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Colpita la torre della tv di Kiev, bombe anche a Kharkiv: «Vera e propria azione terroristica»

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Colpita la torre della tv di Kiev, bombe anche a Kharkiv: «Vera e propria azione terroristica». Ne parla Cristiana Mangani in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

I negoziati sono appena finiti, quando le immagini riprendono un convoglio russo lungo 60 chilometri. Un drago fumante che punta a Kiev. Negli ultimi giorni è stato ulteriormente potenziato, e annuncia una battaglia che lascerà solo morte e distruzione. Lo Stato maggiore russo conferma che andranno avanti fino «al conseguimento di tutti gli obiettivi». E, dopo una notte di sirene e bombardamenti, le truppe di Mosca colpiscono la Torre della tv della capitale provocando almeno 5 vittime. L’obiettivo è chiaro: bloccare ogni tipo di comunicazione e causare un totale disorientamento tra la popolazione. Ma anche fermare la propaganda a favore dell’Ucraina, che tanto ha sostenuto gli animi di chi è sceso in strada a combattere.
Mosca, dopo i ritardi dei primi giorni, ha adeguato il dispositivo e sta impiegando il 75% delle proprie forze: truppe più robuste, tank e blindati. Non più puntate affidate a unità leggere ma probabili spallate ove sia possibile affidate ai Btg, i battaglioni da combattimento. Dello schieramento fanno parte anche le armi termobariche: razzi usati in Siria e che ora colpiscono una capitale europea. Oltre a distruggere, hanno un effetto psicologico: risucchiano l’ossigeno e poi deflagrano. Così come è probabile l’uso di ordigni a grappolo: bombe pericolose anche per i civili, in quanto possono non deflagrare e restare per molto tempo in aree estese. Armi, il cui uso è proibito da un accordo internazionale.

L’INTELLIGENCE L’esercito russo preannuncia il bombardamento a Kiev con qualche ora di anticipo. Pochi minuti prima, le sirene dell’antiaerea avvisano i cittadini del raid imminente. Lo scempio nella città non si ferma e, secondo l’intelligence, ora i soldati stanno preparando un attacco aereo sulla Cattedrale di Santa Sofia, patrimonio dell’Unesco. Come e più dei talebani che hanno distrutto i Buddha di Bamiyan.
Nell’assalto alle Torri tv a Kiev ci finisce anche Babyn Yar, il memoriale della Shoah che ricorda l’eccidio nazista di oltre 100 mila persone. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ne denuncia l’attacco: «Che senso ha dire mai più per 80 anni, se il mondo tace quando una bomba cade sullo stesso sito di Babyn Yar? Almeno 5 uccisi. La storia si ripete», scrive su Twitter pochi minuti dopo la notizia, rimbalzata subito sui media locali e sui social. Come sempre in guerra, non è chiaro cosa sia avvenuto esattamente. Un obiettivo era certamente la Torre della Tv, che si trova a poche centinaia di metri da Babyn Yar. È probabile che il memoriale sia finito nel mirino per la sua vicinanza al centro delle trasmissioni televisive. Ma quello che inevitabilmente evoca basta a far crescere ancora di più la rabbia contro l’aggressione di Putin.
Quello di Kiev, però, è solo uno degli obiettivi: bombardamenti pesantissimi hanno raggiunto ancora una volta Kharkiv, la seconda città del paese, dove sono state prese di mira zone residenziali e ci sono state molte vittime civili. E poi Mariupol e Kherson, nel sud, con le truppe russe che sono riuscite a entrare. L’accerchiamento arriva anche da Est e la situazione si fa ogni giorno più drammatica. Kharkiv è sotto un fuoco incessante. I russi sono sempre stati a un tiro di schioppo, il confine dista appena una quarantina di chilometri. Ma adesso spuntano dappertutto, sui tank per le strade e soprattutto dal cielo, dove sfrecciano i bombardieri pesanti Sukhoi Su-34 che seminano il terrore. Raid «assolutamente disgustosi», che ricordano alcuni degli attacchi a Sarajevo, accusa il premier britannico Boris Johnson. Nel mirino finiscono edifici governativi e semplici condomini: solo ieri i morti sono stati più di venti. Hanno fatto a pezzi anche Piazza della Libertà, il simbolo della città, tra le dieci più grandi d’Europa, che adesso è un tappeto di macerie e detriti.
Erano appena passate le otto del mattino quando il palazzo del governo locale si è trasformato in una palla di fuoco. L’obiettivo, secondo il comando operativo di Kiev, era proprio quello di decapitare le strutture di vertice: il governatore Oleg Synegubov e la sua squadra, incaricata della difesa della città. Il missile che ha colpito l’edificio ha provocato almeno 10 morti e ferito più di 20 persone, anche perché accanto passavano numerose auto e la deflagrazione è stata talmente potente da danneggiare palazzi lontani decine di metri. «Lanciare un razzo nella piazza centrale di Kharkiv è stata una vera e propria azione terroristica. Così, la Russia è diventata uno stato terrorista», è la denuncia del presidente Zelensky.
Nel pomeriggio arriva un altro raid: colpisce direttamente un edificio residenziale di cinque piani, distruggendolo parzialmente e uccidendo almeno altre 8 persone. Ventiquattro sono rimaste ferite, in ospedale è finito anche un bimbo. «Sembra proprio un’atrocità commessa deliberatamente contro un centro civile», accusa ancora Johnson. Non ne dubita neppure l’Alto rappresentante Ue per la Politica estera, Josep Borrell, anche se Mosca continua a negare di prendere di mira obiettivi e infrastrutture civili.
Il martellamento su Kharkiv non dà tregua. Quasi un milione e mezzo di persone – moltissimi russofoni – è chiuso in casa, nascosto nei bunker, in preda al terrore. Il centro resta sotto una pioggia di missili Grad e Cruise, ma continua a reggere. Oggi si tornerà a trattare, anche se la base per un negoziato sembra impossibile. I carriarmati russi sono riusciti a entrare a Kherson, sul Mar Nero, vicino alla foce del fiume Dnepr, ma il governo ucraino controlla ancora i palazzi governativi. La Casa Bianca, però, esclude una no fly zone in Ucraina perché – riferisce la Cnn – richiederebbe l’uso della forza militare Usa per farla rispettare.
Nelle stesse ore sottomarini nucleari russi salpano per delle esercitazioni nel mare di Barents, mentre i lanciamissili mobili vengono dispiegati con lo stesso obiettivo nella regione di Irkutsk, nella Siberia orientale. L’esercitazione è stata decisa dopo l’ordine di Putin di mettere in allerta le forze nucleari. «Sapevamo che ci sarebbe stato un prezzo da pagare, ma la tragedia che stiamo vivendo è immane», dichiara ancora Zelensky. E accusa Putin di parlare di target militari mentre continua a uccidere i bambini.
Lui, intanto, lo zar, non sembra stare molto tranquillo e avrebbe nascosto la sua famiglia in un bunker di lusso in Siberia, almeno secondo quanto ha raccontato al Daily Mail, un ex professore del Moscow state institute of International relations (Mgimo), centro di eccellenza frequentato da aspiranti diplomatici e spie. Il bunker, secondo Valery Solovey, ex capo del dipartimento di pubbliche relazioni all’Istituto statale di relazioni internazionali di Mosca, è una città sotterranea hi-tech, nelle montagne Altaj, progettata nell’eventualità di una guerra nucleare.

IL TWEET Ma non finisce qui: un nuovo allarme arriva da un tweet del Parlamento ucraino, secondo il quale unità militari bielorusse avrebbero varcato il confine entrando nella regione di Chernihiv. La Bielorussia, scrive il Daily Beast, è già stata utilizzata come base dai russi, ma se la notizia fosse confermata, significherebbe che la nazione è diventata il terzo partecipante diretto alla guerra. Il presidente Lukashenko avrebbe chiesto al suo omologo russo di schierare ulteriori sistemi di difesa S-400 a ovest di Minsk per proteggere la capitale, ma ha smentito di aver inviato le truppe in Ucraina, anche se fonti di Kiev sostengono che alcuni reparti sarebbero entrati nella zona di Chernihiv. Con l’obiettivo di chiudere il fronte ovest, in modo da ostacolare il flusso di armi in favore degli ucraini.
In queste due giornate di assedio e combattimenti restano, poi, le immagini di chi è morto per una guerra insensata. C’è il volto sorridente di Polina che non c’è l’ha fatta. Mentre suo fratello e sua sorella stanno lottando tra la vita e la morte. C’è anche Alisa, sette anni: stava giocando con gli amici quando la sua scuola elementare è stata colpita da un raid russo. È una delle sei vittime del bombardamento sul villaggio di Okhtyrka. Le loro foto da ore emozionano il mondo facendo il giro dei social. Ma la stragrande maggioranza delle vittime civili di questa guerra, giunta al sesto giorno, resta ancora senza volto e senza nome. L’ultimo bilancio ufficiale dell’Onu parla di 102 morti civili, tra cui sette bambini, e il conteggio cresce di ora in ora. Le cifre riferite dalle autorità di Kiev sono ancora più drammatiche, con almeno 352 civili uccisi, tra cui 16 bambini.

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