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L’addio del giornalista Luciano Pignataro a Raffaele Ferraioli, il sindaco che ha creato Furore e inventato la Costa d’Amalfi

Il giornalista, scrittore e gastronomo Luciano Pignataro ricorda con un bellissimo articolo l’ex sindaco di Furore Prof. Raffaele Ferraioli nella giornata in cui la comunità ed i familiari gli porgono l’estremo saluto: «Raffaele Ferraioli è morto sabato pomeriggio a Vico Equense mentre stava pranzando. Un colpo improvviso, si è alzato per andare in bagno e lì, poco dopo, lo hanno trovato esanime.
Non abbiamo nessuna remora a dire che se ne va il miglior sindaco che abbiamo mai conosciuto nel nostro eterno frenetico girare in lungo e largo: classe 1942, democristiano di ferro, è sopravvissuto a tutte le repubbliche che si sono succedute dopo il 1994, sarà ricordato non come il sindaco di Furore, ma come il sindaco che ha creato Furore e inventato la Costa d’Amalfi come riferimento di turismo enogastronomico. Ha fondato, insieme a Mimì Mortaruolo sindaco di Torrecuso, la sezione campana delle Città del Vino.
Figlio di albergatori e albergatore egli stesso, è stato tra i primi in Campania a capire il potere catalizzatore del cibo e del vino in una zona abituata al turismo di mare, target su cui quasi tutti si erano adagiati sugli allori. “Io non ho il mare, devo convincere la gente a salire e posso farlo solo creando l’atmosfera, facendo vivere una esperienza, spiegando la ricchezza e la biodiversità dei nostri prodotti e il valore delle nostre tradizioni”. Ha realizzato praticamente tutti i suoi sogni tranne uno, creare un ascensore interno alla montagna che dal Fiordo di Furore facesse arrivare i turisti fin sopra il paese.
Già, il paese, ma quale paese? Quando lo visitammo nel 1986 c’era praticamente solo l’albergo di famiglia, Bacco. Quattro case sparse e poco più di 600 abitanti residenti. Furore, così chiamato per la forza dei venti che fischiano fra i valloni rocciosi, era solo un casale fuori le mura di Amalfi che conosce un primo gancio con il mondo esterno quando si completa la strada che porta al valico di Agerola e di lì giù sino a Castellammare.
Raffaele intuì la forza della narrazione prima che in Italia si conoscesse il termine storytelling, e quando non c’era tradizione se la inventava di sana pianta dando sfogo al suo estro poetico e alla sua propensione al bello. Della povertà fece ricchezza, come i capperi con gli spaghetti da lui chiamati con le vongole fujiute, i percorsi dei vecchi contadini divennero sentieri attrezzati con nomi poetici (sentiero dei Pipistrelli Impazziti, della Volpe Pescatrice, dei Nidi di Corvo etc), ebbe anche l’intelligenza di favorire la nascita di nuovi posti letto non vivendoli come concorrenza ma come opportunità per fare massa critica, si dunque agli agriturismi e ai B&B. E poi i collegamenti con Slow Food, allora con Vito Puglia, l’appuntamento annuale con artisti di strada e maestri famosi per riempire il paese di murales e sculture che oggi lo rendono un museo all’aperto.
Ebbe anche l’intuizione di fare un grande albergo di lusso, ma qui emerse tutta la capacità di fare gioco di interdizione all’italiana da parte della burocrazia, della magistratura e dei suoi nemici. Già, perché come tutti i facitori e i leader Raffaele aveva anche tanti nemici che non vedevano di buon occhio questa crescita del paese e che iniziarono a lavorare ai suoi fianchi con la maldicenza, le illazioni, le lettere anonime, le denunce anonime, ovviamente tutte risolte con continue assoluzioni perché il fatto non costituisce reato.
Pochi, nel mondo del vino, sanno che dietro il fenomeno di Marisa Cuomo c’è stato l’amore di Raffaele, il suo sostegno continuo, i consigli, al punto che lo possiamo definire uno dei padri della nascita della viticultura moderna in Costiera Amalfitana insieme a Peppino Apicella di Tramonti.
Ma non basta: la sua capacità di fare rete con altri sindaci ebbe il grande risultato di far dichiarare la Costiera Amalfitana come Patrimonio Immateriale dell’Unesco e fu lui che volle lanciare la dizione Costa d’Amalfi, poi divenuto il termine per definire la doc con le tre sottozone (Furore, Tramonti e Ravello).
Amava le poesie, amava le canzoni, aveva sempre un sorriso per tutti e una battuta ironica e autoironica per tutti. Creò il premio Furore dopo aver messo a posto il Fiordo nelle cui case dei pescatori Anna Magnani e Roberto Rossellini vissero la loro furibonda storia d’amore.
Con la sua scomparsa si chiude davvero un’epoca. Va via un uomo politico che ha avuto una visione precisa del suo territorio, che non ha scelto la scorciatoia della speculazione edilizia come il 90% dei suoi colleghi campani per tenere viva l’economia locale perché ha sempre pensato che il migliore investimento era la bellezza paesaggistica dei luoghi. Una visione non museale che ha attratto tantissime persone stanche del casino e della confusione moderna.
Dopo aver fatto tanto, ora riposerà in questa terra che ha amato ma vivrà nel ricordo dei familiari e di tutti noi.
Nel cimitero di Furore adesso potrà ridere e cantare con Luciano De Crescenzo perché lo scrittore napoletano ha scelto questo posto per continuare a ridere e a scrivere delle debolezze di noi mortali insieme agli Dei dell’Olimpo».

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