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Il dolore del parroco per la morte del ragazzo di 19 anni a Torre del Greco

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Il dolore del parroco per la morte del ragazzo di 19 anni a Torre del Greco ”La madre si è stretta a me. Ha pianto. Era giusto che la lasciassi sfogare. Il padre invece era pietrificato nel suo dolore. Mi ha detto: ‘Com’è possibile? E’ sceso alle 22:10 e alle 22:25 ci hanno chiamati per comunicarci quanto era accaduto”’.

A parlare è don Giosuè Lombardo, parroco della basilica di Santa Croce, la chiesa – come racconta lo stesso prete – all’esterno della quale Giovanni Guarino e Nunzio A., il ragazzo ucciso a coltellate e il suo amico e coetaneo ferito gravemente domenica sera nel quartiere Leopardi di Torre del Greco, erano abituati a ”stazionare con il solito gruppetto di amici”.

Don Giosuè, assieme al sindaco Giovanni Palomba, quest’oggi è andato a trovare i genitori dei due ragazzi rimasti vittime della rissa costata la vita a Giovanni Guarino, ucciso con una coltellata al cuore: ”Hanno gradito la nostra vicinanza – prosegue il parroco di Santa Croce – e sicuramente ci tornerò anche nei prossimi giorni. Ma in questi casi le parole dicono poco. Ora bisogna pensare al ‘dopo’, ai giorni che verranno. Quando ci sono le grandi folle, nei momenti di intenso dolore, chiedo di non salutare i parenti, invitando a mostrare vicinanza dal giorno successivo, da quando cioè si spegneranno i riflettori”.

Don Giosuè Lombardo ha anche sentito l’arcivescovo di Napoli, monsignor Domenico Battaglia: ”Che mi ha fatto sapere come, nei limiti dei suoi impegni, è disposto a venire a Torre del Greco quando si celebreranno le esequie. Sarà importante sentire una parola autorevole su questa violenza e su queste difficoltà che stiamo vivendo”.

Poi un pensiero va ad una vicenda che ha riacceso l’attenzione sul tema del disagio giovanile: ”Fa riflettere – ammette – che degli adolescenti escano di casa portando con sé dei coltelli. Dietro tutto questo, anche da ciò che sta emergendo, c’è una cultura, un modo di vedere la vita che va al di là di ogni analisi che noi possiamo fare, di contesti che noi possiamo immaginare. Dietro questi ragazzi c’è una cultura violenta. Guai però a generalizzare, a fare di tutta l’erba un fascio. I nostri ragazzi (si riferisce a Giovanni e Nunzio, ndr), il gruppo di cui fanno parte questi giovani e che staziona spesso fuori alla parrocchia, non girano armati”.

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