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Piano di Sorrento, il racconto del lunedì del Prof. Ciro Ferrigno: «Madri di ieri e di oggi»

Piano di Sorrento. Riportiamo il consueto racconto del lunedì del Prof. Ciro Ferrigno che oggi affronta il tema della comparazione tra le madri di ieri e quelle di oggi: «Certe volte mi chiedo se stiamo partecipando alla Messa domenicale o siamo al parco giochi. Ai bambini è concesso tutto, possono correre indisturbati, fare schiamazzo, usare i giocattoli, ridere e alzare la voce. In quei momenti mi torna alla mente il solenne ceffone che ebbi da bambino, perché mi agitavo e non seguivo la funzione. Una giovane mamma, tatuata, in bikini e capelli lunghi, neri, è mia vicina di sdraio ad Alimuri. La sua bambina, tornando dal mare bagnata, sgocciola sulla mia borsa, sui giornali e sulle scarpe e devo essere io ad afferrare tutto per riporlo altrove, la mammina tatuata non ci fa caso, troppo impegnata a digitare sull’Hi phone. E allora mi ricordo le strattonate e le occhiatacce di mia madre, quando non avevo rispetto per gli altri.
Già, perché le nostre erano madri diverse, non dico migliori o peggiori di quelle di oggi, solo più dure e severe. Venivano dagli anni della guerra, dalle corse ai rifugi antiaerei coi piccoli tra le braccia, avevano visto partire mariti, fratelli e figli maggiori per il fronte, erano state ore ed ore in fila per avere un po’ di cibo con la tessera, o elemosinare da quelle dal cuore d’oro, che si prostituivano coi militari alleati, qualcosa da mangiare per i loro figli. Erano donne che avevano visto ripartire i mariti ancora una volta, dopo la guerra, per un imbarco o un lavoro dignitoso all’estero. Madri che avevano speso le loro giornate a voltare e rivoltare abiti usati o stracci americani, per realizzare un vestitino dignitoso per le loro creature.
Oggi tutto è cambiato e tante mamme, che lavorano da mattina a sera, non hanno più tempo per le loro creature e tanti bambini crescono con baby sitter o nonni, che, benché capaci di amore infinito, non possono e non devono sostituire i genitori. Esiste al mondo un solo nonno disposto a dare al nipotino un solenne ceffone, al momento giusto? La risposta è no. Perché la società rifiorisca e scompaiano bulli, drogati, psicopatici, psicotici, disadattati e piccoli delinquenti, è necessario che la donna torni al suo posto, faccia innanzitutto la madre, custodisca la famiglia e educhi i bambini con l’aiuto del marito. Che sia incentivata da sussidi e provvidenze, anche con lo stipendio pieno, ma resti accanto al bambino almeno fino a che questi compia il sesto anno, superando la prima infanzia e l’età del complesso edipico, quello della scelta di genere.
Solo allora rivedremo le nostre madri che non ci lasciavano un solo momento. Le riconosceremo nei volti delle giovani dell’oggi, serene accanto ai loro figli, per restituire alla Nazione una generazione di giovani sani, senza problemi di disadattamento e difficoltà nel relazionarsi con gli altri. Mettiamo le giovani madri in condizione di lavorare per la salvezza dell’Italia, diamo loro tutto ciò che è necessario e indispensabile… Solo allora le madri di ieri e quelle di oggi saranno uguali».

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