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L’Ucraina è attaccata dalla Russia? 15 anni di carcere ai giornalisti che lo raccontano, e gli inviati da Mosta se ne tornano in Italia

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    La guerra in Ucraina una finzione, un gioco da playstation, il paese fa parte della Russia e sono tutti felici e contenti, se scrivi diversamente ti danno 15 anni di carcere . Stanno anche riscrivendo i libri di storia , l’Ucraina è parte integrane della Russia . Cala il silenzio su Mosca. Una ad una tutte le emittenti televisive e i giornali internazionali stanno infatti abbandonando le proprie postazioni in Russia. Gli inviati sono ormai stati richiamati alla base. Gli uffici di corrispondenza sono già chiusi. Un esodo sofferto dettato dalla stretta imposta da Vladimir Putin attraverso un provvedimento che prevede fino a 15 anni di carcere per chi parla di invasione russa in Ucraina o, più in generale, per la pubblicazione di notizie ritenute false dalle autorità del Cremlino.
    IL SIPARIO
    Di fatto, quindi, la scelta di non mantenere più giornalisti in Russia era inevitabile, anche se equivale ad abbassare il sipario su una porzione del mondo. Una scelta che ieri hanno preso anche i media italiani. Per prima la Rai, seguita a ruota poi dal Tg5 e dall’Ansa.
    «La misura si rende necessaria al fine di tutelare la sicurezza dei giornalisti sul posto e la massima libertà nell’informazione relativa al Paese» hanno spiegato in una nota i vertici della tv di Stato, assicurando che la copertura delle notizie continuerà grazie ai professionisti dislocati nei Paesi vicini alla Russia e dall’Italia.
    Così se i quattro inviati dovranno tornare in Italia, ai due corrispondenti Viale Mazzini ha lasciato le seguenti opzioni: il rientro a Roma o le ferie a Mosca. Tra questi ultimi c’è Marc Innaro (l’altro corrispondente è Sergio Paini), al centro di pesanti polemiche negli ultimi giorni. L’accusa – partita con un’onda di indignazione sui social network e finita in Parlamento, con un’interrogazione del Pd – è che il responsabile degli uffici della televisione pubblica nella capitale russa fosse troppo vicino alla linea del Cremlino. Da ultimo il deputato dem, Andrea Romano, lo aveva accusato di rilanciare «senza commenti la versione dei militari di Putin sulla mancata catastrofe alla centrale nucleare di Zaporizhzhia». Le sue analisi in pratica, erano considerate troppo vicine al Cremlino. In tutta evidenza non abbastanza perché l’azienda non si facesse intimorire dalla nuova norma bavaglio varata dalla Duma .«Un inaccettabile tiro al bersaglio», secondo Usigrai e Fnsi, che parlano di un attacco «strumentale e pericoloso». Anche il Tg5 ha deciso di richiamare il proprio inviato in Russia. «Chi sta a Mosca rientra», conferma il direttore del Tg dell’ammiraglia Mediaset, Clemente Mimun. Sky Tg24 non ha invece inviati nella capitale russa.
    Tornando alla tv pubblica le polemiche comunque sono sempre dietro l’angolo. Tant’è che il presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, Alberto Barachini, ha annunciato che proporrà ai commissari di inviare una lettera ai vertici della Rai per comprendere a fondo i motivi della decisione assunta. «L’auspicio – dice – è che una decisione così delicata sia stata presa in accordo con i professionisti che operano da molti anni sul territorio e ne conoscono il contesto politico-istituzionale, anche in questo momento drammatico».
    I MEDIA
    D’altro canto il giro di vite russo sui media non è chiaramente un fenomeno mirato che riguarda solo i giornali della Penisola. Il Cremlino peraltro, su tutto il suo territorio, ha già limitato l’accesso ai siti d’informazione non allineati e bloccato di fatto Facebook e Twitter. E questo, con la legge che ha spinto i media italiani a richiamare i propri giornalisti, ha già causato la medesima scelta da parte degli editori di mezzo mondo.
    Sul fronte Usa Cbs News e Abc News si sono unite allo stop già annunciato venerdì da Cnn e Bloomberg. Idem per le emittenti pubbliche tedesche Ard e Zdf e quelle canadesi Cbc/Radio-Canada. E non va meglio alle agenzie di stampa. L’Ansa ad esempio ha deciso di far rientrare inviati e corrispondenti. Allo stesso modo i due principali media pubblici spagnoli, la radio-televisione Rtve e appunto l’agenzia di stampa Efe, hanno sospeso i servizi dei corrispondenti

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