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Piano di Sorrento, Don Pasquale Irolla: “Questa domenica è un bagno di grazia”

Piano di Sorrento. Riportiamo l’omelia di Don Pasquale Irolla pronunciata durante la Messa mattutina celebrata nella Basilica di San Michele Arcangelo: «In questa domenica della Trasfigurazione possiamo illuderci con Gesù che tutto andrà bene, lavarci gli occhi e guardare alla nostra vita cogliendone solo la grazia perché possiamo ricevere come dono uno sguardo d’insieme che venga dall’alto. Un dono per noi che abbiamo bisogno di un po’ di tempo in più, di tutto il tempo che ci vuole per purificarci dalle ansie della corsa quotidiana, per scrollarsi di dosso la paura della guerra, i prezzi che si alzano, le difficoltà della vita, le preoccupazioni per i nostri figli e guardare un po’ dalla finestra della Trasfigurazione tutto il pianeta, tutta la nostra comunità, ciascuno la sua famiglia e poi se stesso. E’ un grande dono, una grande opportunità che noi abbiamo altrimenti se la vita consiste solo in quello che noi vediamo, in quello che si tocca, in ciò che noi riusciamo a produrre, siamo i primi ad essere dei falliti, a essere dei disperati. Come le tante volte quando non ci fermiamo a sufficienza, non saliamo sul Tabor e nuotiamo con la testa giù, camminiamo guardando a terra e tutto sembra andare a rotoli, non c’è nessun motivo per sperare.
Questa domenica è un bagno di grazia, un bagno di luce. Ci purifica dalle scorie accumulate, dalla polvere che si è appiccicata addosso e ci dona l’opportunità di vivere insieme con Gesù nell’Eucarestia una nuova vita. Ci permette di illuderci. Ci sono illusioni sante che sono le utopie. Gesù è l’utopia del Padre ed è l’utopia di ogni uomo e donna. Ci sono sante illusioni che sono le utopie di Dio su noi. Noi neanche le immaginiamo ma di tanto in tanto ci feriscono, ci illuminano come dei lampi, sono intuizioni poi vanno via, le perdiamo di mano e le rincorriamo per giorni, per mesi, finché non ritornano.
Oggi noi vogliamo guardare dalla finestra della Trasfigurazione e riuscire ad intravedere che siamo in cammino verso la luce, che la malattia e la morte non sono l’ultima spiaggia, non ci fanno paura. Guardare dall’alto che i nostri figli cresceranno, si rialzeranno, si fortificheranno nel cammino della vita e della fede. Dalla finestra della Trasfigurazione riusciamo ad intravedere anche la gloria. Se non ci togliamo la vita è perché abbiamo intravisto la gloria, se una coppia resta in piedi è perché perlomeno una volta il marito ha visto la gloria della moglie e la moglie ha visto la gloria di suo marito, se una famiglia resta insieme è perché perlomeno una volta abbiamo visto la gloria dei nostri figli. Ciascuno di noi si porta addosso tante lacrime che gli soffocano la gola. Tu puoi vedere la gloria di tuo padre, di tua madre, che è in dirittura d’arrivo per l’eternità; se l’hai vista quella gloria tutto è bello, anche la sofferenza, tutto cambia. Oggettivamente è malattia, è morte, ma nei tuoi occhi c’è la gloria.
Io questa gloria vorrei augurare a ciascuno di noi di vedere in questa Eucarestia per ricevere quell’illusione che è la Santa illusione di Dio, che è il suo sguardo. Ed uscirne imbambolati, illuminati. E come si fa a vedere la gloria di Dio? La strada ordinaria è pregare, anche quando non ne hai voglia, è sostare un po’ di più, metterci in ascolto e stare a guardare il Crocifisso, perdersi in questo scambio di sguardi. Cosa accade durante la preghiera? Che noi ci affacciamo da quella finestra della Trasfigurazione. Questa finestra è perlomeno duplice. A volte è una finestra di incanto e l’incanto ci rende leggera la vita, la sofferenza, la morte, ci fa sognare. Chi è incantato è innamorato e non guarda le difficoltà. Come anche la finestra della Trasfigurazione ci dona anche quelle lacrime del sentirci amati che dissolvono i contorni, ci fanno intravedere tutto un po’ confusamente bello. E’ questo l’augurio che faccio a ciascuno di noi. Ciascuno di noi sarà felice nella misura in cui, perlomeno una volta, avrà visto la gloria di Dio, di sé, delle persone che ama ed una volta intravista vivere di quello sguardo e costruire tutto come se fosse vero ed alla fine scorgere al traguardo dell’eternità che non ci eravamo illusi. Tutto quello era vero. Lo sguardo di Gesù sul Tabor, la luce che avvolgeva i discepoli era inizio di eternità, anche se poi sarà vestita di sangue, di polvere, di noia, di grigiore quotidiano. Ma la gloria è la verità, tutto il resto non conta, passa sullo sfondo e diventa sopportabile».

Piano di Sorrento, Don Pasquale Irolla: “Questa domenica è un bagno di grazia”

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