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Cava de’ Tirreni: furgoni in fiamme per favorire il clan, assolto

Cava de’ Tirreni: furgoni in fiamme per favorire il clan, assolto. Ne parla Nicola Sorrentino in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

Era ritenuto il mandante di due incendi appiccati a due furgoni appartenenti alla stessa ditta. I giudici della Corte d’Appello ribaltano la sentenza di primo grado, con assoluzione piena per il 31enne Antonio Di Marino. Sullo sfondo c’era la cosiddetta «guerra del pane», con un’indagine dell’Antimafia che riteneva l’imputato impegnato ad acquisire maggiori spazi di mercato in danno della concorrenza. Una condotta criminosa aggravata dal fatto che lo stesso di Marino fu ritenuto vicino al clan di camorra, capeggiato da Dante Zullo. In primo grado l’uomo era stato condannato a 2 anni e 2 mesi con il rito abbreviato. Ora l’assoluzione. Nel giudizio, il 31enne era assistito dagli avvocati Arturo Della Monica e Francesco Rizzo. I fatti risalgono al mese di luglio del 2018, poco prima del maxi blitz dell’Antimafia contro il «clan Zullo» a Cava. Secondo le accuse, il 13 notte di quel mese fu appiccato un incendio a danno di due furgoni, entrambi di proprietà di una ditta. A consumare materialmente il delitto – secondo le accuse – fu un altro uomo, poi assolto. Le fiamme interessarono anche un’auto parcheggiata nelle vicinanze. Per la Dda di Salerno l’azione aveva natura estorsiva, per aprire e acquisire spazi di mercato per la panetteria riferita allo stesso Di Marino, ricollegando i reati che gli furono poi contestati nel maxi processo contro il clan. Di Marino fu ritenuto mandante, ma le prove e gli elementi raccolti non hanno retto in sede di appello. Con questa sentenza, infatti, i giudici hanno ribaltato la decisione del gup in primo gravo, «per non aver commesso il fatto». La decisione segue le sentenze di assoluzione per i dissequestri dei panifici di Di Marino, con le misure di prevenzione revocate dopo un anno. Bisognerà attendere, ora, il deposito delle motivazioni per comprendere il ragionamento fatto dal collegio. Dopo gli incendi si registrò la maxi retata con gli arresti di persone legate ad un’organizzazione criminale di natura camorristica, operante a Cava de’ Tirreni, con a capo la famiglia di Dante Zullo. Il processo è in attesa di essere fissato in Cassazione, a seguito del ribaltamento in Appello, che ha riconosciuto la matrice camorristica per molti degli imputati coinvolti. In primo grado, infatti, il tribunale di Nocera Inferiore aveva riconosciuto l’esistenza di un’associazione semplice, dedita ad usura ed estorsioni, ed altri reati satelliti, senza però la connotazione mafiosa. Così non è stato per i giudici d’Appello, che a seguito di ricorso proprio della Procura Antimafia, avevano ribaltato il giudizio, aumentando le pene per tutti quelli condannati in primo grado, con tanto di aggravante per i singoli capi d’accusa. L’ultimo step si registrerà in Cassazione, a seguito dei ricorsi presentati dalle rispettive difese.

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