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La figura dell’artista Vali Myers ed il suo legame con Positano stupendamente descritti dal giornalista Sigismondo Nastri

Vali Myers era un’artista poliedrica ed eccentrica. Artista, ballerina, giramondo ed occultista improvvisata che trovò a Positano il suo luogo del cuore nell’oasi del Vallone Porto, a contatto con la natura incontaminata, lontana da ogni simbolo di modernità e progresso. Ed il giornalista amalfitana Sigismondo Nastri ha dedicato un suo scritto a questa donna unica definendola proprio come “la regina del Vallone Porto”: «L’arrivo a Positano di Vali Myers risale ai mitici anni Cinquanta, caratterizzati dalla folta presenza di artisti di ogni nazionalità nella cittadina della Costiera. “Senza di loro – ebbe a scrivere Roberto Scielzo, pittore e scenografo – Positano sarebbe inconcepibile”. Nata a Sidney il 2 agosto 1930, Vali aveva alle spalle un passato di ballerina. Si era esibita a Parigi col “Melbourne ballet”, conseguendo significativi successi. Nell’atmosfera della “Ville lumière” aveva scoperto anche la vocazione per la pittura.
A Positano, nell’estate del 1955, si presentò come una “hippy”: capelli lunghi, rossi, tatuaggi, occhi bistrati, abbigliamento zingaresco. Ottenne in fitto dal Comune una casupola abbandonata e malridotta nel cuore del Vallone Porto. Nella stretta gola che sale dalla scogliera ai monti, caratterizzata da una vegetazione di notevole interesse botanico e da un’avifauna comprendente alcune specie in via di estinzione, assunse un ruolo di custode della natura e di protettrice di tutti gli animali domestici e selvatici: una decina di cani (ce n’era uno capace di salire sulle scale a pioli), gatti, galli e galline, maiali (è rimasta famosa la scrofa “Veronica”, morta di vecchiaia), due cavalli, pecore e capre, conigli. Addirittura, due volpi e un corvo. Un’arca di Noè, insomma. La zona era inaccessibile, ci si poteva arrampicare a piedi attraverso un impervio sentiero che solo Rudy Rappold, il suo compagno, un austriaco alto, dinoccolato, capelli lunghi e baffetti piegati verso il mento, riusciva a percorrere, ogni mattina, con un furgoncino, per andare a fare le compere.
Tutto bene fino all’inizio del 1966, quando la coppia fu raggiunta da un’intimazione di sfratto da parte della Guardia Forestale, accompagnata da una contravvenzione di 75 mila lire. Sotto accusa, pecore e capre, ree di aver fatto scempio di certe pianticelle poste a dimora per il rimboschimento della zona. Arrivò anche una denuncia per accattonaggio, rivelatasi infondata, altrimenti avrebbe comportato l’emissione di un foglio di via. Vali si difendeva: “Noi non abbiamo mai chiesto niente a nessuno. Io dipingo e mio marito lavora oggetti di avorio. Dalla vendita di questi oggetti ricaviamo i mezzi di sostentamento. Abbiamo le galline e gli altri animali che pure ci sono utili. Non dobbiamo niente a nessuno, né alcuno può dire di essere stato da noi infastidito”. La gente di Positano non riteneva giustificato l’accanimento nei confronti della coppia, che intanto era divenuta un elemento del “colore” locale. I giornali si occuparono a più riprese del caso, sollecitarono un riesame del provvedimento. Grazie all’appoggio dei mezzi di informazione, Vali e Rudy potettero riappropriarsi del loro piccolo Eden. Com’era giusto che fosse.
Partito Rudy, nel 1971, la donna si legò a Gianni Menichetti, un artista fiorentino, che le è rimasto sinceramente devoto. Ora è lui che si fa carico della tutela della fauna e della flora che hanno dimora al “Porto”.
Vali Myers si è spenta il 12 febbraio 2003, a Melbourne, forse col cruccio di non poter più rivedere quel vallone, che rimaneva il suo mondo, anche dopo la partenza per New York e per l’Australia, all’inseguimento di una affermazione, conquistata a pieno titolo, come artista. Se ne era allontanata nel 1988, perché offesa dallo scempio che si stava perpetrando a danno di un vero paradiso naturalistico con la costruzione di una strada. Si deve a lei, alla sua ostinazione, se poi quel microcosmo è stato sottratto ai pericoli di cementificazione o trasformazione in megaparcheggio per autoveicoli. O, addirittura, in discarica di rifiuti. La sua vittoria porta una data: 1992, quando il Vallone Porto fu dichiarato oasi protetta e affidato al Wwf».

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