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A Positano Don Michele, rettore del Seminario Metropolitano Giovanni Paolo II: “Gesù non ci abbandoni alle tentazioni”

Positano. La Santa Messa delle 11.00 nella Parrocchia di Santa Maria Assunta è stata celebrata da Don Michele, rettore del Seminario Metropolitano Giovanni Paolo II, che ha interagito con i bambini ed i ragazzi in un’omelia molto significativa incentrata sull’odierno brano del Vangelo nel quale l’evangelista Luca parla delle tre tentazioni di Gesù: «Il Vangelo di oggi si svolge nel deserto, un luogo dove non c’è vita. E lì il diavolo tenta Gesù per tre volte. La tentazione è una sorta di sgambetto. Quando siamo tentati è sempre il diavolo che ci mette lo sgambetto. La tentazione è uno sgambetto del demonio per farci cadere nel peccato.
Nella prima tentazione vediamo Gesù che è stato 40 giorni nel deserto senza mangiare ed ha fame ed il demonio gli suggerisce di trasformare le pietre in pane. Non esiste nel Vangelo un miracolo che Gesù abbia fatto per se stesso perché ha sempre messo gli altri prima di lui. La prima tentazione è molto sottile ovvero quella di pensare prima a noi stessi e solo dopo agli altri. Nella vita non si può vivere solo per se stessi e poi quello che avanza lo riservo agli altri: “Se ho tempo ti aiuto, se mi va lo faccio…”. Questa è la prima tentazione, quando nella vita pensiamo solo a noi stessi vuol dire che il maligno ci ha messo lo sgambetto e ci ha fatto cadere.
Nella seconda tentazione il diavolo porta Gesù sul punto più alto della terra, gli fa vedere tutte le ricchezze e gli chiede solo una cosa ovvero inginocchiarsi ai suoi piedi. Inginocchiarsi significa sottomettersi ad un’altra persona. Noi siamo tentati in questo modo quando per avere una cosa, anche semplice, sottomettiamo la nostra dignità agli altri, cioè siamo disposti a fare anche cose che magari non ci costano molto però bloccano la nostra dignità, il nostro essere umani, la nostra libertà, la giustizia.
Nell’ultima tentazione il diavolo porta Gesù a Gerusalemme sul punto più alto del tempio e lo invita a buttarsi perché Dio manderà i suoi angeli a salvarlo. Qui la tentazione è quella di pensare che qualsiasi cosa io faccio poi tanto Dio è a mia disposizione: “Tanto Dio mi perdona, faccio questo peccato poi mi vado a confessare”. Gesù dimostra che non è il Padre che deve piegarsi a lui ma esattamente il contrario.
Queste tre tentazioni che ha subito Gesù sono spesso ricorrenti anche nella nostra vita anche se sotto forme diverse, la cosa importante è riconoscere il modo in cui Gesù è stato tentato perché è lo stesso modo con cui il demonio vuole far cadere noi. Ognuno di noi ha le sue tentazioni e dobbiamo chiedere a Gesù di non abbandonarci ad esse».

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