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Cava de’ Tirreni. Caso Arianna, dopo 11 anni è finita l’odissea: metà risarcimento dal Cardarelli

Cava de’ Tirreni. Caso Arianna, dopo 11 anni è finita l’odissea: metà risarcimento dal Cardarelli. Ne parla Giuseppe Ferrara in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano La Città di Salerno.

Undici anni esatti per vedersi finalmente corrispondere parte del tanto agognato risarcimento per il caso di malasanità che l’ha coinvolta a pochi mesi dalla nascita tanto da renderla tetraplegica, sorda e ipovedente. Il caso della giovane cavese Arianna Manzo si avvia così, finalmente, alle battute finali.

Era il 9 marzo del 2011 quando la famiglia aveva citato in giudizio i sanitari dell’Asl (di cui allora faceva parte l’ospedale “Santa Maria Incoronata dell’Olmo”), e dell’Azienda Ospedaliera “Antonio Cardarelli” di Napoli per le condotte mediche illecite che avevano causato seri danni ad Arianna. La piccola, a tre mesi dalla nascita, era stata ricoverata prima a Cava de’ Tirreni e poi a Napoli per una bronchiolite degenerata a seguito della somministrazione, per due settimane, di un anestetico non adatto alla sua tenera età e che le avrebbe, successivamente, comportato gravi conseguenze a livello motorio e neurologico.

Mercoledì scorso, esattamente 11 anni dopo l’inizio di una estenuante battaglia legale, il direttore generale del “Cardarelli”, Giuseppe Longo , ha finalmente deliberato la liquidazione, a titolo provvisionale, della metà del risarcimento disposto già con la sentenza di primo grado. Un anticipo di circa 1 milione e 500 mila euro, rispetto ai 3 milioni comminati nel 2019 dai giudici della seconda sezione del Tribunale di Salerno, che servirà «a garantire nell’immediato – così come spiega lo stesso direttore generale Longo a margine della delibera di liquidazione – tutte le cure e i relativi percorsi assistenziali per il benessere di Arianna Manzo».

L’atto arriva a cinque mesi da quella che doveva essere una transazione extragiudiziale tra le parti e che aveva addirittura coinvolto il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca , quale mediatore per sollecitare il pagamento del risarcimento da parte dell’Azienda ospedaliera partenopea. A mettere un freno agli accordi, poi, ci aveva pensato l’Asl di Salerno coinvolta, anche se in misura minore, nella causazione dei danni neurologici e motori di Arianna – che aveva più volte ribadito la sua indisponibilità a partecipare al transazione tanto da spingere i genitori Eugenio Manzo e Matilde Memoli , per tramite del legale Mario Cicchetti, ad avanzare un ultimatum per evitare che trascorresse altro tempo senza che Arianna potesse beneficiare di un risarcimento volto a coprire le ulteriori cure a cui deve sottoporsi.

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