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Piano di Sorrento, il racconto del lunedì del Prof. Ciro Ferrigno: “Rosso come il sangue di Cristo”

Piano di Sorrento. Riportiamo il consueto Racconto del Lunedì del Prof. Ciro Ferrigno che oggi ci parla della Venerabile Arciconfraternita della SS Trinità dei Pellegrini e Convalescenti e ci prepara così ai riti della Settimana Santa: «La Venerabile Arciconfraternita della SS Trinità dei Pellegrini e Convalescenti ha origini antichissime che, come si sul dire, si perdono nella notte dei tempi. Due sono gli elementi da considerare, nell’indagare la sua storia: lo Scaricatore e l’Abbazia benedettina di San Pietro a Cermenna.
A noi che viviamo nel XXI secolo può apparire strano parlare dello Scaricatore come di un approdo assai frequentato nel Medioevo, se oggi lo consideriamo solo una striscia di sabbia bagnata da un mare d’un azzurro intenso, a tratti verde smeraldo, a seconda dell’orario, delle correnti e dei venti. Eppure quel luogo costituiva un approdo, fornito certo di banchine in legno e tutto quanto potesse servire per ormeggiare barche, barconi e velieri. Era frequentato da pescatori, commercianti ma pure fuggitivi e gente di malaffare ed anche da pellegrini. Nel Medioevo il pellegrinaggio era un vero e proprio cammino penitenziale, necessario per espiare certe colpe gravi; bisognava compierlo a piedi, per raggiungere una meta predeterminata. I pellegrini dovevano camminare verso luoghi fortemente segnati dalla presenza di Dio, santuari dove attingere a piene mani alla misericordia divina. Si recavano a Roma, sulle tombe degli Apostoli, al Santuario di San Michele sul Gargano in Puglia, quando possibile in Terra Santa e, più tardi cronologicamente, a Santiago di Campostela, in Galizia, sulla tomba dell’Apostolo Giacomo il Maggiore.
L’approdo allo Scaricatore era conveniente, per non affrontare il pericolo degli scogli delle Sirene, ma principalmente per evitare il Promontorio di Minerva o Punta della Campanella, luogo ventoso e pericoloso per i vortici e le correnti marine. I pellegrini sbarcavano dal Sud, diretti a Roma, provenivano da Settentrione diretti al Gargano o in Terra Santa. Molti raggiungevano Amalfi, città di intenso traffico marittimo, gloriosa Repubblica Marinara, che aveva rapporti con tutti i porti del Mediterraneo. Pare che lo stesso Apostolo Pietro, giunto naufrago a Crapolla, sia stato traghettato, come ci narra la tradizione, allo Scaricatore, per raggiungere successivamente Pozzuoli e Roma.
Proprio come memoriale del passaggio di Pietro, sul valico tra i due golfi, fu edificata alcuni decenni dopo l’anno Mille, l’Abbazia benedettina di San Pietro a Cermenna, luogo di grande spiritualità, di potere, di conoscenza, se è vero che i monaci attingevano ai saperi della Scuola Medica Salernitana e coltivavano erbe e piante utilizzabili anche nel campo medico. Per la posizione di baricentro tra lo Scaricatore e le marine del Piano, l’Abbazia fu certamente luogo ospitale per i pellegrini che, dopo la navigazione e la fatica per la salita dal mare alle pendici del Vico Alvano, avevano bisogno di riposo, di sollievo, di cibo e di medicamenti. Sicuramente la frequentazione di questi dovette durare secoli, contribuendo con donativi e offerte all’opulenza dell’Abbazia che, d’altro canto, gestiva ed amministrava vastissimi territori agricoli, vaste selve, seminativi e terre adatte al pascolo. I benedettini, a presidio dei propri possedimenti, fondavano borghi scegliendo luoghi ameni e difendibili, con acqua sorgiva o comunque vicini all’acquedotto del Formiello che, dalle pendici del Vico Alvano, portava l’acqua a Sorrento.
Ci fu un momento in cui la produttività dell’Abbazia, la sua opulenza, il potere, scavalcarono la spiritualità, la preghiera e la disponibilità all’accoglienza, tanto che il sacro edificio fu dato in Commenda, diventando qualcosa di simile ad un’azienda di produzione. Siamo intorno alla metà del XVI secolo, quando cominciò a mancare lo spazio per ospitare ed il tempo per dedicarsi ai pellegrini. Proprio allora, intorno al 1570, nasceva nella chiesa della SS Trinità, fondata da pochi decenni, l’Arciconfraternita dei Pellegrini e Convalescenti. Furono costruite delle “camerelle” per accogliere i pellegrini, attigue al tempio ed alla sede del Sodalizio, che fu dotata di un bellissimo oratorio, destinato ad una particolare venerazione per San Filippo Neri, il Santo della carità, il protettore dei poveri e degli ultimi. Sull’altare fu posta la magnifica tela dell’Annunciazione di Ippolito Borghese. I confratelli dal sacco rosso, avevano finito con l’ereditare un compito svolto per secoli dai monaci dalla bianca tunica del Santo Patriarca di Norcia. Accanto al nobile scopo dell’accoglienza dei pellegrini se ne aggiunse un altro, non meno importante, ovvero l’assistenza ai convalescenti. Sotto il dominio della Spagna il Meridione d’Italia languiva e lo “Stato sociale” era di là da venire. Chi si ammalava, spesso restava senza risorse, in una condizione di abbandono e senza danaro mancavano cibo e medicinali con la relativa somministrazione delle cure. Il Sodalizio, rispondendo con sensibilità ai problemi di quel difficile periodo storico, si fece carico di accogliere i pellegrini, fornire assistenza ai convalescenti, seppellire i morti, far celebrare messe, organizzare novene e tridui e le processioni del Venerdì Santo.
Il rosso è un colore dai mille significati, dalle mille valenze: è amore ardente e passione, è fuoco, è sangue, ma è anche simbolo di assistenza, soccorso, aiuto, una per tutte la Croce Rossa. La Venerabile Arciconfraternita della SS Trinità, la più antica della Penisola Sorrentina, si votò all’aiuto, al soccorso e, quando cessò il transito dei pellegrini, trovò mille altri motivi per fare del bene: la dote per i maritaggi con la Festa d’’e ffigliole, i pasti per i poveri, i carri per trasportare gli appestati a Casanocillo, le messe, l’ottavario, i tridui, le novene, tutte preghiere che ascendevano incessantemente nell’alto dei cieli.
Nei primi anni del sec. XVIII l’Abbazia di San Pietro a Cermenna chiuse per sempre il suo grande portone di legno massiccio e, l’ultima ad andare via fu la Sacra Icona della miracolosa Vergine del Rosario, che fu portata processionalmente a Trinità dai confratelli. L’evento generò una profonda frattura tra la gente dei Colli di San Pietro e quella di Sant’Agostino, per la quale si escogitò un rimedio: la festa di giugno dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, ogni anno avrebbe riportato ai Colli la venerata Icona, per restarci tre mesi, poi diventati tre giorni.
Quando nelle ore serali del Giovedì e del Venerdì Santo passano per le nostre strade le Processioni dei Rossi, meditiamo sulla loro storia. È quella della nostra città, del suo territorio, della fede dei nostri antichi, della carità dei padri, della disponibilità al soccorso, all’aiuto, alla misericordia. Queste processioni, sono rosse come il magma ardente, come la passione d’amore, come il sangue di Cristo e dei nostri morti in guerra, a mare e sul lavoro. Questi cortei di penitenti ripercorrono esattamente i passi dell’Apostolo Pietro, in cammino verso quella Croce, piantata per lui, sul colle Vaticano, a Roma».

Piano di Sorrento, il racconto del lunedì del Prof. Ciro Ferrigno: “Rosso come il sangue di Cristo”

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