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Kiev, i razzi centrano le case dei civili

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Kiev, i razzi centrano le case dei civili. Ne parla Mauro Evangelisti in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

Palazzi bombardati, civili uccisi, giornalisti di nuovo nel mirino. A Kiev, ma anche nelle altre zone dell’Ucraina, l’assalto degli invasori russi sta diventando ancora più violento. E va ben oltre gli obiettivi militari. Uno dei più feroci e sanguinari signori della guerra, il leader ceceno Ramzan Kadyrov, è il nuovo volto di Mosca. La sua presenza a Kiev non lascia più dubbi, spiega meglio di qualsiasi analisi quali siano le reali intenzioni di Putin in Ucraina: «Arrendetevi, o vi finiremo, vi stermineremo tutti», dice in un video su Telegram. Sostiene di essere in un bunker sotterraneo nella periferia della Capitale. Il Cremlino non ha smentito, ha semplicemente detto di «non avere informazioni». Un ex parlamentare ucraino ha messo una taglia su Kadyrov, promettendo una casa e un terreno a chi lo ucciderà. Secondo Kiev è anche imminente la partecipazione all’invasione dell’esercito bielorusso. Dice il Centro ucraino per le comunicazioni strategiche che il pretesto sarebbe la risposta a un raid aereo attribuito a Kiev, ma orchestrato da Mosca. Intanto, secondo la Cnn, un corridoio via terra è stato realizzato dai russi tra la Crimea e il Donbass. In particolare ora dai territori già presi nel 2014 c’è la possibilità di raggiungere Mariupol e questo consente all’esercito di Putin di avere il sostegno dei ribelli della Repubblica Popolare di Donetsk. Ma la guerra non è solo a Est. Tutt’altro. Un attacco aereo sulla torre della tv a Rivne, ad ovest dell’Ucraina, ieri pomeriggio ha causato nove morti e nove feriti. A Kiev i missili per tutto il giorno hanno colpito anche obiettivi civili: alle 5 i palazzoni di un quartiere residenziale sono stati bombardati. Sono interventi i vigili del fuoco per spegnere le fiamme, mentre gli abitanti fuggivano da un condominio di nove piano nel distretto di Oblon. Due le vittime, tre i feriti. A una decina di chilometri dalla Capitale, nel sobborgo di Sviatoshyn, è stata distrutta dai russi la fabbrica dell’Antonov, si tratta di un fondamentale sito per i voli cargo, ma anche una base area militare. E poi, sempre a Kiev, i missili hanno colpito un filobus, i negozi, una banca, una pensilina, sfiorato una scuola. I russi, di fronte alle difficoltà incontrate nell’avanzata verso la Capitale, ma anche a sud da est verso Odessa, ora stanno aumentano la violenza delle loro azioni. Hanno anche accusato gli ucraini di avere a loro volta causato 20 vittime e 28 feriti tra i civili a Donetsk (siamo a est nel cuore della repubblica riconosciuta solo da Putin). Secondo i separatisti fedeli ai russi anche un bambino ha perso la vita. Il portavoce militare ucraino Leonid Matyukhin ha però replicato: «Si tratta senza dubbio di un missile russo o altra munizione, non ha senso nemmeno parlarne».

INVIATI Questo conflitto non risparmia neppure i giornalisti: l’altro giorno a Irpin è stato ucciso il free lance americano Brent Renaud, colpito dai soldati russi; ieri è rimasto ferito gravemente, a causa dell’esplosione di un ordigno, un reporter del network Usa Fox News, l’inglese Benjamin Hall, 39 anni, colpito dalle schegge alle gambe e ricoverato in terapia intensiva. La notizia è stata ufficializzata ieri sera in diretta dal notiziario di Fox News, nel corso del quale è stato spiegato dal conduttore, John Roberts: «Per ora abbiamo pochi dettagli, sappiamo che Benjamin è in ospedale in condizioni serie, è rimasto ferito mentre raccoglieva notizie nei pressi di Kiev. Per favore pregate per lui e per la sua famiglia». A sud est, nel porto di Berdyansk sul Mare d’Azov, sono arrivate le navi di Putin e la tv russa ha anche mostrato imbarcazioni della marina ucraina catturate. Sia a Berdyansk sia nella vicina Melitopol i sindaci sono stati rimossi. Ormai la tecnica è consolidata: i russi sequestrano gli amministratori locali. Ieri è toccato al presidente del Consiglio distrettuale di Melitopol, Sergiy Pryima, e alla vice presidente di Zaporizhzhya, Leila Ibrahimova. Prosegue il feroce assedio di Mariupol (giù 2.500 vittime) dove, finalmente, è stato attivato un primo corridoio umanitario con 160 veicoli che hanno potuto lasciare la città dove ormai manca tutto, cibo, acqua, gas e corrente. I russi hanno fermato un convoglio umanitario che stava tentando di portare aiuti alla città. Ma a Mariupol e negli altri centri assediati dall’esercito di Putin ci sono ancora 34 italiani bloccati, ha spiegato l’altro giorno il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. A Kherson, altra città occupata dai russi, è praticamente ostaggio con moglie e figlioletta Giovanni Bruno, siciliano: «Qui è tutto bloccato, la città è circondata. Ci sono check point in entrata e in uscita. E se qualcuno prova a scappare, gli sparano». Per difendersi da quelli che in tutta l’Ucraina vengono chiamati «sabotatori», gli infiltrati fedeli a Putin, il governo di Zelensky ha anche deciso di chiedere aiuto alla tecnologia del riconoscimento facciale, collaborando con la società più nota, ma anche discussa, nello sviluppo di questo tipo di tecnologia, Clear View, che sta fornendo materiale al Ministero della Difesa. In tutta risposta i russi minacciano i volontari che stanno andando in aiuto dell’Ucraina. Hanno spiegato dal Cremlino che pure non ha problemi a chiamare i mercenari dalla Siria: «L’esercito russo conosce la localizzazione dei mercenari stranieri in Ucraina e condurrà raid chirurgici contro di loro».
Navi a sud; bombardamenti di palazzi a Kiev ma anche ai confini con la Polonia, come quelli che domenica mattina hanno colpito una base militare; repressione nelle città prese e rapimenti dei sindaci, missili contro scuole e ospedali nelle località come Mykolaiv che sulla costa del mar Nero stanno bloccando l’avanzata delle truppe di Putin. E poi il ricorso alla ferocia dei ceceni e addirittura l’arrivo di 400 mercenari dalla Siria che sono già a Gomel, in Bielorussia, e a Rostov. Perché la Russia, che aveva cominciato questa invasione con la convinzione di ottenere risultati in tempi rapidissimi, ora ha alzato il livello dello scontro? Da una parte c’è la necessità, probabilmente, di occupare un’area molto vasta dell’Ucraina, per partire da una posizione di forza quando, prima o poi, il tavolo delle trattative dovrà portare a un esito. Dall’altra, almeno secondo la valutazione della Difesa Usa, c’è la rabbia per gli insufficienti risultati raggiunti e perché fondamentalmente sono di fronte a una fase di stallo.

ANALISI Ha spiegato John Kirby, portavoce del Pentagono, durante un briefing con la stampa: «I russi sono frustrati dalla resistenza degli ucraini. Certo, hanno avuto problemi logistici, ma la lentezza delle loro operazioni è dovuta in gran parte proprio alla risposta dei resistenti, al coraggio e alle armi che hanno ricevuto. Stanno difendendo i cieli con efficacia. Noi continuiamo a dare lor materiale secondo i loro bisogni, con la massima velocità possibile». Il comandante della Guardia nazionale russa, Viktor Zolotov, ha dichiarato, confermando senza volerlo l’analisi americana: «Non tutto sta andando alla velocità che vorremmo. Ma stiamo procedendo verso l’obiettivo passo dopo passo, e vinceremo». Ogni giorno è sempre più drammatico il bilancio del numero delle vittime: secondo l’Onu, i civili uccisi sono almeno 636, tra cui 46 bambini, mentre altri 1.125 risultano feriti. I bilanci ucraini vanno oltre: 90 bimbi morti e oltre 100 feriti.

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