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Covid, le nuove regole: Green Pass senza scadenza per chi ha la terza dose

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Covid, le nuove regole: Green Pass senza scadenza per chi ha la terza dose. Il Consiglio dei Ministri oggi deciderà per la proroga del Green Pass per chi ha ricevuto la terza dose, per evitare che a marzo ed aprile milioni di persone si ritrovino con la certificazione scaduta. Anche questa mossa vuole muoversi verso una normalizzazione, così come l’ipotesi di evitare l’isolamento ai positivi asintomatici.

Infatti, il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, ha detto: «Lasciamo liberi i positivi a Sars-CoV-2 asintomatici, non chiudiamoli in casa, consentiamo loro di andare a lavorare». Il Sudafrica, ad esempio, ha deciso per andare in questa direzione: il positivo senza sintomi non deve più isolarsi. E anche l’Italia in realtà ha applicato una misura che non è così distante: chi ha ricevuto la terza dose del vaccino ed è contatto stretto di un positivo, non deve restare in quarantena, ma seguire un regime di autosorveglianza, che significa fare attenzione e usare sempre la mascherina Ffp2.

Come sottolinea Il Mattino, la prospettiva è arrivare in estate a una gestione differente di Sars-CoV-2, alla normalizzazione. Ma l’entourage del ministro della Salute, Roberto Speranza, è corso a precisare: «Ad oggi non ci sono le condizioni per una scelta di questo tipo, serve ancora prudenza e non è pensabile che un positivo non si isoli». Anche Sileri in serata ha precisato: «In questa fase di transizione l’isolamento dei positivi rimane fondamentale. Credo che entro poche settimane, sulla base dell’andamento dei dati e delle indicazioni che ci verranno dagli enti internazionali come il Centro europeo per il controllo delle malattie Ecdc, – queste valutazioni potranno essere fatte». Nella maggioranza di governo la spinta a tempi più veloci per un ritorno alla normalità giunge da Matteo Salvini, leader della Lega, che ieri ha annunciato che incontrerà il premier Draghi: «Quello che mi interessa è ottenere l’allentamento delle restrizioni. Penso al diritto alla scuola per tutti. Leggo di bizzarre ipotesi di divieti a scuola per bambini di 6 e 7 anni o con distinzioni tra vaccinati e non vaccinati e penso sia il momento di fare l’esatto contrario».

Che la fase di normalizzazione sia cominciata lo dimostra anche la scelta che il governo si appresta a fare per risolvere il pasticcio dei Green pass, prorogandone la durata a chi ha ricevuto la terza dose. Nelle puntate precedenti: a fine settembre in Italia si è cominciato a somministrare i richiami agli operatori sanitari e agli anziani. Successivamente il governo, per incentivare la vaccinazione e le terze dosi, quanto mai necessarie per arginare Omicron, ha deciso che il Green pass non varrà più 9 mesi, ma 6 (la nuova regola è in vigore proprio da ieri). Solo dopo ci si è accorti di un baco del sistema: presto saranno trascorsi sei mesi dalla somministrazione dei primi booster, molte persone, a partire dai medici e dagli infermieri, si troveranno senza Green pass visto che non è prevista una quarta dose.

Cosa fare? Oggi il Governo apporta un correttivo. Due ipotesi: sospensione della scadenza per chi ha già avuto il booster o, in alternativa, correzione della durata a nove mesi (sempre solo chi ha la terza dose). Nessuno lo dice, ma se la situazione dovesse migliorare in modo sostanziale, l’Italia potrebbe imitare altri paesi come Danimarca, Regno Unito e Spagna e rinunciare al Green pass (magari lasciandolo solo per gli spostamenti). E qui si arriva al processo di normalizzazione, in linea con la prospettiva indicata da Sileri: gestione meno stretta della pandemia, chi non ha i sintomi non si deve chiudere in casa. Osserva il professor Pier Luigi Lopalco, epidemiologo dell’Università del Salento: «Non c’è dubbio che in prospettiva si arriverà a questo. Fino ad oggi abbiamo avuto una gestione molto prudente (giustamente) della pandemia, ma anche in qualche modo paternalistica».

Prosegue Lopalco: «Altri paesi del Nord Europa hanno responsabilizzato maggiormente la popolazione, ma non è sempre andata bene. Io immagino che si possa vedere un futuro prossimo in cui a un positivo asintomatico non si impone l’isolamento, però gli si chiede di rispettare alcune misure come indossare le mascherine o non avere contatti con una persona fragile». Anche il professor Fabrizio Pregliasco, dell’Università Statale di Milano, dice a proposito di una maggiore libertà per i positivi asintomatici: «Una volta che si raffredderà questa ondata di casi Covid e con tassi di incidenza ancora più bassi, è una prospettiva che dovremo prendere in considerazione perché è l’unica via per affrontare la gestione di un virus che diventerà endemico e con una manifestazione stagionale, ma sarà al contempo necessaria una maggiore responsabilizzazione a livello individuale poiché il rischio di trasmettere l’infezione non si potrà comunque azzerare».

Più prudenti sia il professor Massimo Galli, già primario di Malattie infettive al Sacco di Milano («sarei più cauto, un positivo asintomatico trasmette il virus») sia il professor Massimo Andreoni, primario di Malattie infettive al Policlinico Tor Vergata di Roma («ricordiamoci che in una società ci sono soggetti fragili, e dunque a rischio, che non possono essere vaccinati»).

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