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De Raho striglia Castellammare di Stabia: «Camorra legittimata, inaudito»

De Raho striglia Castellammare di Stabia: «Camorra legittimata, inaudito». Ne parla Fiorangela d’Amora in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

Affidamenti diretti e legittimazione della camorra nell’aula consiliare. Sono questi i due aspetti che l’ex procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero de Raho trova inaccettabili nel caso Castellammare. Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del dettagliato dossier, la lettura delle motivazioni che hanno portato allo scioglimento del Comune per infiltrazioni camorristiche restituisce un quadro grave. «Ho letto, e sono dispiaciuto. Lo scioglimento è un fatto gravissimo che parte dalla mancata applicazione delle regole. Quando non si permette che a una gara partecipi un’impresa, ma solo un gruppo ben definito, si viene meno a una regola di protezione». Nell’ambito del convegno voluto dal Comitato Italiano Femminile (Cif), alla chiesa del Carmine di Castellammare, De Raho, seduto al tavolo accanto a don Tonino Palmese, al giornalista Luigi Vicinanza e alla presidente provinciale del Cif Fiorella Girace, sottolinea che «quando si assume un incarico di rilievo è necessario prendere le distanze da certi ambienti. Se sei figlio di un mafioso e riesci a studiare e ad elevarti il tuo percorso è da ammirare, ma non puoi celebrare la tua provenienza, così facendo si legittima la camorra. Chi ha rapporti con la criminalità non può lavorare o ricoprire ruoli all’interno della macchina comunale, la distanza è necessaria». Sono parole che si rifanno al discorso dell’ex presidente del consiglio Emanuele D’Apice che nel giorno della sua nomina ricordò in aula il padre, condannato in via definitiva per mafia. Le parole pronunciate il 18 maggio del 2021 nell’aula Falcone Borsellino fecero clamore, accelerando l’arrivo della commissione d’accesso. «Quello che è accaduto si aspettava da tempo – ha poi proseguito l’alto magistrato – da sostituto procuratore negli anni 80 venivo spesso per la guerra di camorra tra i D’Alessandro e gli Imparato, oggi non c’è spargimento di sangue ma le attività criminose sono continuate, il cancro non si riesce ad estirpare».

L’APPELLO Il monito alla politica che non ha saputo occuparsi degli interessi generali della città è rivolto anche ai presenti. «Sono stato per tre anni parroco a Scanzano negli anni 80 – ha ricordato don Palmese – tornavo in parrocchia e spesso trovavo sul mio cammino lenzuola bianche e sangue; oggi un’istituzione è diventata criminale. È necessario che la libertà oggi si abbini alla responsabilità». Il discorso anima i presenti tra cui le parlamentari pentastellate Teresa Manzo e Carmen di Lauro, il deputato di Italia Viva Lello Vitiello, l’ex sindaco Tony Pannullo e rappresentanti del centrosinistra. «Castellammare ha una bellezza che va messa a sistema – ha spiegato don Tonino – Caponnetto diceva ai ragazzi che la mafia aveva paura della memoria viva di chi ci ha preceduto nel bene. Questo, assieme al riutilizzo dei beni confiscati, sono i passi necessari. E se il bene non può essere affidato, che venga abbattuto e messo un albero al suo posto per dire che in quel luogo la criminalità non c’è più». «Quando abbiamo pensato a quest’incontro mai avremmo immaginato che ci saremmo visti a 24 ore dalla pubblicazione di un dossier che ci lascia sgomenti – ha detto Fiorella Girace – iniziamo a lavorare tutti assieme, i cittadini tornino protagonisti delle scelte». E dal padrone di casa don Luigi Milani l’analisi di una società «ricca di risorse ma abituate a camminare separatamente. Noi auspichiamo venti nuovi e puntiamo sui giovani».

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