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Castellammare, la relazione del Ministero dell’Interno dopo lo scioglimento accusa il sindaco Cimmino di rapporti con la camorra

Castellammare di Stabia ( Napoli ) Secondo le accuse, che hanno portato allo scioglimento del Comune della Campania, ci sarebbero stati rapporti con la camorra, da un matrimonio dove è stato testimone di nozze a rapporti amministrativi . Un atto di accusa contro il sindaco Cimmino. Protagonista di quasi quattro anni in cui, con appalti e affidamenti diretti, si sono favoriti i clan e le imprese di parenti di consiglieri e assessori. Contro questo atto Cimmino può fare anche ricorso, ma vediamo cosa dicono i colleghi del Corrierino, anche se sarebbe auspicabile mettere in rete tutta la relazione .

A distanza di circa due settimane dallo scioglimento del consiglio comunale stabiese, la relazione del Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, si materializza. Finalmente, da quello che si legge, un dato è certo: l’amministrazione Cimmino è stata sciolta perchè permeata dalla camorra. C’è poco da fare. A nulla possono servire le azioni che stanno mettendo in campo gli ex consiglieri comunali di centrodestra cercando di attribuire le colpe dello scioglimento alle precedenti amministrazioni comunali. Le indagini della commissione partono dal 2018. Amministrazione Cimmino.

Ingerenze della criminalità organizzata sulla macchina comunale e sulle scelte politiche, parenti di camorristi ed amministratori “intercettati” nell’ambito di inchieste degli anni appena passati. Ancora, rapporti di parentela di consiglieri ed esponenti politici che fanno parte del “cerchio magico di comando” a Castellammare. Quattro pagine di estratto che, dal pomeriggio di oggi, circolano nelle chat stabiesi, e non solo. Una sintesi firmata dal Viminale.

Mancano allegati, le relazioni della commissione d’indagine e del Prefetto di Napoli, ma tant’è. Secondo gli investigatori, da quel che si legge nella relazione ministeriale, sarebbero proprio i rapporti dell’ex sindaco Gaetano Cimmino ad avere portato allo stop anticipato dell’esperienza di governo del centrodestra.

Una su tutte: testimone di nozze di un noto esponente di una famiglia malavitosa che, tra l’altro, è risultata affidataria di appalti pubblici durante l’amministrazione Cimmino.
Affidamenti a ditte in odore di camorra, gestione dei servizi cimiteriali, gestione della sosta e rifiuti. Anche questi sono i settori passati al setaccio dalla commissione d’indagine e le anomalie, negli affidamenti e nella gestione poi dei servizi, non sono poche.

Tanti gli episodi “di malaffare” messi a rinforzo della proposta del Ministro poi accolta dal Consiglio dei Ministri. Anche la gestione degli abbattimenti delle opere abusive, ordinati e non eseguiti, o degli sgomberi degli immobili occupati abusivamente. Gli uffici comunali, a proposito di un immobile, avevano addirittura dichiarato l’inaccessibilità ma, a seguito di controlli dei Carabinieri su richiesta della commissione di accesso, si è potuto accertare che gli uffici comunali (sindaco compreso,ndr) hanno mentito.

Secondo la relazione del Ministro Lamorgese, che tratteremo analiticamente nei prossimi giorni, a palazzo Farnese e negli uffici comunali la camorra c’era, c’è, ed è pressante. Soprattutto nell’ufficio tecnico.

Ora si attenderanno eventuali ricorsi degli amministratori sciolti per infiltrazioni mafiosa ma, secondo alcune indiscrezioni di voci vicine al centrodestra stabiese, pare che Cimmino abbia fatto già dietrofront su un eventuale tentativo di ribaltare l’esito. Troppo circostanziati gli episodi che lo inchiodano alle sue responsabilità.

Di seguito quello che riportano i colleghi di Stabia Channel Il sindaco Cimmino ha partecipato “quale testimone di nozze di un componente di una locale famiglia mafiosa, di cui alcuni appartenenti risultano affidatari di lavori e servizi da parte del Comune”. Questo è un dato che emerge dalle motivazioni che hanno indotto il Ministro dell’interno Luciana Lamorgese a proporre lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche. In particolare, il Viminale evidenzia “la presenza pluridecennale del sindaco nell’amministrazione cittadina”, avendo “più volte ricoperto la carica di consigliere comunale e nel 2007 anche quella di vicesindaco”, e segnala “consolidati rapporti con alcuni soggetti legati alla criminalità organizzata, che hanno poi beneficiato di pubblici affidamenti”. Un aspetto che coinvolge anche il consiglio comunale nel suo insieme, in cui figurano “amministratori gravati da pregiudizi di polizia, strettamente legati alle locali organizzazioni mafiose o riconducibili per legami familiari ad esponenti dei clan camorristici”.

Viene posta in particolare rilievo la posizione di “due assessori che hanno avuto stabili rapporti con quella parte dell’imprenditoria locale vicina alle consorterie criminali ed interessata all’acquisizione di pubbliche commesse”. Ci sono chiari riferimenti anche all’episodio dell’applauso al presidente del consiglio appena nominato, che ha ringraziato il padre deceduto, condannato in passato per concorso esterno in associazione mafiosa, ricevendo “gli applausi e la solidarietà dei consiglieri presenti in aula”. Ma lo scenario è molto più ampio e descrive un Comune malato soprattutto per la gestione dirigenziale di alcuni settori chiave, come quello dei rifiuti e del cimitero, tematiche che saranno affrontate più nel dettaglio nelle prossime ore.

Iregolarità e anomalie sono state segnalate anche nelle procedure di gara per l’affidamento di gare ed appalti, come quello per una spiaggiia libera attrezzata, per la pulizia degli immobili comunali e di custodia dei bagni pubblici, nonchè in diversi affidamenti diretti. L’inerzia e l’assenza di una politica d’indirizzo da parte degli organi dell’amministrazione comunale è stata segnalata anche per quanto attiene all’abusivismo edilizio le cui azioni di contrasto si sono limitate esclusivamenle al piano formale.

Uno scenario complessivo, che ha indotto il Prefetto e successivamente il Ministro a proporre lo scioglimento e ad affidare la gestione dell’ente ai tre commissari straordinari per i prossimi 18 mesi, a causa di vicende che hanno determinato “lo svilimento e la perdita di credibilità dell’istituzione locale, nonché il pregiudizio degli interessi della collettività”, rendendo “necessario l’intervento dello Stato per assicurare la riconduzione dell’ente alla legalità”.

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