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Chi è Valery Gergiev il maestro russo amico di Putin che tutti cacciano perchè non condanna guerra in Ucraina e potrebbe andare solo a Ravello

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    Ravello ancora non ha deciso. Dopo aver dato per certa la sua presenza in Costiera amalfitana, con tanto di servizi su giornali nazionali e sul principale quotidiano della Campania Il Mattino di Napoli, c’è voluta la levata di scudi di Positanonews, testata giornalistica decisa a rompere il tradizionale silenzio e indifferenza che regna negli ambiti sociali e locali a creare almeno dei dubbi . Il punto è che lui non si è espresso contro la guerra, di fronte alle richeste esplicite degli organizzatori, a cui basterebbe, anche se amico di Putin, lui oppone un silenzio che non può che essere un assenso a questo punto . Negli ultimi giorni sta collezionando inviti ad andarsene. Stiamo parlando del maestro russo Valery Gergiev, legato al presidente russo Vladimir Putin del quale viene presentato da sempre come amico. Un’amicizia scomoda, a cui va aggiunta la sua mancata presa di distanza da quanto sta facendo oggi il presidente russo. Sollecitato in più occasioni a condannare l’invasione dell’Ucraina, il maestro non si è pronunciato e questo gli è già costato l’esclusione dai principali teatri d’Europa, dalla Scala alla Münchner Philharmoniker. Il prossimo potrebbe essere il teatro Galli, dove Gergiev è salito tante volte in passato sul podio, per la Sagra Malatestiana . Ora apparre molto improbabile che il Comune di Rimini gli rinnovi l’invito anche per la prossima edizione dove è i casa perchè erede della fortuna appartenuta a Yoko Nagae, colei che da giovane partì dal Giappone per Venezia, grazie a una borsa di studio, e in Italia venne notata da un facoltoso industriale milanese, Renzo Ceschina. Stiamo parlando dell’imprenditore che in riviera possedeva un immenso patrimonio di terreni e immobili. Il patrimonio Ceschina è diviso in quattro parti. Imprenditore al dipendente ucraino: “Ti do la macchina, vai a prendere i tuoi figli” Nel 2015, alla scomparsa della vedova Nagae, alla lettura del testamento si scoprì che l’amante dell’arte e della musica del maestro russo, gli aveva lasciato una fortuna. I camping di Riccione, oggi nelle mani del Club del Sole con un progetto di sviluppo a lungo termine, e l’ex campeggio Maximum a Miramare. Sempre dalla vedova Ceschina il maestro ha ereditato una ventina di immobili di pregio nelle vie esclusive di Milano, più altri tesori sparsi per il Belpaese tra cui una villa in Costiera amalfitana, dove in giardino giacciono rovine romane e una torre aragonese. A Venezia il maestro è di casa a Palazzo Barbarigo a San Vio e al caffè Quadri.ra. Dopo il caso della Scala di Milano e l’annullamento di una lunga serie di contratti, è ora la volta della Filarmonica di Monaco di Baviera. Gergiev è fuori anche lì. In un momento in cui la figura di Putin viene sempre più accostata a quella di Hitler, un dittatore senza scrupoli che mette sotto attacco l’intera Europa, questa decisione assume anche un valore simbolico tutto particolare: Monaco è stata infatti la culla del nazismo e del movimento hitleriano. L’accusa del defenestramento è arrivata (così com’è stato per Milano) dal primo cittadino della capitale bavarese, il socialdemocratico Dieter Reiter. Ha spiegato che il maestro Gergiev ha rifiutato di esprimersi “con nettezza e in modo incontrovertibile contro la guerra in Ucraina”. Ha aggiunto: “Mi sarei aspettato che avrebbe avuto un ripensamento e una revisione circa la sua valutazione positiva della figura Putin ma non l’ha fatto”. Poi ha concluso: “Dato che questo non è accaduto rimane solo una separazione immediata”.Il copione si ripete. Le istituzioni artistiche continuano a reiterare la stessa richiesta al direttore d’orchestra, lui si rifiuta. Meglio: oppone un ostinato silenzio. Gli è costato fino ad ora la rinuncia a tutta una serie di impegni già previsti fra Italia, Francia e Stati Uniti. Si è dimesso anche dalla carica di presidente onorario del Festival musicale di Edimburgo: la città scozzese è gemellata con Kiev. Non sarà alla Scala, come ieri ha ribadito il sindaco Beppe Sala. Il 5 marzo avrebbe dovuto dirigere “La Dama di Picche” di Ciaikovskij, che sarà invece affidata nelle prossime recite al maestro Timur Zangiev “che ha già diretto parte delle prove ottenendo un forte apprezzamento da parte dell’Orchestra”, scrive il teatro alla Scala in una nota ufficiale. E sottolinea: “Il teatro alla Scala ribadisce la sua vicinanza ai cittadini ucraini vittime dell’aggressione e ai tanti cittadini russi che in questi giorni hanno coraggiosamente espresso la loro condanna della guerra. Il nostro Teatro resterà sempre un luogo di confronto e di dibattito tra diverse tradizioni e culture”.

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