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Fusione nucleare più vicina, test record in Gran Bretagna: accesa una piccola stella

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Grazie ai risultati dei recenti esperimenti effettuati dagli scienziati europei del laboratorio Jet (Joint European Torus) del Culham Centre for fusion energy in Gran Bretagna la fusione nucleare è più vicina diventando una prospettiva concreta e realizzabile. Un test ha, infatti, prodotto 59 megajoule di energia nel giro di 5 secondi, pari a 11 megawatt di potenza. Può sembrare poco, ma in realtà è tantissimo, considerando che finora la produzione di energia da fusione nucleare è durata appena poche frazioni di secondo.
Tony Donné, responsabile del programma europeo sulla fusione nucleare Eurofusion, del quale fa parte anche il reattore Jet, ha dichiarato: «Se riusciamo a mantenere la fusione per cinque secondi, potremo farlo per cinque minuti e poi per cinque ore».
Un risultato che entusiasma anche la ricerca italiana sulla fusione nucleare, che partecipa attivamente al programma Eurofusion e a Jet con Enea, Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). Che l’Italia sia in prima fila in questa corsa all’energia pulita del domani lo rilevano anche il presidente dell’Enea, Gilberto Dialuce, e la presidente del Cnr, Maria Chiara Carrozza.
Gilberto Dialuce, presidente dell’Enea, ha spiegato: «La fusione è il processo che alimenta le stelle, come il nostro Sole, e promette, nel lungo termine, di essere una fonte di elettricità quasi illimitata, utilizzando piccole quantità di combustibile reperibili ovunque sulla terra, da materie prime poco costose. Il processo di fusione unisce, fino a fondersi ad altissima temperatura, nuclei di elementi leggeri come l’idrogeno, che si trasformano in elio, rilasciando una quantità enorme di energia sotto forma di calore. La fusione è intrinsecamente sicura perché per sua natura non può innescare processi incontrollati».
La fusione è un processo diverso dalla fissione nucleare. La prima riproduce il processo che avviene nel cuore del Sole e delle altre stelle, nel quale i nuclei di due elementi leggeri si uniscono formando un nuovo nucleo, rilasciando energia. La fissione produce invece energia provocando la scissione degli atomi e in questo processo genera sostanze di scarto radioattive; uno dei principali obiettivi, in questo caso, è garantire il massimo di sicurezza delle centrali. Si tratta quindi di due strade molto diverse e con tempi di sviluppo altrettanto differenziati.
I tempi della fusione nucleare sono ancora lunghi, ma secondo i ricercatori l’esperimento di Jet contribuirà a ridurre le distanze. L’energia appena ottenuta è il doppio di quella ottenuta 25 anni fa. Da allora la macchina è stata modificata in modo da renderla più simile a Iter ed è per questo che l’esperimento può essere considerato una sorta di prova generale di quanto potrà accadere con Iter. Fra il 2009 e il 2011, per esempio, il vecchio rivestimento in carbonio della ‘ciambella’ nella quale deve scorrete il plasma è stato sostituito con lo stesso materiale che sarà utilizzato in Iter, ossia una miscela di berillio e tungsteno molto resistente alle altissime temperature che vengono raggiunte dal plasma.

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