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Carla Porcelli, in passato supplente ad Amalfi, con il sogno di diventare docente che ha scelto però la famiglia alla carriera

Di Gabriele Bojano dal Corriere del Mezzogiorno.it , questa bellissima esclusiva che tocca da vicino la Costiera amalfitana di cui ci occupiamo.

Carla Porcelli, in passato supplente ad Amalfi, con il sogno di diventare docente che ha scelto però la famiglia alla carriera.

Carla Porcelli, 37 anni, di Salerno, con laurea in Ingegneria per l’ambiente e il territorio con 110 conseguita recentemente, nel 2019, sognava di diventare docente. È rimasto, però, solo uno dei tanti obiettivi conseguiti da Carla poiché oggi lavora sì nella scuola, ma non dietro ad una cattedra. Per il momento Carla non è più una docente, ma si ritrova di anno in anno a compilare il rinnovo della domanda nel personale Ata, che risale a ben 14 anni fa.

Motivo di tale scelta sono le spese delle terapie che deve affrontare ogni giorno il piccolo di casa, Vincenzo di appena 8 anni, figlio di Carla ed il marito, un impiegato di una grande compagnia di navigazione a Napoli. Un percorso tutto in salita, tra continue sedute di logopedia e di neuropsicomotricità e frequenti intoppi burocratici che fanno perdere tempo, in una situazione in cui il tempo è importante. Mentre Carla inviava invano il suo curriculum nelle varie amministrazioni pubbliche, è arrivata la convocazione come collaboratrice scolastica nella scuola di fronte casa della madre, che ha accettato senza pensarci due volte. Nel frattempo però Vincenzo, grazie alla presenza costante e determinante della madre, ha fatto notevoli progressi, va a scuola e ora è in attesa della certificazione Dsa.

L’approccio al mondo della scuola è un’esperienza positiva e quando quest’anno la nomina arriva dall’istituto Focaccia, diretto dalla preside Maria Funaro, la mamma del piccolo Vincenzo, accetta a cuor sereno. “Mi trovo benissimo”, dice la bidella-ingegnere, “anche perché in passato ho fatto una supplenza ad Amalfi e con gli alunni delle superiori ho già avuto un bellissimo rapporto”. E non fa niente se stavolta non siede in cattedra: “Io quando posso guardo i docenti come fanno lezione, cerco di capire le loro metodologie didattiche, come approcciano gli studenti”. Il sogno di diventare docente resta sempre, guarda infatti queste scelte e quest’ esperienze come un trampolino da cui partire per fare altro, per realizzarsi, migliorarsi ed essere un grande esempio per il figlio, anche se già sta dimostrando di esserlo.

Ci lascia con pensiero per tutte le donne come lei che hanno rinunciato ad opportunità di carriera per il bene dei figli: “Io ne conosco tante, so di professioniste che hanno chiuso gli studi legali per aiutare i propri bambini a frequentare le varie terapie. Se solo avessimo un sistema più forte che ci desse l’opportunità di seguire i nostri figli in maniera adeguata pur lavorando, ma purtroppo questo rimane un sogno, nessuno ci tutela. In Italia il welfare non esiste”.

 

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