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Raid alla sede FIlcams Cgil di Napoli si indaga sulla camorra e gli appalti

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Raid alla sede FIlcams Cgil di Napoli si indaga sulla camorra e gli appalti Lo dice chiaro e tondo, senza usare troppi giri di parole: «Dietro il raid compito l’altra notte nella sede della Filcams di piazza Garibaldi non può che esserci la mano della camorra». Federico Cafiero de Raho ha da poco lasciato l’incarico di procuratore nazionale antimafia, ma la sua esperienza, la sua preparazione e la sua autorevolezza meritano – oggi come ieri – la massima attenzione.
Da dove nasce questa sua ipotesi?
«Dall’osservazione di ciò che è accaduto nella giornata del 21 marzo, quando Napoli ha saputo realizzare la più grande manifestazione dedicata a tutte le vittime innocenti delle mafie che si sia mai vista finora in Italia. Una folla straripante è scesa in strada, qualcuno dice che fossero addirittura in 50mila persone: ed erano non solo studenti, rappresentanti del mondo delle associazioni, oltre alla stessa Libera che organizzava l’evento; no: c’erano tantissime famiglie e la cosiddetta gente comune».
Un segnale forte, insomma…
«E poi succede che poche ore dopo, durante la notte, venga vandalizzata la sede della Filcams, quegli stessi ambienti che nei giorni scorsi avevano ospitato gli attivisti di Libera, i promotori della mobilitazione che ha riempito piazza del Plebiscito fino all’inverosimile».
Eppure si è trattato di un atto eclatante, e per come è stato pianificato e messo in atto non si può non escludere una reazione rabbiosa dei camorristi. È così?
«Sonno state divelte dall’esterno le inferriate a protezione delle finestre, e chi è riuscito a introdursi all’interno ha devastato gli ambienti senza però portare via nulla. Tutto questo non può non aver attirato l’attenzione di chi vive nel palazzo, eppure nessuno pare aver visto nulla. E anche questo è assai strano. Per di più parliamo di un luogo della città, piazza Garibaldi, a due passi dalla Stazione e lungo un’arteria stradale trafficata sempre anche nel cuore della notte».
Fermiamoci un attimo su questa circostanza: possibile che nessuno in zona si sia accorto di quello che stava succedendo?
«Omertà o indifferenza? Io propendo per l’omertà: niente di più probabile che dinanzi alla presenza di qualcuno che si sia accorto di ciò che stava succedendo l’autore, o gli autori del raid, abbia intimato di farsi i fatti propri. E tutto questo mi porta a credere che ci sia la mano della criminalità organizzata, o – in ogni caso – una metodologia chiaramente camorristica».
Lei dunque è portato a collegare i due eventi: la marcia contro le mafie e l’intrusione con conseguente devastazione dei locali del sindacato?
«Non c’è dubbio che la portata di questa manifestazione abbia dato molto fastidio ai clan. Vedere tantissime persone pronte a reagire, scendendo in piazza per dire no alle mafie deve aver teso al massimo i nervi di boss e gregari. Parliamo della stessa camorra che attacca chi usa la forza della parola e della denuncia: a cominciare da don Maurizio Patriciello, vittima di un avvertimento dinamitardo dal chiarissimo sapore criminale».
E quindi nel caso dell’attacco alla sede della Filcams una reazione rabbiosa, quasi istintiva?
«Esatto, perché la camorra, come tutte le altre mafie, fonda il proprio potere proprio sul pilastro dell’omertà».
Torniamo a ciò che sta succedendo a Napoli e nel suo hinterland. Da Arzano a Caivano, ai gruppi camorristi della città. È preoccupato per certe dinamiche violente che stanno riprendendo soprattutto nella immediata periferia di Napoli?
«Ad Arzano e in altre zone i clan si stanno muovendo con maggiore violenza, anche perché non hanno raggiunto ancora quel radicamento che consente di sentirsi padroni del territorio. C’è comunque la massima attenzione investigative su queste aree per comprenderne le dinamiche».
Qualcuno continua a ripetere che a Napoli servirebbero più mille maestri che mille nuove divise. Lei è d’accordo?
«Direi che servirebbero entrambi, anche perché prima che i maestri completino il loro ciclo educativo bisogna controllare e proteggere i territori, e questo lo possono fare solo le forze dell’ordine e la magistratura. Se c’è ancora troppa gente che resta in silenzio e sta zitta lo si deve anche alla preoccupazione della reazione successiva. E dunque per garantire la loro serenità serve la prevenzione, oltre a manifestazioni come quella dell’altroieri a Napoli, che ha il profumo di una nuova primavera napoletana». Giuseppe Crimaldi Il Mattino

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