciro che ha documentato il processo e gli scambi avvenuti durante la residenza, immergendosi a pieno nel contesto locale. Da Marea 21, nascerà infatti anche un docufilm.

L’aspetto più interessante di questa prima residenza è stato sicuramente coinvolgere un’artista e un curatore con una predisposizione e apertura all’ascolto nella loro pratica sia artistica che curatoriale. Infatti, Giulia e Michele sono riusciti a tessere una loro mappa emotiva di Praiano e non solo, grazie soprattutto all’incontro con la comunità locale, le loro storie e racconti vivi spesso solo nella tradizione orale. Al contempo, si sono lasciati ispirare da un altro tipo di pensiero, più lento e intimo rispetto alla frenesia estiva, dedicando tempo alla ricerca e allo studio. Hanno avuto accesso a un punto di vista privilegiato sulla costiera.

Un piccolo spoiler di progetti futuri, e come è possibile partecipare alle vostre residenze?

Nel silenzio apparente della costiera d’inverno, tra fine marzo e aprile, poco prima dell’inizio della stagione turistica, si sta preparando una nuova marea. Anche in questo caso ospiteremo due persone interessate ad approfondire il contesto locale attraverso la scrittura, con possibilità di dialogo con l’ambito cinematografico.

Inoltre, stiamo creando canali e collaborazioni con altre residenze artistiche tra Spagna e Belgio ed è in cantiere un bellissimo progetto musicale con Londra. Vi terremo al corrente.

Per quanto riguarda le modalità di accesso al programma di residenze, la partecipazione è su invito ma siamo aperti a ricevere candidature spontanee. Ciò che conta per noi è che il progetto di ricerca abbia una relazione significativa con il territorio. Per il futuro, inoltre, stiamo lavorando alla creazione di una rete di residenze artistiche lungo i 45 km di costa affinché tutta la costiera possa diventare un laboratorio di sperimentazione contemporanea, affacciato sul Mediterraneo. Venite a trovarci!

Fonte https://wsimag.com/

Più informazioni su

Commenti

Translate »