Quantcast

Perché i complotti hanno così successo?

Più informazioni su

Il Covid non esiste ed i vaccini servono solo per controllare la popolazione. Non siamo mai andati sulla Luna. La Terra è piatta. Queste sono solo alcune della lunga lista di teorie sostenute dai complottisti.

Una teoria del complotto o della cospirazione è una teoria o spiegazione di un evento o una situazione, spesso alimentata da motivazioni politiche, che ne attribuisce cause e responsabilità a una cospirazione ordita da gruppi sinistri e potenti (spesso detti “poteri forti”), nonostante le altre spiegazioni già fornite siano più plausibili e affidabili. Il termine ha una connotazione negativa, poiché implica che il credere a tali teorie sia una pratica basata sul mero pregiudizio e su prove insufficienti.

Ma perché i complotti hanno così successo?

«In realtà, il pensiero cospirativo è un’abitudine quotidiana. Spesso non ce ne accorgiamo, perché i nostri complottismi non riguardano le idee più assurde, ma il meccanismo di molti pensieri è del tutto simile: i complotti, in pratica, fanno leva su paure, dubbi, preoccupazioni che sono in ognuno di noi. E il nostro cervello cade in trappole di cui non ci accorgiamo», spiega Rob Brotherton, psicologo al Barnard College della Columbia University, a New York, e autore di Menti sospettose.

Le teorie del complotto sono restie alle critiche e al principio di falsificabilità; al contrario trovano forza nella logica circolare: sia le prove che confutano il complotto che l’assenza di prove a favore della sua esistenza sono reinterpretate dai complottisti come indiscutibili dimostrazioni della sua verità, per cui la cospirazione diventa una questione di fede piuttosto che qualcosa che può essere provato o confutato.

Il nostro cervello è infatti il prodotto di un lunghissimo processo evolutivo. I primi sapiens che trovavano spiegazioni e soluzioni ai problemi che li circondavano riuscivano a sopravvivere meglio e, così, trasmettevano ai discendenti lo stesso tipo di atteggiamento. Anche la scienza, così come l’arte, nasce dalla capacità umana di vedere e intuire connessioni e collegamenti tra cose che sembrano del tutto scollegate.

«Noi tutti, ogni giorno, cerchiamo di spiegare il mondo che ci circonda e lo facciamo con gli strumenti che abbiamo a disposizione – continua lo psicologo -. Cerchiamo significati nelle cose, cerchiamo collegamenti, perché la nostra mente si è evoluta proprio per questo scopo, e li troviamo praticamente sempre. È un meccanismo che funziona benissimo, il più delle volte. Il problema, però, è che ogni tanto scoviamo connessioni anche dove non ci sono. Tutti ricorriamo a scorciatoie cognitive che, spesso, altro non sono che trappole mentali in cui caschiamo senza nemmeno accorgercene. Siamo portati per esempio a pensare che dietro ogni cosa ci sia un’intenzione, una volontà: è molto più difficile pensare che a volte le cose capitino semplicemente per caso. Preferiamo credere che se qualcosa succede è perché qualcuno ha fatto in modo che succedesse».

Soprattutto quando succede qualcosa di grosso nel mondo, allora tendiamo a pensare che dietro ci debba essere qualcosa di altrettanto grosso. Per questo motivo, accettare che dietro l’assassinio del presidente Kennedy possa esserci semplicemente uno squilibrato di cui nessuno sapeva nulla, per alcuni è inaccettabile. Idem pensare che l’amatissima principessa Diana possa essere morta in un incidente automobilistico.

Più informazioni su

Commenti

Translate »