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Long Covid nei bambini e negli adolescenti. Ne parla il dottor Carlo Alfaro di Sorrento

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Sorrento ( Napoli ) . Per Long Covid, o sindrome post-Covid, si intende il complesso estremamente eterogeneo di sintomi fisici e psichici che colpisce chi guarisce dal Covid-19.
La tempistica non è ben definita: si considerano generalmente i disturbi che compaiono a distanza di almeno 4 settimane dalla diagnosi e perdurano per almeno 2 mesi, non spiegabili con un’altra diagnosi. Nelle casistiche sono descritte sequele fino a 12 mesi dopo l’infezione iniziale.
Al momento sono disponibili pochi dati sul Long Covid nei minori rispetto agli adulti, in quanto la fascia di età più interessata è 35-49 anni, seguita da 50-69 anni e poi oltre 70 anni. Ma ora, con l’aumentare dei casi in età evolutiva dovuto ad Omicron, l’incidenza potrebbe aumentare anche tra i bambini e ragazzi.
Nelle casistiche degli adulti, la prevalenza della sindrome va dal 10 all’80% dei pazienti, più alta tra coloro che sono stati ricoverati e hanno avuto una malattia grave.
Uno studio norvegese ha identificato nei bambini tra 1 e 5 anni che avevano avuto il Covid un aumento delle visite mediche da 4 settimane a 6 mesi. La prevalenza del Long Covid tra bambini e adolescenti varia dal 4 al 60% a seconda degli studi. Negli Stati Uniti sono stati diagnosticati oltre 6 milioni di casi di long Covid in bambini e adolescenti (al 10 ottobre 2021) pari al 16% di tutti i casi di Long Covid segnalati nell’intera popolazione. In Italia, uno studio su 129 pazienti tra 5 e 18 anni, a cura del Gemelli di Roma in collaborazione con la Federazione Italiana Medici Pediatri, ha rilevato che il 51% dei guariti aveva almeno un sintomo a distanza di oltre 120 giorni dalla diagnosi e il 20,6% aveva 3 o più sintomi. Invece uno studio inglese pubblicato su The Lancet Child & Adolescent Health su 1.734 bambini e ragazzi sintomatici di età compresa tra 5 e 17 anni ha trovato che quasi tutti sono guariti entro 8 settimane (98,2%). Anche secondo uno studio danese pubblicato sull’European Journal of Pediatrics solo l’1% dei bambini colpiti dal virus ha riportato sintomi oltre le 4 settimane.
Non si conoscono le cause del Long Covid. Potrebbero essere in gioco: il danno diretto di organi e tessuti dovuto al virus; lo sviluppo di un processo infiammatorio, anche su base autoimmune; problemi di salute mentale come nella sindrome da stress post-traumatico (non è escluso che isolamento e stress abbiano ripercussioni su morfologia e funzionamento del cervello, giustificando molti dei sintomi). Studi recenti chiamano in gioco alterazioni del microbiota intestinale a seguito dell’infezione da SARS-CoV-2.
Sono poco chiari anche quali siano i fattori di rischio. Alcuni studi sugli adulti hanno valorizzato la gravità dell’infezione iniziale, il ricovero ospedaliero, il sesso femminile, l’etnia bianca, la mezza età (40-60 anni), le comorbidità, sebbene un’accurata meta-analisi abbia concluso che i dati disponibili sono insufficienti per determinare l’influenza di questi fattori.
I sintomi nei bambini e negli adolescenti sono quanto mai vari, come negli adulti. Sono descritti: problemi respiratori (dolore toracico, affanno, tosse) e cardiaci (palpitazioni, aritmie), debolezza e dolori muscolari, artralgie, febbricola, malessere, sintomi neuropsichiatrici (cefalea, stanchezza persistente, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, disturbi della memoria, annebbiamento delle facoltà cognitive, definita “nebbia cerebrale” o “brain fog”, vertigini, alterazioni dell’umore, disturbi dell’equilibrio, alterazioni dell’olfatto e del gusto, formicolii), manifestazioni gastro-intestinali (nausea, dolori addominali, diarrea), eruzioni cutanee, perdita di capelli, irregolarità mestruali, scarso appetito, perdita di peso. Ne può derivare un forte impatto sulla qualità della vita quotidiana e sull’autonomia, aumento dei costi sanitari, perdite di giorni di studio e di lavoro. I sintomi possono manifestarsi variamente combinati, possono essere transitori o intermittenti, cambiare nel tempo o rimanere costanti. Sebbene le manifestazioni siano più frequenti in coloro che hanno avuto un’infezione acuta sintomatica o grave, sono state descritte anche in pazienti asintomatici o pauci-sintomatici.
Il quadro è simile alla sindrome da stanchezza cronica post-virale (encefalomielite mialgica).
E’ oggetto di discussione tuttavia il fatto che più della metà dei bambini che non hanno avuto Covid-19 hanno ugualmente manifestato sintomi come mal di testa, affaticamento, disturbi del sonno e difficoltà di concentrazione durante la pandemia. Un ampio studio nel Regno Unito ha rilevato che quasi tutti i sintomi riportati dai bambini risultati positivi per SARS-CoV-2 sono stati segnalati anche da coloro che non hanno contratto l’infezione. Anche altri studi con gruppi di controllo hanno riportato differenze minime nei sintomi persistenti tra i bambini con infezione da SARS-CoV-2 e quelli senza. Ciò sottolinea l’importanza di gruppi di controllo appropriati, compresi i bambini con altre infezioni e quelli ricoverati in ospedale per altri motivi.
Studi sugli adulti suggeriscono che la vaccinazione contro il Covid-19 con almeno 2 dosi riduca a metà il rischio di Long Covid rispetto ai non vaccinati.
Ad oggi, non esiste un trattamento provato per chi è affetto da Long Covid. La terapia è essenzialmente basata sul controllo dei sintomi e su regole generali di vita sana (alimentazione corretta, buona idratazione, esercizio fisico graduale e costante). E’ necessaria talvolta la riabilitazione fisica e respiratoria. Anche la psicoterapia può servire.
Per meglio inquadrare impatto e sintomi del Long Covid in età evolutiva, la Società Italiana di Pediatria ha rivolto a pediatri di famiglia e genitori la raccomandazione di valutare tutti i bambini e gli adolescenti con una diagnosi sospetta o provata di Covid-19 dopo 4 settimane e dopo 3 mesi.
Carlo Alfaro

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