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Sorrento / Vico Equense, dermatiti, caduta di capelli e trombosi effetti collaterali dopo il “booster” del Vaccino o per il Covid?

Sorrento / Vico Equense, dermatiti, caduta di capelli e trombosi effetti collaterali dopo il “booster” del Vaccino o per il Covid?  Ci arrivano segnalazioni nel territorio di cui ci occupiamo, Penisola Sorrentina e Costiera amalfitana, di problematiche che vengono ritenute legate al Vaccino contro il Coronavirus Covid – 19 , da Sorrento ad Amalfi, ma in particolare in Penisola Sorrentina, c’è chi attribuisce alcune patologie gravi al vaccino, chi al Covid, a dire la verità è davvero difficile capire la problematica e quindi lasciamo agli esperti. Non si possono escludere effetti collaterali, di certo la terza dose “booster” del vaccino in particolare non protegge dal virus di questa pandemia , che , a quanto guardiamo fra le nostre conoscenze dirette, parliamo del territorio, sembra arrivato ad aver perso quella viralità e quegli effetti gravi che ci sono stati nella prima fase, anzi sembra davvero a molti quasi un’influenza, per alcuni anche di meno. Comunque non si può escludere nulla  , come ben si sa qualsiasi medicinale può avere effetti collaterali e può far male, c’è chi con la tachipirina può morire. Gli effetti del long Covid pure non li conosciamo bene, come pure gli effetti di cure massicce con il Cortisone, per quanto riguarda il vaccino comunque, come ci dicono molti, non possiamo escludere che possa aver avuto effetti collaterali, a bocce ferme possiamo riportare alcune riflessioni tratte da siti scientifici. Dal momento che il 90 per cento della popolazione è immunizzata non possiamo che dire che se vi sono delle patologie vanno affrontate con molta calma , avere uno stile di vita sano, in genere , pare, che con il tempo molte situazioni si normalizzano. Ripetiamo non possiamo sapere poi se gli effetti vengono dal vaccino o dal Covid ( molti hanno scoperto di avere il Covid per caso facendo un test prima di farsi il vaccino, cosa che consigliamo a tutti prima di farsi la terza dose a questo punto, ndr ) . I problemi circolatori sembrano essere comunque aumentati in penisola sorrentina ma questo può essere attribuito a tante cause, non ultima il lockdown per la pandemia e la mancanza di movimento, oltre ad eventuali effetti indesiderati del vaccino o del Covid o di cosa sia, questo sarà la scienza a stabilirlo. Intanto da siti autorevoli come Veronesi ecco cosa si dice degli effetti possibili collaterali. Positanonews cerca di dare voce a tutti, ma con calma . Stiamo sereni che ora all’orizzonte c’è qualcosa di peggio del Covid con la guerra in Ucraina e Russia.

Il vaccino anti SARS-COV-2 contiene dei potenziali allergeni, ossia sostanze capaci di scatenare una reazione allergica. In particolare, menzioniamo:

a. Il polietilenglicole/macrogol (PEG), presente in Comirnaty di Pfizer/BioNTech e Moderna, e
b. Il polisorbato 80, contenuto in AstraZeneca.

Polietilenglicole (PEG): conosciuto anche come macrogol, il polietilenglicole è un composto polietere ottenuto per polimerizzazione dell’ossido di etilene. Possiede proprietà stabilizzanti e viene comunemente usato come eccipiente in moltissimi preparati farmaceutici, cosmetici e perfino alimentari.
Nel caso specifico dei vaccini anti COVID-19 Comirnaty di Pfizer/BioNTech e Moderna, serve a stabilizzare le molecole di mRNA finalizzate ad avviare la risposta immunitaria (per l’esattezza stabilizza le bolle lipidiche che contengono le molecole di mRNA).
Il potere allergenico del PEG è stato studiato in diversi studi: può essere responsabile di reazioni IgE-mediate e anafilassi in modo molto raro.

difficoltà respiratorie, senso di spossatezza, mancanza di gusto e olfatto e dolori muscolari: di tutto questo, nell’ambito del post-covid, si è parlato molto. Ma sono stati in tanti a segnalare un altro problema frequente: la perdita dei capelli durante l’infezione o qualche tempo dopo. “Il fenomeno della caduta di capelli associata al covid i dermatologi e i pazienti lo conoscono bene da tempo e da tanto tempo la studiano, anche se si parla maggiormente degli effetti collaterali più gravi, trascurando però l’impatto psicologico che questo problema può avere sulle persone. Ad esserne colpiti uomini e donne a grandi linee nella stessa maniera, anche se a seconda dei casi, le valutazioni si allargano anche alla predisposizione genetica alla calvizie”: a spiegarlo è la Professoressa Bianca Maria Piraccini, direttrice della Scuola di Specializzazione di Dermatologia e Venereologia dell’Unibo.

Dunque questo effetto da covid è diffuso anche se non se ne parla molto?

“Studiamo questa problematica ormai da tempo (dal 2020) e ci siamo accorti che nel periodo dell’infezione e più spesso dopo i due mesi dalla guarigione, il 30% dei pazienti soffre di perdita di capelli eccessiva rispetto a quella fisiologica, che è per intenderci quella da cambio di stagione o da dopo parto: telogen effluvium. Abbiamo visto casi con la chioma dimezzata e noi specialisti ci siamo allarmati perché una cosa come questa a seguito di episodi infettivi l’avevamo vista solo con la Dengue. Anche se dal punto di vista medico non è una cosa grave, dal punto di vista psicologico può diventare un problema che non va trascurato”.

E quali sono esattamente le cause?

“In alcuni casi si tratta di un effetto tossico diretto del virus, che agisce sul folicolo che subisce un danno infiammatorio che porta appunto alla caduta dei capelli”.

E’ una cosa reversibile, si riesce a curare o prevenire? Quali gli esami che fa sui pazienti?

“Si tratta per la maggiore di una cosa transitoria che lentamente si ferma e nella gran parte dei casi c’è un ritorno alla normalità. Questo a meno che non ci sia già un inizio o una predisposizione genetica alla calvizie: in questo caso capita che i capelli non crescano più firti come prima. Le terapie più adatte sono integratori alimentari a base di antiossidanti (utili prima che la caduta si sviluppi) e cortisonici. Il primo esame che si fa si chiama pull test e consiste in sostanza di tirare una ciocca di capelli e osservare quanti ne restano in mano. Poi si fa la tricoscopia, che è un esame in cui con una lente di ingradimento illuminata che ingrandisce dalle 200 alle 700 volte e consente di vedere la pelle del cuoio capelluto e i capelli che stanno crescendo”.

Vaccini, Covid-19 e trombosi: domande e risposte
Ci sono rischi di trombosi associati alla vaccinazione contro il Covid-19? Perché le autorità sanitarie continuano a raccomandarla? Ci sono test utili per azzerare i rischi? A quali sintomi bisogna stare attenti? Chi è più a rischio? Tante le domande emerse recentemente sul tema vaccinazioni e trombosi. Mettiamo in ordine i fatti: i vaccini contro l’infezione da Sars-CoV-2 sono estremamente efficaci nel ridurre gli effetti gravi del Covid-19. Nelle scorse settimane, con la vaccinazione di milioni di persone, sono emersi alcuni eventi avversi rari associati ai vaccini Vaxzevria (AstraZeneca) e Ad26.COV2.S (Janssen, la compagnia farmaceutica facente capo a Johnson&Johnson).

Abbiamo raccolto le risposte alle domande più comuni con l’aiuto di Flora Peyvandi, Professore Ordinario di Medicina Interna all’Università degli Studi di Milano e Direttore del Centro Emofilia e Trombosi Angelo Bianchi Bonomi, Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico.

I vaccini anti-Covid aumentano il rischio di trombosi?
Non ci sono dati che dimostrano una incidenza più alta di eventi trombotici nella popolazione vaccinata. È invece stato rilevato un aumento di rischio per un numero ristretto di casi di complicazioni, di per sé già molto rare, che però risultano più frequenti rispetto alle attese nella popolazione vaccinata con i vaccini AstraZeneca (Vaxzevria) e Janssen. La commissione di valutazione del rischio per la farmacovigilanza (PRAC) dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha concluso che si può trattare di effetti collaterali molto rari riconducibili alla vaccinazione con questi farmaci.

Cosa sono gli effetti indesiderati segnalati?
I rari casi di trombi e piastrinopenia rilevati in persone vaccinate sono problemi della coagulazione molto particolari e insoliti, in cui la trombosi si manifesta a livello cerebrale (trombosi cerebrali del seno venoso) o addominale (trombosi della vena splancnica), e in associazione con un livello basso di piastrine nel sangue (trombocitopenia o piastrinopenia). Si sono verificati in un piccolo numero di casi in tutto il mondo di soggetti vaccinati con Vaxzevria e con Johnson&Johnson.

Quanti sono i casi rilevati?
Nel caso di Vaxzevria, il vaccino AstraZeneca, la valutazione di EMA ha riguardato 169 casi di trombosi del seno venoso cerebrale e 53 casi di trombosi della vena splancnica riportati nel database dell’UE sulla sicurezza dei farmaci (EudraVigilance) al 4 aprile 2021. Si tratta di casi segnalati spontaneamente attraverso i sistemi di farmacovigilanza in Europa e nel Regno Unito, su un totale di circa 34 milioni di persone vaccinate. Riguardo al vaccino Johnson&Johnson l’Agenzia ha valutato 8 casi segnalati negli Stati Uniti, su 7 milioni di persone vaccinate (al 13 aprile 2021). A seguito di tali analisi EMA ha richiesto alle due aziende farmaceutiche di aggiungere l’informazione riguardante questi effetti rare nell’informazione del prodotto.

Chi sono le persone colpite?
In entrambe le valutazioni delle complicanze, finora la gran parte delle segnalazioni ha riguardato donne sotto i 60 anni di età, entro 2-3 settimane dalla vaccinazione.

Perché si verificano queste complicanze?
Non ci sono certezze, al momento, ma una spiegazione plausibile è che questa insolita combinazione di trombi ed un numero basso di piastrine derivi da una anomala risposta immunitaria, in particolare contro le piastrine. È un’ipotesi nata dalla somiglianza con una condizione vista talvolta in pazienti trattati con eparina (trombocitopenia indotta da eparina, HIT), ma in questo caso senza che vi sia alcun utilizzo associato di eparina.

Ci sono sintomi a cui prestare attenzione, dopo il vaccino?
Sì, nelle due settimane successive alla vaccinazione occorre stare molto attenti a:

mancanza di respiro
dolore al petto
gonfiore alle gambe
dolore addominale persistente
sintomi neurologici, tra cui mal di testa gravi e persistenti o visione offuscata
piccole macchie di sangue sotto la pelle vicino al sito di iniezione.
Nel caso si presentino i sintomi elencati bisogna cercare immediatamente assistenza medica rivolgendosi a centri specializzati in emostasi e trombosi. Un rapido trattamento medico specialistico, infatti, può ridurre di molto le possibilità di conseguenze gravi.

Ci sono trattamenti utili per queste sindromi rare?
Sì, ci sono, come evidenziato dalla Società Italiana di Emostasi e Trombosi (SISET) e da quella internazionale ISTH che hanno recentissimamente pubblicato dei protocolli per la gestione medica di questi casi. La cosa più importante è comunque la tempestività d’intervento, quindi è assolutamente necessario nel caso di avessero sintomi come quelli riportati sopra, cercare immediata assistenza medica, e possibilmente in centri specializzati per trombosi.

Ci sono dei test utili da fare prima della vaccinazione?
No. Purtroppo al momento non è possibile selezionare persone più esposte a questi eventi avversi. Infatti non si conoscono ancora i veri fattori di rischio e non ci sono elementi utili da valutare attraverso test o analisi. Sulla base delle conoscenze attuali e del parere della Commissione Tecnico Scientifica (CTS) di Aifa, il Ministero della Salute ha precisato che i vaccini AstraZeneca e Janssen sono approvati a partire dai 18 anni di età, ma ne raccomanda un uso preferenziale in persone con più di 60 anni, nelle quali il bilancio rischio/beneficio risulta ancora più favorevole.

Ci sono farmaci da assumere prima della vaccinazione?
No. È assolutamente sconsigliato assumere farmaci anticoagulanti o antiaggreganti prima del vaccino. Non esistono indicazioni a trattamenti preventivi di questi episodi trombotici. Nessun trattamento profilattico prima o dopo il vaccino deve essere raccomandato, nemmeno in soggetti con trombofilia o pregressa trombosi, a meno che il trattamento antitrombotico non sia già in atto per precedenti indicazioni mediche.

Le donne che prendono la pillola anticoncezionale possono essere vaccinate?
Si, fatte salve le raccomandazioni del Ministero ad un uso preferenziale dei vaccini AstraZeneca e J&J dopo i 60 anni, al momento non esistono gruppi di persone ad accertato rischio aumentato di sviluppo di questi eventi avversi.

Chi è in terapia con anticoagulanti può essere vaccinato?
La vaccinazione contro il COVID-19 è raccomandata anche per i pazienti in trattamento anticoagulante. Si consiglia di riferirsi alle indicazioni di FCSA (www.fcsa.it) per le indicazioni specifiche di gestione della terapia nei giorni della vaccinazione.

Bisogna continuare la campagna vaccinale?
L’Agenzia europea del farmaco ha ribadito per entrambi i vaccini considerati che i benefici della vaccinazione COVID-19 superano il potenziale rischio di reazioni avverse, concludendo che questi casi dovrebbero essere classificati come eventi avversi molto rari. Il vaccino è efficace nel prevenire il COVID-19 e nel ridurre i ricoveri e i decessi. Anche la Società Internazionale di Emostasi e Trombosi (ISTH) ha rilasciato un comunicato in cui concorda con la dichiarazione dell’EMA, aggiungendo che devono essere intrapresi studi scientifici più rigorosi per comprendere le cause di questi eventi avversi e i trattamenti ottimali. È importante continuare con la campagna di vaccinazione per ridurre in modo significativo i ricoveri e la mortalità legati al COVID-19 nel nostro paese.

Cosa si sta facendo per migliorare il profilo di sicurezza dei vaccini?
EMA continuerà l’attività di monitoraggio su sicurezza ed efficacia del vaccino anti-COVID-19, aggiornando le conoscenze e le informazioni disponibili. Il comitato per i medicinali per uso umano dell’EMA, il CHMP, valuterà rapidamente qualsiasi modifica necessaria alle informazioni sul prodotto. Sulla base delle raccomandazioni di EMA e delle società scientifiche internazionali e nazionali i singoli Stati membri dell’UE prendono le decisioni utili a progettare e implementare la campagna di vaccinazione. Le esigenze e le condizioni infatti possono differire a seconda di fattori come i tassi di infezione, le popolazioni prioritarie, la disponibilità del vaccino e i tassi di ospedalizzazione.

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