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“Furore paese dipinto”, i Murales , una delle opere che più amava Raffaele Ferraioli

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“Furore paese dipinto”, i Murales , una delle opere che più amava Raffaele Ferraioli. Fra le opere che più ha amato quando era sindaco della Cittadina della Costiera amalfitana che si incuneava fra Amalfi e Agerola Andrea Ferraioli c’erano sicuramente i murales, ecco come ne parlava :

Erano i giorni dell’arcobaleno. Correvano i primi anni Ottanta e a Furore cominciavano ad essere d’autore alcuni muri fra i tanti che costituiscono il paese verticale. Giunse da Parma per partecipare a una delle prime edizioni dell’evento Muri in cerca d’Autore, Katia Salvini, giornalista della Gazzetta e fu incantamento a prima vista. Il suo regalo più grande al “Paese che non c’è” fu il logo commerciale da lei stessa ideato: un arcobaleno con scritta “Furore paese dipinto”. Il pittore mantovano Franco Mora, presente quell’anno alla nostra rassegna lo riprodusse subito su un muro di una nostra casa, dove tuttora campeggia. Ma quel che più conta questo simbolo col passare degli anni ha caratterizzato con successo crescente il nostro branding.

Ma torniamo ai murales. Furono i tre fratelli Mazzella, Rosario ed Elio pittori, Luigi scultore, napoletani, a realizzare le prime tre opere e a far partire, così, l’iniziativa che poté avvalersi fin dall’inizio della consulenza preziosa di Nino D’Antonio, giornalista, scrittore, cittadino onorario di Furore e suo grande sostenitore. L’idea di realizzare queste decorazioni parietali era emersa durante una delle nostre chiacchierate davanti al camino. Partimmo dalla considerazione che Furore, a causa del suo abitato a case sparse, quasi si nascondeva al turista, non appariva, non si mostrava. L’ ubicazione in un territorio come quello amalfitano, ad altissima competizione, imponeva e tuttora impone, l’esigenza di uscire dall’anonimato, presentarsi, raccontarsi. Occorreva narrare, anche al viandante più distratto, la storia e le storie (cunti, aneddoti, leggende) della Terra Furoris. Questa intuizione quanto mai felice, avviata con grande entusiasmo nonostante la totale indisponibilità di adeguate risorse finanziarie, portò, nel giro di pochi anni questo paese all’attenzione del mondo intero.
Ai fratelli Mazzella seguirono numerosi altri artisti, provenienti da tutta Italia e dall’estero: il siciliano Salvo Caramagno, il pittore poeta Antonello Leone, la scultrice comasca Carla Crosio, l’artista messicano Marc Lopez Bernal, Carla Viparelli da Napoli, il mantovano Silvano Peruzzi, il polacco Christian Wotrowa, lo scultore ischitano Raffaele Di Meglio, Pippo Borrello da Verona, Goffredo Godi, il tedesco Fritz Gilow, la brasiliana Klenia Sanches. Carlo Fayer, Silvano Peruzzi, Antonio Oliveri del Castillo e via via tutti gli altri. Oggi se ne contano circa cento, tutti di buon livello. Venivano volontariamente e operavano a titolo gratuito. Erano ospitati presso l’Hostaria di Bacco per tutto il periodo delle loro performances.
Nel Maggio del 1994 viene costituita l’Associazione Italiana dei Paesi Dipinti, previa intesa tra me e il Presidente dell’Azienda di Promozione Turistica del Varesotto, affidataria della gestione dei murales di Arcumeggia. Assume la presidenza per i primi cinque anni l’amico Redaelli e per il successivo quinquennio il sottoscritto. Presto aderiscono alla nostra associazione una trentina di Comuni disseminati in tutta Italia fra i quali ricordo Etroubles in Val d’Aosta, Torre Canavese, Bagnasco,Mortiglienco in Piemonte; Riomaggiore, Valloria di Prelà in Liguria; Olona, Albaredo in Lombardia; Dozza, Argenta e Alfonsine in Romagna; Cibiana di Cadore nel Veneto; Calvi dell’Umbria; Cervara di Roma; Frasso Telesino, Lauro di Nola, in Campania: Diamante e Fuscaldo in Calabria; Orgosolo e San Sperate in Sardegna. Grande è l’entusiasmo, soprattutto in fase iniziale e l’ASSIPAD diventa una delle reti più apprezzate suscitando l’interesse di tutte le istituzioni. Riusciamo a realizzare varie iniziative di promozione e di marketing turistico: pubblicazione di materiale pubblicitario, conferenze stampa, partecipazione a borse, mostre ed esposizioni, sia in Italia che all’estero.
Oggi oltre 120 opere, fra pitture e sculture, ne fanno uno dei principali e più originali “Paesi Dipinti” della Penisola.
Le opere presenti non sono tutte dei murales, ci sono anche pannelli ceramici (“I banditi e il faro sulla Costiera” di Carmela Candido; “Cartolina da Furore” di Giulia Lauritano; “Fiori di campo” di Annamaria Grassia; “Terra Furoris” della ceramica d’Amore), sculture in marmo (“Figura forma di terra” di Carla Crosio; “Gli evangelisti” di Francesco Mangieri detto Mao; “Prometeo: il tormento del potere” di Raffaele Di Meglio), in ferro (“Le stagioni del Paradiso a Furore” di Ajd Rassell Gallo; “Il Fiordo di Furore” di Luigi Mazzella), in ferro e acciaio (“Gabbiani” di Giovanni Ariano; “Nel Giardino del tempo Sara accompagna un uccello” di Giovanni Ferrenti), in ferro e rame (“Furore: la sirena e i profili. Il verso “Achille”” di Riccardo Dalisi), in piombo lavorato a sbalzo (“Masaniello” e “La vela” di Luigi Mazzella), in legno (“Presepe” di Ernest-Heinrich Kneisel; “Aquila” di Fritz Gilow; “Il santo delle cicale” di Antonello Prototipo), supporti per acrilico, mdf e forex, nonché opere realizzate con cemento (“Discorso su Furore” di Elio Mazzella) e varie materie (“Reti e natura” di Rosario Mazzella; “L’agricoltura – La ribellione – La pesca” di Gino Piergentili).
Per quanto concerne invece l’iconografia, il tema della storia di Furore è ricorrente in quasi tutte le opere.
Occorre ricordare che il borgo costiero è un paese senza storia, che fino al 1947 era accorpato al Comune di Conca dei Marini, e proprio per questo motivo si è cercato, attraverso i murales e le altre tipologie di opere, di arricchire la storia del paese con eventi realmente accaduti, leggende ed aneddoti che da moltissimi anni ormai riecheggiano tra le stradine di Furore.
Ci sono numerosi riferimenti iconografici allo stemma del Comune (colonna d’oro in campo azzurro) e agli stemmi delle tre contrade ( il Ciuccio, la Gatta, la Cicala), come è rappresentato nel murale di Lidia De Vettori “Le contrade di Furore”; e ancora nel pannello ceramico di Giulia Lauritano “Cartolina da Furore”, “Ritorno a Furore” di Nadia Farina, “La storia di Furore dalle origini” di Antonio Olivieri del Castillo, “Frammenti di vita” di Hugo Sanze e “Furore rima d’amore” di Arno Geisseler, noto writers conosciuto col nome di Repy.
Vi sono poi rimandi alla nostra spiaggia, come nel caso de “Il Fiordo di Furore” di Salvo Caramagno; al tema della pesca connesso a quello dell’agricoltura, come nelle opere di Gino Piergentili “L’agricoltura e la pesca”; alla vendemmia, al vino e al dio Bacco, come nei murales, …. “In un magico e mistico furore divino” di Vincenzo Perna, “Bacco” di Antonio Olivieri del Castillo e “La spremitura dell’uva” di Mario Ortolani, “Vendemmia a Furore” di Giuseppe Centro ; delle “Baccanti” di Goffredo Godi, alle tipiche case di Furore e di tutta la Costiera, caratterizzate dalla famosa volta estradossata, come nel murale “Amore”; “Fiori di campo” di Annamaria Grassia, “L’aquila” di Fritz Gilow,”Il miracolo” di Pina De Martino e in quello di Gaetano Paolillo; alla storia d’amore tra Rossellini e la Magnani; alle Janare (le streghe benevole identificate come la sacerdotesse di Diana), raffigurate ne “Le Janare” di Vincenzo Perna; ai santi “vottate abbascio”, cioè scaraventati giù dai dirupi di Furore, come nelle opere “Leggende furoresi” di Giuseppe Antonello Leone e Maria Padula,”Le tre janare con le tre contrade” di Luminita Irimia, nella sala conferenze Federico Fellini.
Poco distante dal celeberrimo fiordo (fra i posti più iconici e noti della Costiera), l’intensa opera ad esso dedicata dalla conosciuta pittrice ligure Antonella Cotta “ Il Fiordo di Furore” e sulla facciata di una casa “La Madonna delle cicale” , che si sviluppa in 4 m d’altezza, dell’artista napoletana Carla Viparelli. Infine due opere di straordinaria vitalità dell’artista salernitana Zhena, vere e proprie esplosioni di colore che catturano e interpretano con il suo stile inconfondibile il genius loci di Furore, “Vibrazioni”, accanto al Municipio, e “Ways of love” in Contrada della Cicale, all’imbocco dell’omonimo percorso emozionale dedicato all’amore

Ancora, presso la Sala Consiliare della Casa comunale, sono custodite due tele di Ajd Rassell Gallo intitolate “Il miracolo” di R. Rossellini A. Magnani e sei tavole raffiguranti “L’eresia di Meco del Sacco” di Vincenzo Murano.

Infine nelle scale che dall’ingresso del Comune conducono al piano superiore c’è “Terra Furoris” del pittore Antonio Maresca di Sorrento.

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