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Mons. Arturo Aiello, vescovo di Avellino ed ex parroco a Piano di Sorrento: “Il Signore brucia i nostri peccati

In questo Mercoledì delle Ceneri, che segna l’inizio della Quaresima, riportiamo un’omelia di Mons. Arturo Aiello, vescovo di Avellino e per tanti anni parroco a Piano di Sorrento: «In che cosa consiste la Quaresima? Ormai la viviamo da anni, ma ogni volta c’è bisogno che ne riprendiamo l’ABC. È un tempo, è uno spazio, è una terra, è un cammino scandito dalla preghiera, dalla penitenza, dalla carità. Sono queste le tre componenti essenziali.
Innanzi tutto, è un tempo di preghiera, cioè torniamo a parlare al Signore, torniamo a dialogare con l’Amore. Dio è geloso della Sua Chiesa, di questa Chiesa e, in essa, di ciascuno di noi. La gelosia nasce dal silenzio, dalle separazioni che noi stessi creiamo, costruiamo tra noi e Lui, e dunque l’impossibilità a parlarsi, come nelle nostre coppie, come nelle vostre famiglie. Torniamo a parlarci – dice Gesù alla Sua Chiesa – torniamo a baciarci, torniamo come una volta, come quando eravamo fidanzati, torniamo a dirci parole dolci. Dunque è un tempo di preghiera, di preghiera più intensa, di rapporto con la Parola, tornare con più impegno ai cinque grandi momenti che sono le domeniche della Quaresima senza mancare neppure ad un appuntamento, ma poi aggiungere altre occasioni: la Via Crucis nelle parrocchie, momenti nei gruppi e nelle associazioni di ritiro spirituale, dove tornare a balbettare la preghiera che è un atto d’amore. La Quaresima è innanzi tutto intessuta di preghiera, di confronto con la Parola, di ascolto.
Per acuire questa fame della Parola, viviamo il digiuno. La penitenza è la seconda grande colonna che sostiene il tempio della Quaresima, e qui ciascuno di noi dovrà industriarsi a trovare la sua via penitenziale personale. La penitenza riguarda gli aspetti del cibo e quindi astenersi da qualcosa. Fare un fioretto che riguardi il vitto, il cibo (non mangiar carne il venerdì, credo che vada fatto, ma è ancora riduttivo) e tutti quei fioretti alimentari, importanti, perché destano lo spirito. Questo atteggiamento affonda le radici nell’antropologia cristiana, che non è di due realtà separate – il nostro corpo e poi la nostra anima, il nostro spirito – ma di due realtà impastate insieme. Per cui la penitenza è una sorta di campanello, una sorta di stimolo che riguarda il corpo ovviamente, ma riguardando il corpo, sveglia l’anima: ma che cos’è? perché non mangerò dolci? perché diminuirò drasticamente il fumo? Quelli fra voi che fumano, probabilmente devono fare un fioretto. Tagliare del 50%, del 40% il numero di sigarette crea uno squilibrio, crea un nervosismo. Chi fuma molto e comincia a scalare, vive una sorta di disagio. Questo disagio è lo stesso che le altre penitenze vogliono creare nell’uomo, nella donna, nel giovane, nell’adulto, cioè dargli un tono. È un tono fisico? Certo, ma poiché siamo impastati, diventerà anche un tono dell’anima, anche un tono dello spirito. Quindi la penitenza riguarda l’aspetto alimentare e riguarda – senza meravigliarci di queste cose, perché fanno parte della vita – l’aspetto sessuale. Quindi, fare digiuno, per i ragazzi adolescenti significherà certe cose, per i fidanzati altre, per gli sposati altre ancora. Non possiamo non far riferimento a questa dimensione della nostra vita e quindi – poi nel panorama ciascuno sceglierà il suo – c’è bisogno che tu faccia attenzione qui, che tu faccia penitenza, fare digiuno, dire no, avere il coraggio di vietarsi certe cose, non perché me le vietino gli altri, ma sono io stesso che le ritengo nocive o temporaneamente tali. Allora dico no. La penitenza del cibo, della sessualità e del sonno, cioè svegliarsi prima – tra l’altro, queste mattine verso cui andiamo, sono mattine in cui i merli cantano – gustare la gioia di alzarsi presto, che è un grave disagio, una prova gravissima per i giovani, sarebbe un fioretto meraviglioso: ovviamente sono collegate le cose, perché ci si alza prima, si poltrisce di meno, si ha più tempo per pregare e quindi questi aspetti sono tra loro collegati.
La terza colonna è la carità, perché digiunare, vietarsi certe cose, soprattutto sul piano dell’alimentazione, è anche in vista della possibilità di aiutar qualcuno. Quello che sottraggo al mio vitto, lo offro a chi ne ha più bisogno. Magari ricorderete questa espressione dei Promessi Sposi: “Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia”, dice Lucia all’Innominato, che ne aveva fatte di cotte e di crude, che era aduso – dice il Manzoni – a portare le armi. Questa parola scava nel cuore dell’Innominato: Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia. Quindi la carità, e non solo quella economica, non solo quella dell’aiuto alimentare nei confronti di chi è in una situazione di disagio, ma ogni forma di carità che può essere una visita, che può essere un sorriso, un aiuto anche morale che possiamo dare a delle persone, allena la nostra vita, il nostro cuore, ci fa percepire che dobbiamo pagare qualche tangente. Stavolta le tangenti sono positive, simboliche rispetto a ciò che ci viene perdonato: noi diamo un euro e il Signore ci dà centomila euro. Conviene, ma è un piccolo segno di buona volontà, un segno di conversione, quella conversione che il profeta Gioele ha descritto così bene, soprattutto in questa immagine che almeno a noi di qui colpisce sempre (immagino anche per gli altri presbiteri): “Piangano i sacerdoti tra il vestibolo e l’altare, cioè tra la sacrestia e il presbiterio”. Perché devono piangere? Per sé innanzi tutto, sui nostri peccati, ma anche per i peccati del popolo, e quindi queste lacrime per intercedere un perdono, per maturare una Pasqua, per far allargare la luna… Vedrete che questo cammino sarà seguito anche dall’estendersi… prima la luna nuova, la luna come una falce e poi crescente, crescente, crescente fino al plenilunio che 2000 anni fa fu la cornice della Pasqua del Signore. Quindi, far crescere, far lievitare come lievita la luna, far lievitare un’attesa, far lievitare una conversione: c’è un cuore che si deve gonfiare di pianto per gustare la gioia del perdono, perché c’è anche tanta durezza dentro di noi.

A volte non sentiamo più neppure il pungolo del rimorso. Se sentite ancora il rimorso, siete in ottima salute spirituale. Il rimorso, come il dolore, è un sintomo di buona salute. È strano che il dolore sia un sintomo di buona salute, perché uno che non sente più il dolore è a un passo dalla morte. Così il rimorso è un valore di buona salute spirituale, quindi quando commetto il male, quando faccio uno sgarbo, quando non vivo il mio dovere, sento una tristezza, sento rimordere. “Rimorso” viene da una sorta di morso sul cuore di dolore: se lo sento, sto bene, ma vedete in giro che il rimorso, come dolore, è sempre più labile, cioè le persone vivono, commettono anche cose atroci e poi vanno a dormire.
È proprio questo il sintomo gravissimo della nostra società: non avvertire più il senso del peccato. E, non avvertendolo, non sentire neanche il bisogno di chiedere perdono e quindi di usufruire di quel canale meraviglioso che Gesù ha messo a disposizione della Sua Chiesa che è il Sacramento della Riconciliazione, perché poi tutto questo cammino, ovviamente, dovrà approdare all’inizio, a metà, verso la fine, a una confessione dove riusciamo a dir tutto con semplicità, sentendo che il Signore ci attende. Ci attendeva da tempo a quello svincolo, a quello snodo, in quel momento per dire: Voglio rimetterti in pace. Tutto questo nel buio perché Gesù dice: “E il Padre tuo che vede nel segreto…”. Quindi l’elemosina, la preghiera, la penitenza, avvolte dal mistero, senza battere i tamburi, senza suonare le trombe, senza dire: Io sto facendo questa cosa! Ma tutto nel segreto, nel mistero.
Vi auguro di passare da questa penombra alla luce piena della Pasqua. La Veglia Pasquale comincerà così, nella penombra, nel buio, e quindi questa penombra richiama quella penombra, perché sono le due grandi celebrazioni inclusive della Quaresima: le Ceneri e la Veglia Pasquale. Quello sarà l’approdo. Allora si accenderanno le luci, potremo cantare alleluia, potremo guardarci negli occhi rinnovati.
Buon cammino! Buona conversione! Coraggio, il Signore brucia i nostri peccati».

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