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Sorrento, qualche piccola “curiosità” su Sant’Antonino raccontata da Luigi Garbo

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Sorrento. In attesa del giorno solenne di Sant’Antonino, patrono della città, riportiamo un interessante post pubblicato da Luigi Garbo sulla sua pagina Facebook: «Secondo la tradizione, un giorno il santo cadde da una mula rompendosi una gamba; Sant’Antonino, allora, seguendo il suggerimento della Madonna apparsagli in sogno, la guarì con l’olio di un’ampolla.
Il legame tra i sorrentini e il loro patrono risale al basso Medioevo, quando il monaco benedettino, nato a Campagna d’Eboli, fu costretto a scappare dal monastero di Montecassino a causa dell’invasione dei Longobardi.
Il santo si fermò prima a Castellamare di Stabia, dove conobbe il vescovo san Catello, con il quale si ritirò sul monte Faito in eremitaggio. Successivamente si stabilì a Sorrento, dove fu u accolto dall’abate Bonifacio nel monastero benedettino di S. Agrippino, che si trovava dove sorge ora la basilica dedicata al patrono.
Un aspetto poco conosciuto di Sant’Antonino è la sua passione per la lavorazione del legno, un’attività artigiana che lo teneva occupato nel tempo libero e che lo accomuna ancora di più ai suoi fedeli, famosi in tutto il mondo per la costruzione di navi, battelli e oggetti intarsiati.
Per quanto riguarda la sua vita da santo, sono diversi i miracoli attribuiti al protettore di Sorrento, molti dei quali sono raffigurati nei dipinti e negli affreschi della Basilica: dalla vittoria navale dei sorrentini contro i saraceni alla liberazione dalla peste e dal colera, passando per la liberazione degli indemoniati. Tuttavia, tra i miracoli più importanti è da ricordare il salvataggio di un bambino inghiottito da un mostro marino.
Si narra che dopo una giornata di tempesta, a Sorrento, apparve improvvisamente, dal profondo del mare, un mostro (descritto come una balena) che inghiottì uno dei ragazzini che giocavano sulla spiaggia. Il Santo chiese ai marinai di inseguire il pesce e riportarlo a terra. Quando squarciarono il ventre della balena trovarono il fanciullo sano e salvo. Da allora Sant’Antonino è spesso invocato dai marinai e dai pescatori della penisola per chiedere protezione prima di un viaggio in mare.
L’osso strappato al mostro marino dal Santo, inoltre, è ancora oggi conservato all’ingresso della basilica, in ricordo di quel miracolo che ha consolidato definitivamente la devozione dei sorrentini verso il patrono. Non a caso, in entrambe le statue a lui dedicate, quelle in piazza Tasso e in piazza Sant’Antonino, il monaco abate è rappresentato mentre sconfigge il mostro marino, la cui testa si trova sotto i piedi del santo.
Dopo la sua morte, avvenuta probabilmente nell’anno 626, i sorrentini eressero la cripta e la basilica sul luogo della sua sepoltura, sul bastione della cinta muraria, per rispettare la volontà del Santo che voleva essere sepolto “né dentro, né fuori la città ma nelle mura della stessa”. L’origine bizantino-romanica della basilica, inoltre, è ancora visibile ammirando la porta laterale della chiesa, un gioiellino architettonico che vale la pena visitare mentre si va a rendere omaggio al patrono di Sorrento».

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