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Il parcheggio “saltato” in Costiera Amalfitana nelle intercettazioni di Penna, a Positano doveva spuntare come il “Luna Rossa” di Amalfi

Il parcheggio “saltato” in Costiera Amalfitana nelle intercettazioni di Penna, a Positano doveva spuntare come il “Luna Rossa” di Amalfi . Si continua a parlare della clamorosa inchiesta che vede coinvolto il noto magistrato di Salerno Roberto Penna , ne parla anche la Città di oggi, quando fa riferimento alle intercettazioni per cui si sarebbe dovuto fare un parcheggio come il Luna Rossa ad Amalfi, un’operazione però che fu fatta con la delibera di consiglio regionale della Campania , perchè, ricordiamolo, il PUT è una legge regionale e il parcheggio Luna Rossa fu fatto in deroga al Put, un pò come l’Auditorium Oscar Niemeyer a Ravello, quindi un’operazione improbabile e comunque complessa quella che si sarebbe voluta fare nella cittadina della Costa d’ Amalfi .  Ma si tratta di intercettazioni, per quanto riguarda Positano, che non hanno nessunissima rilevanza penale, riprese dalla Procura per ampliare il castello accusatorio contro il Pm Penna , ma, ribadiamolo, non vi sono indagati e nessun tipo di coinvolgimento penale a Positano , la Città ne torna a parlare oggi. Il parcheggio “saltato” in Costiera Amalfitana. Spunta un parcheggio da realizzare in Costiera Amalfitana tre le conversazioni intercettate nell’inchiesta che ha portato ai domiciliari, tra gli altri, anche il pm Roberto Penna e la sua compagna, l’avvocato Maria Gabriella Gallevi. Una struttura sotterranea che richiamava l’idea del “Luna Rossa” di Amalfi. Secondo la Procura di Napoli, a maggio dello scorso anno, l’avvocatessa di Eboli prospettò all’imprenditore edile Eugenio Rainone che un suo conoscente della Costiera Amalfitana aveva la possibilità di costruire un parcheggio sotterraneo. La Gallevi avrebbe suggerito all’imprenditore della Costa d’Amalfi di far realizzare l’opera alle imprese della famiglia Rainone e contattò Eugenio per fissare un incontro tra i due. Rainone si sarebbe mostrato disponibile alla proposta avanzata dall’avvocatessa, dicendole di voler presentare a chi doveva realizzare un parcheggio una ditta specializzata in questo tipo di interventi. Il costruttore salernitano avrebbe anche chiesto delucidazioni sugli eventuali titoli autorizzativi necessari alla realizzazione del parcheggio, anche relativamente alla classificazione urbanistica dell’area dove doveva essere realizzata l’opera. La Gallevi avrebbe risposto di potergli già fornire informazioni, chiedendo consulto ad una terza persona presente in quel momento accanto a lei, che disse: «Questo te lo possiamo dire noi… una A… A1» . L’esperto che aveva dato la risposta altro non sail rebbe stato, secondo gli inquirenti partenopei, che lo stesso pm Penna, la cui voce fu captata dagli investigatori. Nel corso di una telefonata Rainone diede all’avvocatessa il codice di accesso al porto Marina di Arechi per ad incontrare il committente del parcheggio e le disse: «Ce ne andiamo in barca, ci mettiamo un quarto d’ora hai capito?» . Il codice riservato per accedere al porto fu utilizzato dal magistrato che, per la Procura, sarebbe stato pienamente consapevole che quella chiave elettronica apparteneva a Rainone. L’operazione parcheggio saltò, quando il rapporto tra la Gallevi e Penna con i Rainone si rompe e i costruttori dicono all’avvocatessa di volevano interrompere ogni attività e che era inutile chiedere ancora incarichi, sottolineando che il sostituto procuratore doveva indagare sulle loro attività in modo approfondito e senza che qualcuno potesse pensare ad atteggiamenti morbidi nei loro confronti.

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