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Ravello Festival, Villa Rufolo, Auditorium Oscar Niemeyer come in “Aspettando Godot” “They do not move.”

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Siamo a metà febbraio in altri tempi a Ravello si era nel pieno dell’organizzazione delle manifestazioni per la stagione turistica, il programma già fatto per il Ravello Festival , iniziative spettacolari e di grande rilievo culturale, alle quali eravamo abituati, non se ne vedono ne a Villa Rufolo ne all’Auditorium Oscar Niemeyer, del famoso “Progetto Ravello” con Palazzo Episcopio del rilancio che partiva da Ravello per la cultura in Costiera amalfitana non se ne sa nulla, ogni tanto nelle stanze del Palazzo della Regione Campania a Napoli si accenna qualcosa, ma tutto fuori dalle mure della Città della Musica e della Costa d’ Amalfi .  Tutto sembra sotto anestetico. Sono tutti sbandati e preoccupati per un futuro che non riescono a vedere e capire. Non ci sono guide e capipopolo; chi per un motivo chi per un altro è come se tutti aspettassero un segnale per capire quello che succederà.  Ci viene in mente il teatro dell’assurdo quell’Aspettando Godot che rappresenta, forse, meglio di ogni cosa questo momento . Nella cultura popolare Aspettando Godot è divenuto sinonimo di una situazione (spesso esistenziale), in cui si aspetta un avvenimento che dà l’apparenza di essere imminente, ma che nella realtà non accade mai e in cui di solito chi l’attende non fa nulla affinché questo si realizzi (come i due barboni che si limitano ad aspettare sulla panchina invece di avviarsi incontro a Godot).
R. Barone si riferisce quando nella sua opera su Beckett “Il divertimento Beckettiano…” spiega che la parola “Godot” è formata dalle due parole “go” e “dot” rispettivamente “va” e “fermo” poiché “dot” in inglese è “punto”. L’autore voleva sottolineare la frustrazione dell’uomo nel suo tentativo fallimentare di “muoversi”, procedere, cambiare la sua posizione
Vladimir (chiamato anche Didi) ed Estragon (chiamato anche Gogo) stanno aspettando su una desolata strada di campagna un certo “Signor Godot”. Non vi è nulla sulla scena, solo un albero dietro ai due personaggi che regola la concezione temporale attraverso la caduta delle foglie che indica il passare dei giorni. Ma Godot non appare mai sulla scena, e nulla si sa sul suo conto. Egli si limita a mandare un ragazzo dai due vagabondi, il quale dirà ai due protagonisti che Godot “oggi non verrà, ma verrà domani”.

I due uomini, vestiti come barboni, si lamentano continuamente del freddo, della fame e del loro stato esistenziale; litigano, pensano di separarsi (anche di suicidarsi) ma alla fine restano l’uno dipendente dall’altro. Ed è proprio attraverso i loro discorsi sconnessi e superficiali, inerenti ad argomenti futili e banali, che emerge il nonsenso della vita umana.

A un certo punto del dramma, arrivano altri due personaggi: Pozzo e Lucky. Pozzo, che si definisce il proprietario della terra sulla quale Vladimir ed Estragon stanno, è un uomo crudele e al tempo stesso “pietoso”, tratta il suo servo Lucky come una bestia, tenendolo al guinzaglio con una lunga corda. Pozzo è il padrone, Lucky il servo e la corda che li unisce indica un legame reciproco apparentemente inscindibile. I due nuovi personaggi successivamente escono di scena. Didi e Gogo, dopo aver avuto l’incontro con il ragazzo “messaggero di Godot”, rimangono fermi mentre si dicono “Well? Shall we go?” (E ora? Possiamo andare?) – “Yes, let’s go” (Sì, andiamo), e l’indicazione scenica dice ironicamente “They do not move” (Non si muovono). Il linguaggio non riproduce più la realizzazione della volontà individuale. Non esiste più legame fra parola e azione, fra il linguaggio e la storia che dovrebbe esprimere, comunicare e attivare.

Il secondo atto differisce solo in apparenza dal primo: Vladimir ed Estragon sono di nuovo nello stesso posto della sera precedente. Continuano a parlare (a volte con “non senso”, a volte utilizzando luoghi comuni con effetti comici). Ritornano in scena Pozzo, che è diventato cieco, e Lucky, che ora è muto, ma con una differenza: ora la corda che li unisce è più corta ad indicare la soffocante simbiosi dei due. Escono di scena. Rientra il ragazzo che dice che anche oggi il Signor Godot non verrà. Esce. E Vladimir ed Estragon rimangono lì mentre dicono “Well? Shall we go?” – “Yes, let’s go”. E l’indicazione scenica che mette fine al dramma dice “They do not move.”

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