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Il giornalista Sigismondo Nastri ed il ricordo del Dott. Antonio Nastri di Amalfi, amico di San Giuseppe Moscati

Amalfi. Il giornalista Sigismondo Nastri, con post pubblicato sulla sua pagina Facebook e che riportiamo integralmente, ricorda la figura del Dott. Antonio Nastri, medico amalfitano amico di San Giuseppe Moscati: «Antonio Nastri era un medico stimato e benvoluto ad Amalfi, dove risiedeva, e negli altri paesi della Costiera, non solo per la preparazione, ma anche per la profonda umanità, per le alte qualità morali, per il significato di missione che attribuiva alla sua professione. Nato il 19 febbraio 1862, morì per un tumore alla vescica il 10 aprile 1941. Sposato il 25 aprile 1895 con una pia donna, Pasqualina Anastasio, discendente di un’antica famiglia di armatori (il matrimonio fu celebrato in casa perché la sposa, colpita da un’affezione reumatica a una gamba, era impossibilitata a muoversi), poi rimasto vedovo, non aveva figli. “Distinto e dignitoso – lo definì l’onorevole Francesco Amodio, sindaco di Amalfi – In un momento in cui una mia sorella ebbe un certo malore – mi raccontò –, egli, evidentemente preoccupato di un eventuale possibile aggravamento, non volle, nonostante le nostre insistenze, allontanarsi dalla nostra abitazione e preferì trascorrere l’intera notte seduto su una poltrona”.
Per la signora Carmela Abbagnara De Luca era un medico “scrupoloso, illuminato”, il cui giudizio dava tranquillità. Questo il suo ricordo: “Intorno agli anni quaranta io ero madre di sei figli, dai sedici anni in giù. Si ricorreva spesso al medico di famiglia, ma in qualche caso che ci destava apprensione consultavamo il più bravo del paese. Per noi era il dottore Nastri. Egli si muoveva con passo svelto, come di chi deve guadagnare tempo. Capelli grigi, gentile, sempre disponibile. All’inizio della stagione invernale e primaverile eravamo soliti chiedergli visita globale preventiva per i nostri figli. Veniva a casa, i figli messi in fila come soldatini, lui li osservava e scriveva, scriveva le sue note. Poi rapido salutava (era commovente!). Fatti pochi passi tornava indietro, per rileggere il suo scritto”.
Antonio Nastri cercava di avere come modello il professore Giuseppe Moscati, al quale era legato da profonda devozione. Una volta gli chiese di indicargli un religioso da assumere come propria guida spirituale. Il Moscati, con lettera datata 11 febbraio 1923, gli segnalò Padre Pio Brizzi, penitenziere a S. Chiara: “Mio carissimo amico, Voi (non io) meritate tutta la venerazione, per la sincerità della vostra fede e per il vostro alto senso caritatevole. Io godo di una riputazione, che mi turba assai, perché so di non meritarla! Ammiro i vostri propositi, di consigliarvi con un dotto padre spirituale. Io voglio presentarvi al mio confessore il p. Pio, che risiede nel Convento di S. Chiara a Napoli. Egli è un toscano, e viene dalla serafica provincia della Verna, dai monti ove il padre Francesco ebbe ‘L’ultimo sigillo’. […] Ho parlato di voi al p. Pio. Comandatemi sempre, e ritenete pure che sono orgoglioso di vostra fiducia. Non mi risparmiate, soprattutto nei casi pietosi”.
In altra circostanza il medico amalfitano si rivolse al professore Moscati ponendogli domande circa la possibilità, per un laico, di raggiungere la perfezione evangelica. Ecco la risposta, datata 8 marzo 1925: “Mio carissimo amico Non crediate che io abbia trascurato di pensare alle importanti cose, di cui mi scriveste, solo perché vi rispondo con tanto ritardo! Ho voluto meditare sui consigli da darvi, ho voluto informarmi… Certo, io sono rimasto molto edificato, molto compiaciuto, riconfermandomi quello che già sapevo: la grandezza dell’animo vostro e della vostra signora!… E’ una particolare grazia che Iddio v’ha donato, quella di ispirarvi il desiderio sempre maggiore di perfezione spirituale. E’ anche vero che, in ogni condizione sociale, si può fare del bene […]. Il medico si trova poi in una posizione di privilegio, perché si trova tanto spesso al cospetto di anime che, malgrado i loro passati errori, stanno lì lì per capitolare, e far ritorno ai principi ereditati dagli avi, stanno lì ansiose di trovare un conforto, assillate dal dolore. Beato quel medico che sa comprendere il mistero di questi errori, e infiammarli di nuovo! Ma è indubitato che la vera perfezione non può trovarsi, se non estraniandosi dalle cose del mondo, servendo Iddio con un continuo amore, e servendo le anime dei propri fratelli, con la preghiera, con l’esempio, per un grande scopo, per l’ ‘unico scopo’ che è la loro salvezza eterna. […] E’ bene che voi e la vostra signora dimandiate lumi e ispirazioni allo Spirito Santo, alla Vergine ss.ma, con la preghiera. Certamente, Iddio vi farà conoscere la sua santa volontà”.
Alla morte del professore Moscati, avvenuta il 12 aprile 1927, le testimonianze rese dal Nastri all’arcivescovo di Amalfi, Mons. Ercolano Marini, primo biografo dell’illustre clinico napoletano, contribuirono a creare le premesse per l’avvio del processo di beatificazione».
Sigismondo Nastri (da: Agire, 18.9.2005)

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