Quantcast

La speculazione sul grano: la farina costa meno, ma salgono pane e pasta

Più informazioni su

La speculazione sul grano: la farina costa meno, ma salgono pane e pasta. Ne parlano Roberta Amoruso e Carlo Ottaviano in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

Il grano tenero finalmente sembra aver arrestato la sua corsa: ha perso quasi il 10% nell’ultima settimana. Arriva in Italia per quasi il 70% dall’estero e in particolare da Russia e Ucraina. Eppure il prezzo di pane e biscotti potrà salire ancora: anche tra il 15% e il 30%. Ancora più assurdo è che a Ferrara una pagnotta da un chilo costi fino a 9,8 euro (con una media di 5,31 euro), mentre a Bari arriva al massimo a 6 euro, Napoli la più economica con due euro. Il paradosso è che a subire rincari a doppia cifra sono anche prodotti come la pasta, perlopiù da grano duro importato dal Canada, Usa, Messico o altre parti di Europa, non certo dall’Ucraina. Al massimo dal Kazakistan, dove un blocco c’è. È quel tipo di grano che ha mantenuto nell’ultima settimana quotazioni piuttosto stabili. Ma niente: un chilo di pasta a Cagliari costa anche 4,71 euro al chilo (su una media vicina a 2 euro) secondo Assoutenti e i dati Mise. Mentre a Pescara si è arrivati a pagare lo stesso chilo di pasta circa 3 euro. Succede anche questo nell’impazzimento dei prezzi che da settimane mescola il caro energia agli effetti della guerra anche sulle materie prime. Colpa di manovra azzardate che spingono i prezzi ogni oltre ragione. Mentre il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli avverte: «È immotivato assaltare i supermercati». Stesso discorso per il petrolio. È arrivato a sfiorare per qualche giorno i 130 dollari al barile, ma i distributori già chiedono fino a 2,4 euro al litro per la benzina. Qualcosa che spinge le associazioni dei consumatori a chiedere uno sconto su accise e tasse, che pesano per oltre il 50% sul pieno. Per il momento il governo aspetta ad intervenire con sussidi e sconti. Ma il faro sulla speculazione è già scattato. Quello dell’Antitrust, per pratiche commerciali scorrette, e quello del Mise, delle Procure e della Guardia di Finanza per stanare i furbetti. Intanto l’autotrasporto eviterà lo sciopero. Ma oggi 70mila Tir non partiranno.

I PARADOSSI Ma vediamo nel dettaglio. Il prezzo del grano tenero la scorsa settimana è calato dell’8,5%. Non così il costo dei lievitati: dal grano al pane calcola Assoutenti – il prezzo aumenta di 13 volte tenuto conto che per fare un chilo di pane occorre un chilo di grano (oltre l’acqua). Se un chilo di pane mediamente in Italia costa 5,31 euro, vuol dire che a influire sul prezzo per oltre il 90% sono altri fattori come l’energia, l’affitto degli immobili e il costo del lavoro. Ma le ultime due voci sono ferme da tempo. L’improvviso calo (mai così rilevante dal 2016) del costo del grano fa dire a Coldiretti che gli speculatori sono in azione: si spostano dai mercati finanziari in difficoltà anche sulle commodities agricole dove le quotazioni dipendono sempre meno dalla momentanea domanda e offerta e sempre più dai contratti future in cui si acquista e si vende solo virtualmente. Stesso discorso per il pesce. Oggi tornano in attività i pescherecci dopo una settimana di sciopero con conseguente livelli record dei prezzi al dettaglio. Se giustificabile (per via dei trasporti) l’aumento per i prodotti ittici importati, come motivare nelle pescherie di Roma gli oltre 30 euro al chilo dell’orata degli allevamenti (non interessati allo sciopero) nel vicinissimo Tirreno o i 15-20 euro al chilo dei molluschi allevati in Adriatico? Stesso discorso per l’ortofrutticolo. Venerdì mattina al mercato di Fondi i prezzi erano in calo del 20%. La quotazione di cicoria a mazzi o di bieta era intorno all’1,80 al chilo. Sabato sugli scaffali dei negozi nella stessa provincia di Latina la cicoria costava invece quattro volte di più delle settimane precedenti. Più di qualcosa non funziona.

Più informazioni su

Commenti

Translate »